Finanziaria – Tagli ai patronati, Uil sul piede di guerra

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La Uil sul piede di guerra contro il Governo per il maxi-emendamento che taglia i fondi ai patronati. Durante i lavori di conversione del D.L. del 31 maggio 2010, n. 78 “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” è stato, infatti, presentato un maxi emendamento che contiene tra l’altro la previsione di una riduzione dell’aliquota di finanziamento dell’attività dei patronati dall’attuale 0,226% del gettito dei contributi previdenziali obbligatori, allo 0,178%. In queste ore la Confederazione Uil è impegnata in ambito Parlamentare e Governativo per far comprendere l’illogicità di tale disposizione che danneggerebbe i Patronati e, ancor di più, tutti i cittadini, al fine di giungere allo stralcio della stessa dal testo della manovra anticrisi. L’organismo osserva che la riduzione dell’aliquota, attualmente fissata nello 0,226%, appare contraddittoria con l’incremento delle funzioni attribuite agli istituti di patronato dalla citata legge 152/2001, come recepite nel Decreto ministeriale 10 ottobre 2008, n. 193, che a parità di aliquota di finanziamento ha perfino aumentato il numero di azioni ammesse a finanziamento, prevedendo tra l’altro specifiche funzioni in materia di immigrazione e di prestazioni per i pensionati residenti all’estero. Il Decreto medesimo ha inoltre riconosciuto ai Patronati la possibilità di esercitare nuove funzioni, come ad esempio in materia di previdenza complementare, pur senza prevedere per esse uno specifico finanziamento. “Si può affermare – si legge nella nota diramata dalla Uil – che con il D.M. 193/2008 si è rafforzata la funzione di “istituti predisposti o integrati dallo Stato”, di cui all’art. 38, quarto comma, della Costituzione, nell’interpretazione data dalla Sentenza della Corte Costituzionale 7 febbraio 2000, n.42, che a proposito di tali istituti così afferma: “…oltre agli Istituti preposti alla erogazione delle prestazioni previdenziali, sono riconducibili gli Istituti di patronato…”, definiti in un altro passaggio della medesima sentenza “strutture operanti nel campo previdenziale direttamente riconducibili a quelle previste dall’art. 38, quarto comma, della Costituzione. Il D.M. 193/2008 ha inoltre fissato precisi parametri di natura organizzativa, con particolare riferimento alla struttura ed agli orari di apertura delle sedi, nonché agli orari di lavoro del personale, con la necessità per i Patronati di operare investimenti adeguati, al fine di permettere una presenza organizzata in tutto il territorio, che verrebbero ad essere vanificati da una riduzione dell’aliquota di finanziamento, dalla quale potrebbe derivare perfino una drastica riduzione della capillare presenza territoriale degli uffici in Italia ed all’estero. Il taglio previsto – spiega il segretario generale della Uil di Avellino Franco De Feo – che si aggirerebbe attorno ai 90 milioni di euro, ci preoccupa particolarmente in quanto comporterebbe, tra l’altro, una riduzione di posti di lavoro tale da interessare oltre 2500 lavoratori e le loro famiglie in tutta Italia, con una ricaduta occupazionale anche Irpina, affievolendo di fatto il rafforzamento sopra evidenziato, tanto più necessario nella attuale fase di blocco del turn over del personale pubblico, che si troverebbe gravato di un’accresciuta domanda di interventi, oggi in parte svolti degli istituti di patronato. Appare superfluo osservare che ne deriverebbe un intollerabile allungamento nei tempi di definizione delle pratiche e di soddisfacimento delle esigenze di tipo previdenziale dei cittadini, con conseguenti riflessi negativi sui rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione. Va infine considerato che il finanziamento previsto per i Patronati, le cui attività vengono prestate gratuitamente, non incide sul bilancio dello Stato, essendo prelevato dal gettito dei contributi previdenziali obbligatori. Ancora una volta il Governo, che aveva trovato disponibilità dal nostro sindacato rispetto alla Finanziaria, un venir meno ai patti. Certamente la Uil non starà a guardare”.

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