Avellino – Sulle ultime vicende che hanno portato alla decisione, da parte dei vertici Fiat, di chiudere per 14 giorni gli stabilimenti del Lingotto in Italia, si registra la nota critica di Giuseppe Morsa, Rsu Cgil della Fma di Pratola Serra.
“La scelta da parte della Fiat di mettere in cassa integrazione tutti gli stabilimenti italiani, mentre qualche giorno prima aveva deciso di dare il dividendo agli azionisti, è un atto di ostilità prima di tutti nei confronti dei trentamila lavoratori che le hanno permesso di diventare competitiva a livello mondiali – si legge – Quei lavoratori che hanno permesso alla Fiat di fare shipping internazionale, acquistando la Chrysler, oggi vengono sospesi dal lavoro ed usati come arma di ricatto nei confronti del Governo per chiedere il rinnovo degli incentivi. D’altro canto è una prassi già consolidata. La Fiat ha sempre usato la leva della Cassa integrazione e del licenziamento facile per chiedere aiuti pubblici. Una volta alla Regione, una volta al Governo, qualche volta alla Comunità Europea e così via. Prendiamo la Fma: nel febbraio 2006 fu concesso un finanziamento di 180 milioni di euro finalizzato ad un investimento per il lancio del motore 1.6 e quindi all’aumento dei livelli occupazionali. A tre anni da quel finanziamento, non solo i 32 lavoratori precari sono stati licenziati, ma anche il restante della forza lavoro è in cassa integrazione straordinaria. La Fma ancora non ha dato conto di questo. Anzi ancora non si intravede nulla per il futuro”.
INCENTIVI STATALI – “Anche sulla questione incentivi alla rottamazione: più di un terzo delle auto vendute con gli incentivi sono state costruite in Polonia (stabilimento che fatalmente non viene coinvolto nel fermo di febbraio). Quindi con i soldi dei contribuenti italiani si va a produrre in Polonia. Nessun motore incentivato viene prodotto in Fma. Per questo, crediamo, sia indispensabile dare una risposta forte e netta alla Fiat, ma anche alla Fma, a partire dallo sciopero della prossima settimana chiedendo prima di tutto un piano industriale che preveda il mantenimento degli attuali livelli occupazionali in Italia e quindi in Fma. Un messaggio altrettanto chiaro deve arrivare al Governo ed ai rappresentanti politici della Provincia, a partire dal Presidente Sibilia: i lavoratori della Fma non ce la fanno più ed è giunto il momento che la politica si svegli e si schieri al proprio fianco nella difficile vertenza per il futuro delle duemila famiglie di Pratola Serra”.
