Foti: “Chiusa prima fase, ora priorità l’urbanistica”

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Paolo Foti, sindaco di Avellino ad un anno, o poco più, dall’insediamento dell’mministrazione e nell’immediata vigilia della discussione del documento contabile di previsione 2014 traccia un bilancio. “Già nella mia relazione di inizio mandato indicai, senza giri di parole, in un’azione di rigore e di risanamento delle finanze dell’Ente la terapia da seguire: terapia che avrebbe richiesto alla città e all’amministrazione comunale – in tutte le sue articolazioni – “impegno, costanza, sacrifici e monitoraggio continuo, perché dietro l’angolo è sempre presente la possibilità di nuovi ostacoli, di ulteriori intoppi, di aggravamenti improvvisi”. Punto fermo delle mie dichiarazioni fu la volontà di non gravare sui cittadini con aliquote portate al massimo e privando di fatto la nostra comunità della possibilità di accedere ai finanziamenti europei. Di conseguenza, scelta prioritaria fu quella di evitare la dichiarazione dello stato di dissesto finanziario, anche perchè certamente non esistevano allora e non esistono oggi i presupposti di fatto fissati dalla legge. I rilievi formulati dalla Corte dei Conti, relativamente ai bilanci 2010,2011 e 2012 ci impongono ora di essere ancora più rigorosi, ma soprattutto più rapidi e credibili nell’attuazione delle misure di risanamento che pure sono state in larga misura già individuate e, in parte, già avviate a realizzazione. In questa non facile situazione economica mi piace vedere l’opportunità per una nuova stagione di programmazione seria ed innovativa, tanto più che già da quast’anno i comuni capoluoghi potranno accedere direttamente ai fondi comunitari, senza il filtro di una Regione che, almeno nel nostro caso, ha rallentato le nostre possibilità di ripresa. Ho sempre creduto che le difficoltà si superino trasformandole in opportunità, raccogliendo la sfida che esse pongono e traendone stimolo per continuare il cammino con impegno ancora maggiore. Intendo dire che proprio la crisi economica che attraversiamo ci indica nuovi percorsi e nuove prospettive di sviluppo a cui tutti – in primis amministrazione e consiglio comunale – dobbiamo guardare per il bene della nostra città. È questa la sfida che ci attende e che vinceremo o perderemo tutti insieme, noi che sediamo in quest’aula e le donne e gli uomini che formano la comunità cittadina. In questo primo anno di attività abbiamo pagato in parte lo scotto del noviziato, in parte fibrillazioni interne alla maggioranza, le inevitabili polemiche successive ad una campagna elettorale particolarmente aspra e vibrante, e anche i contraccolpi di una situazione politica nazionale instabile e di una congiuntura economica che, anzichè consegnarci un orizzonte di speranza e di ripresa, ci mostra oggi addirittura il volto preoccupante della stagnazione e della deflazione. A nessuno può, infatti, sfuggire che siamo di fronte ad una crisi economica e sociale di proporzioni enormi e probabilmente mai vissuta prima, che colpisce il Paese, il Mezzogiorno, la nostra città. La nostra provincia sta conoscendo un grave fenomeno di spopolamento, d’invecchiamento e di desertificazione: è infatti la provincia più “vecchia” della Campania, che la politica governativa dei tagli (chiusura dei tribunali, delle scuole, degli uffici postali, delle caserme dei Carabinieri, della stazione ferroviaria di Avellino, dei presidi sanitari) sta da tempo gravemente penalizzando e marginalizzando. In più, alla desertificazione umana si accompagna la destrutturazione industriale. Ciò comporta il rischio di un grave impoverimento sociale e culturale. La città di Avellino non è esente da questo rischio, per questo tocca reagire, compatti. A questa sfida epocale occorre rispondere con una programmazione politica e culturale adeguata. Per questo sono sempre più convinto che le grandi potenzialità, spesso mortificate e ignorate, di questa città debbono essere valorizzate e impegnate nell’interesse comune. Voglio ripeterlo e ripetermi: la città di Avellino, in una visione che vuole essere “europea”, ha bisogno di allontanarsi dai limiti che hanno caratterizzato, e che in parte caratterizzano, la politica meridionale. Dobbiamo staccarci definitivamente da un’azione politica che ha bloccato le condizione vere dello sviluppo, per aspirare ad essere una città europea di qualità, capace di contrapporre i valori sani della collettività, della libertà e della democrazia agli interessi personalistici e di parte. In quest’anno di amministrazione non sono mancati segnali positivi e debbo dire che i cittadini hanno capito la gravità della situazione ed hanno attivato un circuito virtuoso, impegnandosi