Dare alla riforma del federalismo fiscale struttura e attuazione equanime, senza disparità tra Nord e Sud.
Questo il principio ispiratore del disegno di legge del Partito democratico, al centro della discussione del gruppo dei senatori del partito.
“Un disegno di legge di grande respiro, la proposta di un partito nazionale che, come tale, si fa carico delle esigenze di tutto il Paese, non di una parte”, spiega Enzo De Luca che nel suo intervento, ha contribuito ad articolare la proposta del Pd soffermandosi sulla necessità che il disegno di legge del Governo venga integrato.
Recuperando “il principio di eguaglianza dei cittadini, sancito dall’articolo 3 della Costituzione, per garantire la coesione del Paese e rafforzare l’unità nazionale”. Di qui, per De Luca, l’esigenza di “un patto di convergenza per un disegno di legge frutto di una riforma costituzionale complessiva, nella quale venga dato grande rilievo alle Autonomie Locali. Un federalismo fine a se stesso può risultare dannoso per alcune zone del Paese. Per scongiurare questo rischio bisogna affermare la logica della perequazione fiscale e tributaria e puntare sulla presenza forte dello Stato mediante un rapporto più stretto tra Istituzioni centrali e periferiche”.
Punto centrale dell’analisi del senatore Pd, il Mezzogiorno, che non può risultare penalizzato dall’attuazione della riforma: “Decentrare e trasferire i poteri verso il basso può risultare decisivo per il futuro del Sud, con una conseguente maggiore assunzione di responsabilità da parte delle classi dirigenti meridionali”.
Un federalismo equo, “per evitare che il Sud affondi nelle sabbie mobili della criminalità, che ha a disposizione risorse ingenti per controllare l’economia dei territori. Anche per questo, soprattutto in materia di fiscalità, occorre “passare dalla spesa storica alla spesa standard”, ma gradualmente “con un triennio preventivo per recuperare il ritardo del Mezzogiorno rispetto alle aree più sviluppate del Paese”.
De Luca ha chiesto “una tabella dei costi e dei tempi dell’attuazione della riforma. Il Tesoro non ha ancora reso noti i costi della riforma, Tremonti e Calderoli collaborino per dare risposte precise in merito. Risultano preoccupanti i dati Svimez che prevedono che con l’attuale disegno di legge vi sarà uno spostamento di risorse per un miliardo di euro dal Sud al Nord del Paese. Altro che politica per il Sud”.
In attesa dell’entrata in vigore del federalismo, il senatore irpino ha sottolineato la necessità di “distribuire agli Enti locali le risorse dell’Ici e dei tagli, altrimenti i Comuni non saranno più in grado di offrire servizi ai cittadini. L’utilizzo dei fondi europei – 16 miliardi di fondi Fas e 2 miliardi del fondo sociale europeo – oltre alla sottrazione delle risorse aggiuntive e la conseguente penalizzazione del Sud, porta con sé il rischio che non siano assegnate neanche quelle ordinarie. E invece bisogna incentivare i servizi ai cittadini (in particolare asili nido, trasporti locali e servizi per le scuole), assicurare piena autonomia tributaria alle Regioni alle quali vengono attribuite le imposte derivanti dalle attività produttive, ai Comuni con le imposte catastali, e alle Province con le imposte derivanti da parco autoveicoli e servizi sovra comunali”.
Infine la delega dell’attuazione, “da assegnare non al Governo, ma ad una commissione interistituzionale formata da senatori, deputati e rappresentanti di Regioni, Province e Comuni.
“In questo modo – ha concluso – si realizza il coinvolgimento necessario a rendere il federalismo una riforma del Paese per tutto il Paese, senza zone franche, aree favorite e altre svantaggiate”. (di Nicola Manzione)
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