Fatture false per la somministrazione di lavoro, scatta il sequestro nel Salernitano

Fatture false per la somministrazione di lavoro, scatta il sequestro nel Salernitano

25 Marzo 2021

Su delega della Procura della Repubblica di Salerno, i Finanzieri del Comando Provinciale hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo fino alla concorrenza di 700 mila euro, a carico degli amministratori di due società del Salernitano che si occupano della lavorazione e vendita di marmi. Il provvedimento del GIP presso il Tribunale del capoluogo è stato adottato sulla base dei riscontri acquisiti dai militari della Tenenza di Battipaglia durante la verifica fiscale di una delle due imprese. In particolare, è emerso che il personale risultava formalmente assunto da una società, per essere poi di fatto impiegato dall’altra. In astratto, si tratterebbe di una sorta di outsourcing (esternalizzazione), una pratica ammessa dal Legislatore – a determinate condizioni – per consentire che taluni servizi secondari siano direttamente appaltati ad imprese esterne. Il rischio, però, è che l’impresa che ha “in carico” la manodopera sia soltanto uno schermo societario, per consentire al soggetto che di fatto la impiega di usufruire, in questo modo, di un illegittimo abbattimento delle imposte. Nel caso concreto, la società effettivamente operativa ha potuto contabilizzare fatture relative ai costi del personale quantificate in un milione e 600 mila euro, detraendo indebitamente anche l’IVA per 350.000 euro. Nel contempo, quella operativa solo “sulla carta” non ha effettuato alcun versamento d’imposta, pur a fronte di tutte quelle fatture emesse. Il danno complessivo per l’Erario è stato quindi determinato in oltre 700 mila euro. Su iniziativa della Procura della Repubblica di Salerno, il G.I.P. del Tribunale alla sede ha pertanto disposto il sequestro di beni nella disponibilità degli indagati, fino alla concorrenza dell’evasione accertata, per garantire il recupero delle somme sottratte all’Erario. Nel corso delle perquisizioni, i Finanzieri hanno sinora rinvenuto e cautelato liquidità sui conti correnti ed un capannone, per un valore complessivo che supera i 700.000 euro. I due imprenditori sono ora chiamati a rispondere dell’emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, omesso versamento dell’IVA e somministrazione fraudolenta di manodopera, accuse per le quali rischiano fino a 8 anni di reclusione.