Avellino – “Dall’analisi dei settori TessileAbbigliamentoCalzaturiero e Conciario è evidente la continua perdita di “forza economica” in Italia e Irpinia. L’esempio è il distretto Solofrano della Concia che ha registrato un calo di commesse nell’anno, concentrato nel settore calzaturiero, con un meno 50%”. Cosí in una nota il segretario provinciale della Filctem CGIL, Franco Fiordellisi.
“Questo calo ha inciso in maniera pesante sui livelli occupazionali con la perdita di circa 150 posti di lavoro, continuano le richieste di casse integrazione e i contratti di solidarietà che allo stato coinvolgono circa 200 addetti. Fortunatamente in autunno si è riscontrata una lieve ripresa delle commesse, ma non come si sperava, così da peggiorare situazioni già delicate e compromesse. Tanto da consegnarci in questa ultima settimana altri 49 licenziamenti, a cui vanno aggiunti circa 70 contratti a termine scaduti e ci auguriamo una riassunzione a Gennaio 2014. Altra criticità rilevante è la INCEA ceramiche di Altavilla con 62 addetti in Cigs senza rotazione, Secon ed MMD per resine e compositi dell’indotto IrisBus in attesa di ulteriore Cassa in Deroga, Polieco sistema Cavidotti in CDS, aziende tessili abb. trascinate in crisi dall’ulteriore concordato della ITTIERRE. Questo è il manifatturiero in crisi e non dimentichiamo la razionalizzazione nelle aziende dei servizi-reti come Enel o le dismissioni o ridimensionamento di varie società delle rinnovabili come IVPC, oppure AltoCaloreServizi, ma fermiamo qui l’elenco delle criticità e drammi, non solo per ragioni di spazio, ma perchè è giusto segnalare situazioni produttive in buona salute come Altergon e GVS sistemi e prodotti chimico-sanitari, Meres ed anche la ElconMegarad dopo una pesante ristrutturazione e riorganizzazione sembra in grado di riaffermarsi, da cui si può ripartire”.
“La Filctem Cgil di Avellino, lo sapete, è da tempo, convinta che la competitività sia possibile con la sostenibilità ambientale e la legalità, innovazione tecnologica, formazione professionale adeguata e vera, queste sono le sfide che l’industria manifatturiera deve affrontare come progetto prioritario per tutelare l’esistente e per il rilancio dello sviluppo e dell’occupazione. Diversificare la produzione, consorziarsi, diminuire o meglio efficientare i consumi (dell’energia, dell’acqua e delle materie prime) e ad esempio costruire in maniera compiuta relazioni nell’area Mediterranea per permettere l’approvvigionamento di materia prima per il distretto Solofrano. Ma tutte queste cose si possono ragionare e progettare solo se si fa sistema e si recupera un’idea di politica industriale vera e seria, che affronti i nodi: dagli squilibri infrastrutturali, tecnologici e formativi, alle tasse sul lavoro, alla concorrenza sleale interna prima ancora che esterna con lavoro nero o mal pagato, il precariato e la DISOCCUPAZIONE! Per avere un vero ruolo e peso nell’agenda politica regionale e nazionale e’ utile ed opportuno aggiungere altre azioni progettuali locali, oltre al Patto per lo sviluppo, per queste verità-criticità del sistema industriale locale irpino, connettendo la vertenza Irisbus trasporti, Fiat, con il sistema diffuso del manifatturiero altro e le relative vertenze e potenzialità. Da questo, riteniamo, si debba ricominciare a tessere la rete per uscire bene dalla crisi, vanno fatte scelte che, come brevemente esposto innanzi, possono determinare il miglioramento della produttività ed attirare nuovi investimenti o possibili riconversione, redistribuendo reddito, creando occupazione e quindi se non ora quando?”, conclude la nota.
