False residenze alle comunali di Quindici. Il dirigente: l’ex sindaco si occupò delle verifiche

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QUINDICI- Continua il processo sulle false residenze per le amministrative 2020 a Quindici. Tre testimoni sono comparsi davanti al giudice monocratico del Tribunale di Avellino Fabrizio Ciccone nel processo a carico di quindici imputati nato dell’inchiesta condotta dai Carabinieri della Stazione di Quindici dopo le denunce di false residenze per alterare l’esito delle amministrative che in un primo momento dovevano svolgersi a maggio 2020 ma erano poi slittate a settembre dello stesso anno, aveva avviato le indagini. In aula sono stati ascoltati l’ex coordinatore della della Polizia Locale di Lauro, Salvatore Scibelli, che aveva eseguito accertamenti sulle persone che avevano fatto richiesta di cambio di residenza da Lauro a Quindici: “Abbiamo eseguito degli accertamenti sulle richieste di cambio di residenza e abbiamo visto che abitavano ancora a Lauro” ha spiegato l’ex coordinatore della Polizia Locale di Lauro, riferendo anche al Tribunale che successivamente agli accertamenti era stato candidato alle amministrative del 2020 nella lista avversaria a quella dell’ex sindaco Rubinaccio Eduardo. Ascoltato anche Grasso Francesco, candidato a sindaco nel 2020 della compagine alternativa all’allora sindaco uscente, che rispetto alle sonmarie informazioni rese ai Carabinieri ha confermato: “Ci fu un incremento delle residenze in quel periodo.Facemmo presente alla locale Stazione dei Carabinieri che secondo i calcoli nostri eravamo oltre i 150 nominativi. Siamo venuti a conoscenza del tutto dopo aver avuto accesso alle liste elettorali . C’era qualche cognome che magari non conoscevamo, ma sicuramente da residenti del posto, non avevamo mai avuto conoscenza di numerose residenze, anche se devo aggiungere che la lista messa a nostra disposizione tra l’altro non conteneva neanche tutti i nuovi residenti, mancavano quelli dell ultim’ora”. Rispondendo alle domande del difensore dell’ex sindaco di Quindici Rubinaccio, il penalista Graziano Sabato riferito alla completezza dell’elenco a disposizione, il testimone Grasso ha chiarito che: “Le liste elettorali vengono presentate in vari step, per cui era completa in quel momento”. La difesa a quel punto ha insistito su una residente che non era stata inserita nell’elenco messo a disposizione della polizia giudiziaria..Ma Grasso ha chiarito che si trattasse di una residenza che era frequentamente, per motivi anche familiari, tra Lauro e Quindici. L’ultimo esame, quello di Antonio Santaniello, dirigente comunale, all’epoca dei fatti Ufficiale di Anagrafe e Stato Civile: “Come ho già detto anche durante le indagini, ci fu incremento, però in quel frangente ci fu una disposizione del sindaco Rubunaccio indirizzata alla Polizia Municipale per cui le verifiche anagrafiche le avrebbe eseguite lui. Una decisione collegata alla fase di emergenza Covid e per il fatto che avevamo solo due agenti della Polizia Minicipale e che le avrebbe fatte lui come ufficiale di governo, perché voglio ricordare che le funzioni di Anagrafe e Stato Civile sono comunque delegate dal sindaco”. Il penalista Sabato Graziano ha anche chiesto se ci fossero casi di accertamento anagrafico anche per “silenzio assenso”, ovvero la mancanza di un accertamento data la mancanza di personale, entro un certo termine”..: “Se entro 45 giorni non si chiudono gli accertamenti la residenza viene autorizzata per silenzio assenso- ha spiegato Santaniello- visto che abbiamo solo due unità di vigili urbani ci sono casi che si possa definire in tal modo” anche se lo stesso dirigente ha precisato che non si trattasse di una prassi”. In aula si torna il 18 febbraio, quando dovra’ essere sentito il luogotenente Giovanni Pagano, l’ex comandante della stazione di Quindici che aveva compiuto degli accertamenti oltre ad altri quattro testimoni della Procura (le indagini sono state coordinate dal pm Cecilia De Angelis) . Tutti gli atti relativi alle richieste di trasferimento delle residenze erano stati acquisiti e verificati uno per uno dai Carabinieri della stazione di Quindici.Le ipotesi di reato contestate a vario titolo ai quindici imputati sono quelle di Falso ideologico commesso da pubblico ufficiale, falso ideologico commesso da privato in atto pubblico:falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri. Quattordici capi di imputazione per i quindici imputati. A partire dal falso ideologico commesso da pubblico ufficiale contestato al sindaco di Quindici Eduardo Rubinaccio, che in concorso con altri cinque imputati avrebbe messo a disposizione una sua abitazione, quella di Via Casa Amelia, dopo che il 24 luglio 2020 aveva comunicato con una propria nota all’ Ufficio Anagrafe e al Comando di Polizia Municipale che tutti gli accertamenti relativi alla verifica della dimora abituale di cittadini immigrati da comuni limitrofi, per scongiurare eventuali contagi a cittadini residenti nella comunità sarebbero stati condotti da lui personalmente. Per questo aveva anche compilato il modello ministeriale prestampato “Accertamento per l’iscrizione anagrafica”, omettendo però di compilare i campi relativi e confermando quella che è stata ritenuta dagli inquirenti una falsa dichiarazione di residenza dei cinque imputati insieme a lui che avrebbero avuto la residenza in casa del sindaco. In realtà, secondo la prospettazione accusatoria, solo un modo per gestire le presunte false residenze. Confermando le stesse  e omettendo nel modello specifico ministeriale di aggiungere e di compilare alcuni campi obbligatori. Stessa contestazione per un periodo che andava fino al 31 luglio 2020 anche per altri sette presunti falsi residenti. Nel collegio difensivo ci sono tra gli altri gli avvocati Gaetano Aufiero, Sabato Graziano, Giuseppe Laudati, Cesare Fiorentino, Palmira Nigro, Gerardo Santamaria.