Fiat – Il Prc irpino: “Oggi a Pomigliano, domani in tutta Italia”

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Il documento licenziato dal Consiglio Regionale della Campania riguardo la vicenda di Pomigliano D’Arco viene definito dal Prc irpino come una “vergogna” e “un vero e proprio atto di sottomissione delle Istituzioni all’arroganza di Marchionne e del gruppo che rappresenta. Dire che l’accordo è “una condizione necessaria per rilanciare lo stabilimento di Pomigliano D’Arco” significa legittimare l’atteggiamento ricattatorio del gruppo Fiat, che sfruttando l’enorme bisogno di lavoro che abbiamo in Campania e nel Mezzogiorno, intende riscrivere le relazioni sociali nel nostro Paese, peggiorando le condizioni di lavoro, derogando a leggi e contratti vigenti e calpestando l’agibilità sindacale. Ai lavoratori ed alle lavoratrici si chiede un vero atto di servilismo, che produce un notevole peggioramento delle loro condizioni di vita. Noi a questo sporco ricatto non ci pieghiamo, invitiamo gli operai del gruppo Fiat a reagire e respingere il ricatto sostenuto dal governo e dai sindacati subalterni agli interessi padronali, sostenendo con determinazione il rifiuto della Fiom a firmare quest’accordo, che mortifica la dignità di chi lavora e viola le norme costituzionali”.

Il circolo di Avellino del Partito della Rifondazione Comunista comunica quindi di aderire alle due manifestazioni che si terranno a Napoli in questo fine settimana a sostengo dei lavoratori dell’Alfa di Pomigliano e del Napoli Pride. “È chiaro – si legge nella nota – che ormai non sono solo in gioco il destino di uno stabilimento industriale o un disegno di legge per riconoscere uguali diritti a tutte le persone, ma è in gioco la stessa democrazia e la Costituzione. Quello firmato in questi giorni è un accordo truffa, un vero affare per Marchionne, azionisti, sindacati e politicanti. Mentre per gli operai solo 700 euro al mese ed un accordo che prevede: lavoro a ciclo continuo con 18 turni, raddoppio dei ritmi di lavoro, riduzione della pausa da 40 a 30 minuti, reparti punitivi, dimezzamento dei permessi personali, straordinario da 40 a 120 ore, aumento delle lettere di contestazioni, libertà aziendale di trasferimento in qualsiasi reparto e azienda su tutto il territorio nazionale, raddoppio dello straordinario, mensa spostata a fine turno, abolizione di tutti i diritti compresi quelli di scioperare,possibilità di lavorare durante la mensa…. “e per finire la costruzione di abitazione dentro la fabbrica per non fare uscire gli operai” dallo stabilimento. Hanno deciso di far lavorare come schiavi e di produrre…. solo campi di concentramento, morti sul lavoro, e libertà vigilata per tutti gli operai, in cambio di aria fritta, cassaintegrazione, e ritmi da lavoro allucinanti.

Ed è sconcertante assistere, dinanzi a questo arretramento politico culturale, all’assordante silenzio delle forze di opposizione parlamentare, che hanno accettato supinamente questo accordo perché anch’esse colluse con i poteri forti e le lobby che da anni tramano e portano avanti un piano di destabilizzazione del Paese e dell’annientamento dei diritti che i lavoratori hanno conquistato anche con il sangue. Mentre Di Pietro deve giustificare come ha ricevuto alcuni rimborsi elettorali, il PD (che non esiste più nei fatti) pensa e continua a litigare e per bocca del segretario nazionale annuncia che sosterranno il SI al referendum. Sulla laicità e la difesa dei diritti degli omosessuali nessuno è in grado di poter dirsi libero e laico fino in fondo. Le vicende interne ai partiti sono note e chiarissime a tutti. È chiaro che senza noi, senza i comunisti, in Italia non ci sarebbe nessuna opposizione, nessuna difesa dei diritti, nessuna visone critica e alternativa di questo mondo sempre più alla deriva. La nostra partecipazione non è un atto di solidarietà o di presenza, ma il primo passo per la costruzione di un argine alle barbarie padronali che serve immediatamente, ma soprattutto un futuro migliore per tutti. Da Napoli parte una nuova stagione di lotta per i diritti, la libertà e la Costituzione, con la parte migliore e pulita di questo Paese”.

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