Dall’Irpinia parte una iniziativa semplicemente straordinaria, che incrocia la storia dei popoli del mondo e la racconta in dodici lingue diverse: ucraino; russo; bulgaro; rumeno; arabo; polacco; cinese; francese; inglese; moldavo; albanese ed italiano. E’ il periodico mensile “Emeis” presentato in occasione della festa dei piccoli comuni d’Italia, targata “Castelli di pace” , e realizzato dall’editore “L’Approdo”. Sarà distribuito come supplemento al quotidiano “Ottopagine”. E’ emozionante trovarsi davanti ad un prodotto cartaceo, che annulla le barriere culturali e le convenzioni sociali per porre l’uomo al centro dell’attenzione e renderlo protagonista della sua storia: Emeis rimane sullo sfondo, perché preferisce offrire all’uomo la possibilità di raccontare l’esperienza dell’immigrato, che ha scelto di vivere in Italia e nella nostra provincia. Nelle 24 pagine che compongono il periodico non troverete tracce della informazione ingessata ed istituzionale alla quale siamo ormai abituati, ma percepirete l’emozione trasmessa da una parte significativa della società internazionale, che esce dall’anonimato e dal ristretto spazio delimitato intorno ad essa dagli uomini “diversi” per raccontare la propria storia di gente portatrice di valori umani e sociali, che diventano eterni ed universali. Ed allora, Emeis segna una pietra miliare lungo il percorso relativo all’integrazione degli immigrati nel nostro paese e fa sensazione il fatto che questa volta sia stato il mezzogiorno ad aver dato prova di sensibilità verso un problema sociale di straordinaria importanza, che riguarda anche lo sviluppo delle relazioni tra popoli dello stesso paese, pronti per inaugurare la stagione della partecipazione alla vita sociale, culturale e politica del paese che li ospita. Nel numero zero sono raccontate alcune storie, da quella di padre Benedetto, polacco, che a Montevergine comunica la propria versione della fede a quella della irachena in fuga dalla sua terra incinta e senz’acqua nel fondo della stiva di una barca o a quella della cinesina, che a sedici anni è stata costretta a lasciare il suo paese per venire in Italia, ma è fiera di aver imparato a fare il caffè. Certo, le pagine dedicate alla Nigeria propongono il dramma delle donne costrette a prostituirsi, ma questa volta il loro racconto assume un significato particolare e suscita un profondo senso di rispetto e di umana pietà. Con Emeis è nato un formidabile canale di informazione e di confronto, che renderà forte e coinvolgente il rapporto tra gli indigeni e gli immigrati di tutti i paesi e di tutte le lingue. Finalmente una iniziativa editoriale che scuote le coscienze e punta alla valorizzazione dei valori universali. Auguri al direttore Luciano Trapanese ed alla sua redazione. (di Tiziano Tedeschi)
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