E’ un Avellino da Serie A ? Carletto Mazzone a tutto campo.

E’ un Avellino da Serie A ? Carletto Mazzone a tutto campo.

20 Marzo 2015

Per anni grande avversario dei lupi, Carletto Mazzone si confessa a tutto campo, ricorda i tempi andati e giudica il campionato dei lupi.

Un monumento del vecchio calcio, quello che lui definiva “pane e salame”. Carlo Mazzone, allenatore d’altri tempi, ormai pensionato, per anni fiero avversario dei Lupi, in serie A, quando spesso Avellino e Ascoli si contendevano il titolo di provinciale di lusso dell’Italiana pallonara.

Abbandonata la panchina, se ne sta incollato alla tv, a guardare partite, una dopo l’altra:

“Guardo talmente tanto calcio che a volte dimentico quali partite ho visto. Prediligo le sfide che vedono coinvolte mie ex squadre, cui sono ancora legato da sentimenti di affetto, ma seguo il calcio in generale, compresa la serie B”.

Se dico Avellino, cosa le viene in mente?

“Pane duro”.

In che senso?

“E’ una terminologia gergale che usavamo per definire campi infuocati e avversari tosti. L’Avellino era uno di questi, forse la rivale più dura possibile”.

Come la si affrontava?

“Toccava giocare sempre a ritmi alti, con un’elevata dose di aggressività e determinazione, altrimenti rischiavi di essere soverchiato da una squadra che sul proprio campo era un vero osso duro. Aveva armi affilate, da cui era difficile difendersi”.

Quali?

“Tenacia, carattere, aggressività, entusiasmo: erano le prerogative di una squadra che era legata al suo pubblico in una sorta di empatia che trasformava il Partenio in un fortino quasi inespugnabile”.

Un po’ di decenni dopo, intravede le stesse caratteristiche?

“Una premessa: ne ho viste di partite dell’Avellino, ma non certo tutte. Mi pare, comunque, che questa squadra stia basando le proprie fortune proprio sui valori e i princìpi dei bei tempi andati”.

Le sembra costruita a immagine e somiglianza del suo allenatore?

“Credo di sì, come avviene un po’ per tutte le squadre. Un calciatore che diventa allenatore tenderà sempre, o quasi, a trasmettere certe sue caratteristiche. Ora è vero che Rastelli è stato un attaccante, ma era uno di quello che non disdegnavano la lotta: tecnica sì, ma soprattutto voglia di non mollare mai, di non rinunciare mai a inseguire una palla o a pressare un avversario. Certe caratteristiche si vede che se l’è portate dietro, dal campo alla panchina”.

Con queste premesse, la serie A è raggiungibile?

“Non faccio il mago e questo campionato è troppo equilibrato per azzardare pronostici. Ma se l’Avellino è lassù vuol dire che ha le qualità per lottare fino alla fine. Più di tante rivali, ha una grande arma: il fattore campo, determinato dall’entusiasmo della gente. Sfruttandolo al massimo in questa fase decisiva, nessun traguardo può essere precluso”.


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