Settanta reati ambientali al giorno, 20 miliardi di fatturato illegale e 258 clan che si spartiscono gran parte della torta: sono i numeri del rapporto di Legambiente Ecomafia 2009 presentato oggi a Roma.
Nello studio sono illustrati i dati e la radiografia di chi fa affari sulla salute dei cittadini.
Le infrazioni ambientali tra il 2007 e il 2008 sono diminuite: da 30.124 (2007), sono diventate 25.766 (2008) (-14,5%). Il dato non tiene conto della “qualità” della violazione commessa ma è comunque significativo in quanto mette in evidenza come ogni tre ore venga commesso in Italia un reato ambientale.
Il primato negativo delle infrazioni se lo aggiudica la Campania, cosa che avviene ininterrottamente dal 1994. Seguono la Calabria, la Sicilia, la Puglia e il Lazio. Complessivamente nelle regioni meridionali si registra oltre il 40% delle infrazioni commesse. Al Nord spicca la Liguria (971 notizie di reato, 837 persone denunciate e 248 sequestri).
Il 2008 è stato un anno d’oro anche per l’ecomafia: il fatturato è cresciuto a oltre 20,5 miliardi: il 7,3% in più rispetto all’anno precedente.
L’aumento del fatturato dell’ “ecomafia” è dovuto prevalentemente alle entrate del traffico illecito dei rifiuti speciali, che nel 2008 ha sfiorato i 7 miliardi contro i 4,5 dell’anno precedente. Ancora una volta in testa la Campania dove il fenomeno non accenna a diminuire.
E cresce la montagna dei rifiuti speciali spariti nel nulla: 25 milioni nel 2005, 31 milioni nel 2006.
Cresce anche l’abusivismo edilizio che comprende le illegalità commesse nel ciclo del cemento. Il business gestito dalle mafie si aggira intorno ai 2 miliardi e tradotto in metri cubo di cemento illegale vuol dire circa 28mila unità abitative fuori legge. Campania sempre protagonista.
I DATI DELLA CAMPANIA
L’ipotesi è che negli ultimi tre anni in Campania siano state smaltite illegalmente circa 13 milioni di tonnellate di rifiuti di ogni specie: circa 520 mila tir che hanno attraversato mezza Italia per concludere i tragitti nelle campagne napoletane e salernitane, nelle discariche abusive del casertano e più recentemente nei terreni scavati nel beneventano e nell’avellinese. Secondo l’Arpa, citata da Legambiente, sono 2.551 i siti da bonificare tra discariche, zone di abbandono incontrollato di rifiuti o sversamenti di residui industriali.
Dal 2002, anno in cui ha avuto inizio il traffico illecito di rifiuti, in Campania sono state arrestate 217 persone, altre 352 denunciate, 95 aziende coinvolte. Secondo i dati della Guardia di Finanza nel 2008 sono state 1035 le discariche abusive individuate, cifra in crescita in quanto non tiene conto dell’operato dei Carabinieri e del Corpo Forestale.
Per quanto riguarda l’abusivismo edilizio la Campania è sempre sul podio: nel 2008 sono oltre 6000 le case abusive realizzate, 1.267 infrazioni accertate, 1.685 persone denunciate e 625 sequestri.
Per il quindicesimo anno consecutivo la Campania è maglia nera nell’illegalità ambientale, nel ciclo dei rifiuti e del cemento. In Italia, un reato su sei viene commesso in Campania: 3466 le persone denunciate ed arrestate, 1693 i sequestri. Un giro d’affari complessivo stimato in circa 4 miliardi di euro gestito da 77 clan.
