Fma: Riaprono i cancelli per l’ultima settimana dell’anno

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Avellino – Domani riapriranno i cancelli della Fma di Pratola Serra per l’ultima volta nel 2009. Dopo l’ultima pausa, durata circa 3 settimane, le tute blu della Fiat irpina ritorneranno in fabbrica fino a sabato per poi riprendere anche la settimana prossima, a partire da mercoledì, per gli ultimi 3 giorni lavorativi dell’anno. Se ne riparlerà poi a gennaio.

E sempre domani, il Ministro per le Sviluppo Economico, Claudio Scajola, incontrerà l’amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, per discutere del rapporto operai-produzione e del ‘caso’ Termini Imerese. Sono i numeri della Fiat, o meglio, quelli che giustificano un piano di rilancio basato sul rapporto produttività e organico nei 5 stabilimenti più importanti del Paese. Lo stesso report che sarà consegnato al premier Silvio Berlusconi nel summit in programma quasi alla vigilia di Natale, tra Governo, azienda e sindacati.

“Innanzitutto – spiega Nino Altieri, segretario provinciale della Uilm – Va fatta chiarezza su un aspetto particolare: nell’incontro di domani si parlerà del futuro dello stabilimento di Termini Imerese che la Fiat ha in pratica già dichiarato chiuso. Più in generale, per quanto riguarda gli altri stabilimenti del Mezzogiorno, aspettiamo con ansia la data del prossimo 21 dicembre quando Marchionne dovrebbe presentare il Piano Industriale di Fiat per le fabbriche del Sud. In quella sede si capirà quale sarà il ruolo della Fma nel futuro”.

La strada segnata dall’azienda piemontese sembra destinata a trovare riscontro nella realtà. Fiat si adeguerà ad una legge di mercato che non varrà solo per il settore automobilistico: negli stabilimenti esteri si produce di più e con costi minori di manodopera – dunque – Fiat non potrà mantenere l’intera struttura in Italia.

“L’attuale mission produttiva dello stabilimento di Pratola Serra – spiega Altieri – porterebbe inevitabilmente ad una riduzione dell’organico ma per la Fma non si tratta solo di una mera questione di mercato, di domanda e offerta. E’ necessario ipotizzare che anche i motori prodotti in Irpinia possano essere montati su altre auto, ad esempio le Chrysler, o pensare, in seconda istanza, di produrre propulsori diversi, di bassa cilindrata. O c’è una novità sostanziale in questa direzione o il problema resterà anche in futuro. Per assorbire tutti i possibili esuberi, la Fma dovrebbe garantire una produzione di 2400 motori al giorno. Lavorando a singhiozzo (una settimana al mese, ndr) come nell’ultimo anno, per arrivare a quella cifra mancherebbe un numero di motori ancora elevato, circa 2000”.

Tra le vicende più spinose del Mezzogiorno, anche Pomigliano d’Arco rischia di ritornare nella bufera. Nel braccio di ferro tra Fiat e Marchionne ci sono in ballo gli incentivi statali, che tradotto vuol dire che si ricorrerà ai tagli senza l’ausilio dei finanziamenti. “La Fma – conclude Altieri – è stata considerata una piccola eccellenza tra le realtà Fiat d’Italia: spero fortemente che dal Lingotto prevalga quella attenzione che è sempre stata riservata nei confronti dello stabilimento di Pratola Serra”.

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