in prima persona, moltiplicando la loro partecipazione alla vita della comunità, proponendosi ed assumendo un ruolo attivo in tante iniziative che hanno stimolato l’amministrazione comunale ed hanno fatto crescere il livello di coesione sociale. Questa estate, tanto per fare un esempio concreto, la città è stata un autentico laboratorio di iniziative promosse da associazioni e da giovani, che hanno animato la vita della comunità: a questi cittadini, che si sono resi protagonisti e che hanno sopperito con il loro entusiasmo e il loro spirito di iniziativa alla impossibilità di erogare contributi e sostegni finanziari da parte del Comune, va il mio ringraziamento. Segnali positivi sono venuti più volte anche dagli stessi rappresentanti dell’opposizione che, pur mantenendo un atteggiamento di netta distinzione rispetto alla maggioranza, non hanno mancato di fornire consigli, suggerimenti e soprattutto di manifestare la volontà di contribuire con le proprie idee e il proprio impegno ad uno sforzo comune per riemergere da una difficile situazione. Nonostante oggettive difficoltà la giunta, con il sostegno della maggioranza e, in qualche caso, con l’apporto anche di consiglieri di minoranza, ha intrapreso un percorso che avremmo voluto più celere, ma che pure fa registrare risultati importanti: dalla ripresa dei cantieri della Bonatti, della collina della Terra, del sottopasso di Piazza Libertà all’accertamento dell’evasione; dalla pratica di riduzione del contenzioso alla eliminazione di spese che incidevano fortemente sul bilancio comunale; dall’approvazione del codice etico ad una precisa impostazione di trasparenza dell’azione amministrativa; dalla elezione del Forum dei giovani (primo capoluogo di provincia in Italia) al Festival cinematografico del Laceno d’oro. Ma su questo torneremo più diffusamente quando affronteremo la discussione sul bilancio di previsione che, inevitabilmente, prenderà le mosse da quello che è stato fatto in questo primo anno di attività. Questa prima fase di amministrazione la considero chiusa. Se ne apre una seconda per la quale ho maturato un convincimento (per altro più volte espresso dagli stessi gruppi di maggioranza): serve ora valore di comunità e prevalente caratura politica dell’esecutivo, perchè alla politica, alla buona politica, è affidato nei prossimi mesi il compito di risolvere i problemi. La politica deve tornare ad essere il luogo dove trovano sintesi virtuosa l’interesse superiore della collettività, il bene comune e la memoria civica nella sua continuità storica. Va recuperato non solo un metodo di condivisione e partecipazione democratica, ma anche una cultura e un’attitudine mentale, che presuppongono ed implicano necessariamente un alto senso di responsabilità. Questo sicuramente ci aiuterà anche a rendere più efficace la comunicazione fra giunta e consiglio comunale, e più immediata, visibile e condivisa la soluzione dei tanti problemi che dovremo affrontare. Mi sono reso conto che la componente “interna” o, per usare il linguaggio comune, “politica” è fondamentale nell’esecutivo degli enti locali, soprattutto quando le possibili soluzioni passano attraverso la consapevolezza attiva, il senso di appartenenza ad una medesima comunità, la partecipazione responsabile, la condivisione delle scelte da parte dei cittadini. La situazione attuale richiede, perciò, che alla competenza tecnica si affianchino la capacità di ascolto e il credito di fiducia maturato nella competizione elettorale. Quindi, avendo ben fermi i confini fra maggioranza ed opposizione, tracciati dagli elettori poco più di un anno fa, chiedo, innanzitutto a me stesso e alla mia maggioranza, e al consiglio comunale nella sua interezza, il contributo di tutti, per concorrere, con umiltà e senso di responsabilità, alla individuazione e alla realizzazione degli obbiettivi prioritari. La profonda convinzione che tutti in quest’aula perseguiamo innanzitutto il bene comune, e tutti siamo motivati dall’amore per la nostra comunità, mi inducono a chiedere a ciascuno di voi un contributo di analisi e di proposte, mettendo da parte sterili personalismi. Proprio per questo mi rivolgo non soltanto ai consiglieri comunali ma a tutti i cittadini, perchè dobbiamo essere consapevoli che da questa situazione si può uscire soprattutto se tutti ci impegniamo in direzione di obbiettivi che insieme individuiamo. Quando riusciremo di nuovo a toccare la riva potremo prendere, e probabilmente prenderemo, ognuno la sua direzione. Ma oggi siamo tutti sulla stessa barca, in mezzo ad un mare tempestoso. E se la barca affonda sarà magra consolazione averlo previsto, nè servirà l’autoassoluzione di chi ritiene di non aver contributo al naufragio. Oggi