Fierro replica a D’Ercole: “Perchè non ha sciolto l’ACP”

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Avellino – Continua il botta e risposta tra l’ex presidente dell’Acp e l’ex numero uno dell’Alto Calore Servizi. A parlare è oggi Lucio Fierro: ” D’Ercole afferma di non aver mai percepito una lira per l’incarico all’ACP. Ne prendo atto. Non a caso avevo scritto di indennità “probabilmente incassate” e non di indennità incassate, in quando il livello di informazione a disposizione parlava di indennità non formalmente rinunziate. Poiché il suo sembrerebbe essere stato solo un atto privato e non pubblico, devo immaginare che D’Ercole abbia come costume la rinunzia ad indennità ad incarichi pubblici, la qual cosa, da un lato me lo accresce nella considerazione morale, dall’altro mi fa rabbia per come la sua ritrosia lo porti a sciupare il valore generale del suo gratuito mettersi a disposizione della collettività in quanto gli esempi non conosciuti “a egregie cose il forte animo (non) accendono”. D’Ercole ha annunziato che mi querela per diffamazione.
Sarà l’occasione buona per chiarire come la buona fede di chi legge un atto pubblico, la delibera dell’ACP di approvazione del bilancio 2011, possa essere traviata, dando margini a cattive e malevoli interpretazioni. In essa, infatti, il Sindaco del Comune di Montella, Ferruccio Capone, chiede ad Abate, Presidente della società “di conoscere se i liquidatori percepiranno un compenso per l’ufficio ricoperto”. Abate “chiarisce che i liquidatori percepiranno il compenso per la carica nei limiti di quanto già percepito nella qualità di Presidente e Vice Presidente del Consiglio di Amministrazione”. Non una parola sul beau geste di Franco D’Ercole!

Fermo restando che non ho alcun dubbio nel ritenere che D’Ercole non abbia percepito un centesimo né come membro del Cd’A dell’ACP né come liquidatore della stessa, faccio molto modestamente osservare che in un qualunque lettore, che non sia a conoscenza del disinteresse e soprattutto della ritrosia di D’Ercole, l’interpretazione più immediata sarebbe diventata quella affermativa, e cioè che i membri del Cd’A, tutti, D’Ercole incluso, avessero percepito quanto di loro diritto. E questo anche perché, essendo D’Ercole presente, avrebbe potuto vincere la sua ritrosia e comunicare all’assemblea degli azionisti che, almeno lui, di indennità non ne aveva percepite. E, ciò malgrado, io prudenzialmente, ho usato il condizionale… Infine, per quanto riguarda gli “ingenti debiti contratti” nelle gestioni precedenti, D’Ercole non dice quali e quanti siano. Sarei curioso di conoscerli anche perché alla fine del mio mandato, essi erano abbondantemente coperti dai crediti verso l’ACS, come attesta un bilancio approvato con il voto unanime di tutti, compresi i sindaci del PDL e dell’UDC. Resta il nodo di fondo: l’ACP per D’Ercole era inutile e dannosa. Ha avuto tre anni di tempo per scioglierla e non lo ha fatto. Almeno questo è o no inconfutabile?”, conclude Fierro.

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