Forgione: “La distruzione di Paternopoli ed un sogno di mezza estate”

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All’ombra del Monte Tuoro ( 1422 metri ) , montagna  consacrata al toro, sorgeva  il Touto  di Taurasia. Era costituito da molti  pagi  sparsi lungo le anse del fiume Calore.  Tutti questi insediamenti umani erano parte del  Touto ( popolo in lingua osca )  Taurasia  , con capitale Cisauna ( l’antica Chiusano San Doemnico)  . Ogni pagus  aveva i suoi vici. Pagi erano Montemarano, Lapio, Montemiletto, Montefalcione, Candida, Fontanarosa, Gesualdo, Frigento ,  Venticano, Taurum / l’antica Paternopoli). Vici erano San Mango sul Calore, Castelvetre, Luogosano, Sant’Angelo All’Esca, Poppano, Castelfranci  etc , . A volte i pagus erano anche   degli oppidum, veri e propri castelli ad uso militare. Questi oppidum avevano mura difensive  ed avevano a capo un meddix , organo elettivo  con funzioni militari e religiose.  Il meddix veniva eletto democraticamente e rimaneva in carica un anno, rieleggibile.  Taurum ( Paternopoli)  era  un pagus  .  Sulla collina detta serra sorgeva l’oppidum  con alte mura a secco , posto a guardia della confluenza del Fiume Fredane nel Fiume Calore. Era posto a tre o quattro chilometri dal piu’ grande ed importante santuario dell’Italia meridionale pre-romanizzazione: l’altare della dea mefite a Villamaina.  Taurum aveva molti vici: due lungo il Fredane ( compreso Villamaina) , tre lungo il Calore , fra cui Poppano. La vita scorreva felice , secondo le regole  che si  eravamo dati, accudendo le greggi di pecore. Ogni anno questo popolo irpino, durante il solstizio d’estate , si riuniva a Cisauna ( Chiusano ) per eleggere il meddix tuticus . Veniva eletto in pubblica assemblea da tutti i meddix dei  pagi  .

L’elezione era pubblica e si teneva in localita’ Piano dell’Angelo, in un falso piano sotto il Monte Tuoro,  in territorio di Chiusano San Domenico, dove sorgeva anche un santuario con annesso un recinto sacro ( orto) . Dopo l’elezione seguiva una grande festa . I giovani guerrieri irpini si sfidavano in una lotta , al termine della  quale ricevevano dalle mani dei meddix “ il cinturone” , segno distintivo della maggiore eta’ e promessa di coraggio in battaglia. Tale cinturone li accompagnava per tutta la vita e veniva deposto nella tomba , insieme al defunto . Per 300 anni questi fieri irpini vissero in totale connubio con la terra che li ospitava,  dove  vi  erano giunti  attraverso migrazioni dette ver sacrum. Un giorno questa terra selvaggia e romantica divenne preda appetibile per il nascente imperialismo romano che,  volendo occupare la parte costiera della Campania,  entro’ in conflitto con la nazione irpina. La guerra fra i romani e gli irpini duro’ quasi trecento anni e si concluse con la totale distruzione dell’irpinia. Infatti , iniziata nel 354 avanti cristo ebbe il suo ultimo atto nella guerra servile di Spartaco , morto a Caposele nel 71 avanti cristo.

Per vincere questa guerra i romani dovettero sgozzare, crocifiggere, stuprare e deportare migliaia di irpini. , Il resto fu ridotto in schiavitu’.  Proprio la sorte che tocco’ alla nostra capitale Cisauna( Chiusano)  , distrutta nel 290 avanti cristo ad opera di Scipione Barbato, che di quella carneficina ne ando’ fiero al punto di farselo scolpire sul sarcofago della tomba di famiglia. Analoga fine fece Taurum ( Paternopoli) , distrutta ed incendiata nel 207 avanti cristo ad opera di Quinto Fabio , che la volle punire per aver scelto di combattere al fianco del generale cartaginese Annibale, nella battaglia del 2 agosto 216 a Canne.  Questa distruzione fu talmente efficace e metodica dal richiedere la deportazione di 40 mila  liguri a taurasia  per ripopolarla. Fu cosi che Roma divenne caput mundi,  con il sangue , la tecnica militare  e l’amministrazione p depredate alla

 

nazione irpina. Ancora oggi al campione del mondo di pugilato viene dato un cinturone, ricordo delle lotte dei giovani guerrieri irpini. Ancora oggi  i nuovi meddix , che governano le nazioni civili,   sono eletti democraticamente e restano in carica un periodo ben preciso.

In un giorno di mezza estate  , armato solo di un pastone da pastore, mi recai sul Monte Tuoro per una escursione. Essendo discretamente faticoso salire la vetta  decisi di riposarmi sotto l’ombra di una grande quercia. Mi appisolai. Ed ecco giungere in sogno il tempo degli antenati. Era  giugno ed eravamo tutti qui. Io avevo portato la mia sposa , la bambina ed il mio giovane guerriero. Si tenne l’assemblea  ed io votai il nuovo meddix tuticus, in rappresentanza del pago di Taurum.  Mio figlio si fece onore nell’orto sacro  affrontando un combattimento leale . Gli consegnai il cinturone , come mio padre lo aveva consegnato a me. Poi mangiammo e bevemmo . Fu un giorno memorabile ed indimenticabile. L’anno dopo giunsero i nazisti romani. Distrussero le nostre case, stuprarono le nostre donne.  A nulla valse il nostro valore in battaglia , io fui portato in catene a Roma per il trionfo del generale e decapitato subito dopo   . Nulla seppi piu’ di mia moglie e di mia figlia.  Mio figlio , fatto schiavo, divenne gladiatore.

Improvvisamente  un anziano del luogo mi risveglia per chiedermi se avevo  bisogno di qualcosa.  Dopo un breve scambio di battute riprendo la scalata, questa volta senza fatica . In fondo sono a casa, sono tornato a casa. Dopo piu’ di duemila anno ho la sensazione di appartenere a questa terra , di essere gia’ stato il meddix di taurum . Alcune dottrine religiose  chiamano questo metempsicosi , taluni studiosi la chiamano memoria genetica, altri ancora danno un valore patologico alla cosa . Poco importa cosa sia. Tornero’ ogni anno  sotto la grande quercia , sulla vetta del monte tuoro, fosse solo per rivedere il volto della mia sposa ,  gli occhi del mio giovane guerriero, per ballare con la mia bambina circondato dagli altri guerrieri  di taurum. E poi i loro volti sono  perfettamente uguali  e sovrapponibili a quelli di mia moglie e dei miei figli. La nostra nazione rivive in un sogno di mezza estate  . I nostri figli andranno per il mondo come conviene ai fieri guerrieri irpini, figli del touto di  taurasia. Io e la mia sposa invecchieremo e moriremo. Ma torneremo ancora . Un giorno , in un altro tempo ,  rivedro’ i suoi occhi fra centinaia di occhi  . Mi avvicinero’ per corteggiarla e dal nostro amore  nasceranno altri guerrieri irpini. Cosi fara’ mio figlio e mia figlia e la nazione irpina non morira’ mai. Per sempre.

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