siamo di fronte a un bivio, drammatico. O ci salviamo o affondiamo. La “zattera di salvataggio” della dichiarazione di dissesto significa, infatti, gravare i cittadini di imposte e balzelli ben più gravosi rispetto a quelli che proponiamo nel prossimo bilancio di previsione, oltre che privare la nostra comunità della possibilità di utilizzare i fondi europei. Naturalmente, nel momento in cui rivolgo un invito al dialogo e alla collaborazione non posso indicare, e quasi imporre, un percorso programmatico puntuale, che pure è ben chiaro nella mia mente. Mi sia, però, consentito, per non essere accusato di vaghezza, tracciare almeno le coordinate essenziali e fondamentali lungo le quali dovrà articolarsi il percorso di questa seconda fase amministrativa. I settori-chiave, che richiedono interventi rapidi e decisi, sono quelli delle finanze, delle politiche sociali, dell’urbanistica, dei fondi europei, della riorganizzazione degli uffici comunali. Centrale dovrà essere l’impegno per l’eliminazione degli sprechi, la messa a reddito delle strutture pubbliche, la valorizzazione e la vendita – e non la svendita indiscriminata – di beni comunali, la lotta all’evasione fiscale, la revisione degli estimi catastali, il recupero dei crediti, la riduzione dei contenziosi, i contratti di cittadinanza attiva. Ad una politica di rigore e di oculatezza economica dovrà necessariamente affiancarsi un’attenzione ancora maggiore per le emergenze sociali, rese più drammatiche dall’attuale congiuntura economica. I punti di maggiore criticità sono rappresentati dalle problematiche abitative, dalla costante drammatica richiesta di alloggi comunali – partita per la quale è necessario costituire una commissione consiliare ad hoc – e dalla definitiva e concreta operatività del Piano di Zona A04. Quando si tratta dei bisogni drammatici delle persone è fondamentale la collaborazione di tutte le forze politiche e delle associazioni più impegnate nel sociale, che saranno sempre più coinvolte nell’individuazione sia dei veri bisogni dei cittadini, sia delle risposte più concrete da dare. Nel contesto di una politica di riduzione della spesa e risanamento economico, sarà preminente per gli investimenti la leva dei fondi europei. Ho più volte sottolineato il ruolo nuovo che è assegnato ai Comuni con più di 50mila abitanti per la programmazione finanziaria europea 2014-2020. Abbiamo già avviato una organizzazione minima stabile, dedicata quotidianamente al reperimento dei fondi e all’eventuale conseguente progettazione. Obbiettivo di questa seconda fase sarà quello di rafforzare questa unità in modo che possa conferire alla progettualità tempi e modalità realmente efficienti ed efficaci, ed interfacciarsi con tutti i settori dell’amministrazione comunale. Il futuro della nostra città passa anche e soprattutto attraverso la ridefinizione degli strumenti urbanistici. Sarà, perciò, fondamentale, ai fini dell’adeguamento del PUC attivare una fase di ascolto che non escluda nessun settore della società e sia occasione di riflessione critica, politica e culturale, sulla città e sul suo futuro. Facendo tesoro dell’esperienza fin qui maturata, con le sue luci e le sue ombre, questa seconda fase dovrà essere caratterizzata dalla condivisione partecipata, dalla progettazione condivisa e, se per un attimo posso volare alto, da un’idea di bellezza – nel senso più ampio ed autentico del termine – che vorrei fosse la cifra distintiva della nostra città. Naturalmente la realizzazione di questi obiettivi, pur sinteticamente accennati, richiede una efficiente riorganizzazione degli uffici comunali. Dopo la ricognizione della situazione esistente e la conseguente elaborazione di una proposta complessiva, si tratta ora di giungere in tempi brevi – naturalmente con i suggerimenti provenienti da tutte le forze politiche e dalle rappresentanze sindacali – al varo delle cosiddette macrostrutture, alla soluzione definitiva dell’annoso problema del precariato, alla valorizzazione delle risorse individuali, sulla base degli obiettivi raggiunti. I prossimi impegni, insomma, saranno basati su un approccio che tenga conto sia delle capacità che delle reali dinamiche economico-sociali che rappresentano il nostro territorio, nonchè delle esigenze che i principali portatori di interesse hanno manifestato, sulla base di una responsabile e condivisa strategia che individui nella nostra città il nodo cruciale delle sorti dell’intera provincia. Questo il compito difficile, ma per certi versi esaltante, che ci attende e rispetto al quale ognuno di noi sarà chiamato a rispondere, di fronte alla propria coscienza e di fronte alla propria comunità”.

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