Atene – Dura poco meno di 15 minuti la partita della Scandone sul campo dell’0lympiakos. Dopo un inizio per certi versi incoraggiante il “Peace and Friendship Stadium” si è trasformato in una Caporetto a tinte biancorosse per l’Air, che torna a casa con le ossa rotte e con il morale a pezzi. Difficile trovare argomenti per un match che il risultato finale, 91-66, non basta a spiegare. Childress e compagni sono stati per tutta la fase centrale dell’incontro avanti con oltre 30 punti di scarto medio. Eppure la Scandone nei primi possessi non aveva attaccato male, dimostrando di essere giunta nel Pireo con le idee comunque chiare. Interessante difesa e buona circolazione del pallone avevano fatto si che ci fosse equilibrio fino al 25-22 di inizio secondo quarto. Nei primi minuti addirittura lupi in vantaggio (5-9 dopo 5′) o comunque in controllo. Due parzialini alternati (prima un 7-0, poi un 8-0) di marca greca hanno messo a dura prova la stabilità dell’Air. Ma quando Bourousis e Teodosic hanno iniziato a bruciare la retina anche dalla lunga distanza la partita si è virtualmente chiusa, trasformandosi in una mera formalità da gestire per i padroni di casa.
Certo la Scandone poteva cercare di salvare almeno l’onore nel secondo tempo, ma dopo il 21-9 del secondo quarto (41-25 dopo 20′) ecco arrivare un altro clamoroso parziale, un 32-15 che trasforma la sfida da incontro di pallacanestro a massacro. Gli ospiti davvero non riescono a segnare più, tanto che in questo frangente sono costretti ad affidarsi ai tiri liberi di Williams per rimpinguare il proprio bottino. La superiorità tecnica e fisica dell’Oly ha addirittura spaventato la Scandone, tanto che i cestisti di coach Markovski hanno sbagliato di tutto, da comodi appoggi a tiri aperti. E quando contro una corazzata del genere ci si mette anche la sfortuna, uscirne indenni è quasi impossibile. Gli ultimi dieci minuti poi sono interminabili momenti di garbage time (tempo spazzatura) nei quali a ben figurare per Avellino è Mike Nardi, e questo la dice lunga.
TUTTO DA RIVEDERE – Nessuno avrebbe potuto chiedere a questa squadra, già provata dagli stressanti impegni di campionato e autrice di un Eurolega fino ad oggi al di sopra di ogni aspettativa, una vittoria contro l’Olympiakos. Ma quanto visto in terra greca non aiuta certo a dormire sonni tranquilli, specialmente considerando che domenica ad Avellino arriverà una certa MontePaschi Siena. Innanzitutto è ancora troppo evidente il divario tra quando c’è in campo Best e quando c’è Porta. Il primo predica pallacanestro, è abile a muoversi nella confusione generale per trovare l’uomo libero e a volte crea canestri davvero dal niente. Il secondo, invece, è ormai statisticamente provato che produce più palle perse che punti. La colpa non è solo dell’italo argentino, ma anche di un sistema che non è in grado di coinvolgerlo. Idem dicasi per i vari Cinciarini e Crosariol. Il loro valore, specialmente per il campionato, non può e non deve essere messo in discussione ma c’è assoluta necessità di coinvolgerli e integrarli. Avere giocatori del genere in panchina è un lusso, ma diventa un dovere impiegarli e impiegarli meglio se si gioca e si perde contro team che schierano titolari gli Allegretti, i Zanelli e i Filloy di questo mondo. Stesso discorso vale per Diener un giocatore sontuoso ma raramente messo in condizione di esprimersi al meglio. Gli 0 punti di stasera sono una statistica su cui riflettere. Dopotutto, i numeri sono diretta conseguenza di come i cestisti sono messi in campo: forzare con Drake sul terreno di gioco senza playmaker di ruolo non sta dando i frutti sperati, nè per il team nè per il giocatore, che sta diventando prevedibile e che ha visto crollare tutte le sue percentuali.
ROTAZIONI – A partita compromessa, inoltre, sorprende la decisione del coach di continuare a schierare Warren, sovrautilizzato oltre ogni misura in tutto questo avvio di campionato, quando in panchina ci sono 7 giocatori 7 in grado di dargli riposo, specialmente sul +34. A che serve avere un team profondo se poi Chris è costretto a giocare 37 minuti anche quando ormai i buoi sono scappati dalla stalla? Contro Siena, a questo punto, in caso di sconfitta nessuno potrà utilizzare la stanchezza come giustificazione. Lisicky, intanto, ringrazia per il giro turistico al Partenone. Un minutino a lui (e conseguente riposo ai titolari) non avrebbe guastato.
PROSSIMI IMPEGNI – Si spera solo che la mazzata contro l’Olympiakos non abbia eccessive ripercussioni in campionato. A livello mentale sempre difficile recuperare dopo una batosta del genere. Il roster irpino ha tutte le qualità però per ridestarsi e dare subito sul campo la risposta che tutti si attendono. Se c’è una cosa che non può essere messa in discussione è la qualità della squadra, che per uomini e talento in Italia è seconda a pochisissmi.
Visti anche i risultati dagli altri campi, ora la partita decisiva diventa quella col Maccabi. Se l’Air riuscirà a vincere recuperando i canestri di svantaggio tutto sarà ancora rimesso in gioco. In caso di sconfitta è probabile che Avellino dovrà dire addio definitivamente ai sogni di Top16 in un Eurolega che ha comunque fino ad ora vissuto da protagonista. Certo che sconfitte del genere bruciano.
(Giuseppe Matarazzo)
Olympiakos Pireo – Air Scandone Avellino 91-66
(20-16; 41-25; 73-40; 91-66)
Parziali per quarto: (20-16; 21-9; 32-15; 18-26)
Olympiakos Pireo: Papaloukas 6, Pelekanos 3, Childress 13, Vujcic 10, Bourousis 11, Halperin 8, Greer 11, Vasilopulos 4, Printezis 2, Ercec 4, Teodosic 11, Schortsanitis 8. All: Giannakis Air Scandone Avellino: Warren 16, Radulovic 3, Porta, Best 6, Cinciarini, Crosariol 7, Lisicky, Slay 11, Tusek 1, Williams 12, Diener 0, Nardi 10.All: Markovski
Arbitri: ZIEMBLICKI, GRZEGORZ (POL), ZAMOJSKI, JAKUB (POL), JURAS, MARKO (SRB)
