SERINO- La scelta di collaborare con la giustizia di Vincenzo Petranovic, trentunenne, figlio del boss Tommaso Fezza, fa tremare anche il gruppo guidato dal ventiseienne serinese Mario D’ Angelo, sgominato dall’ Antimafia di Salerno e dai militari del Gico della Guardia di Finanza di Salerno, le indagini coordinate dal Procuratore Raffaele Cantone e dal pm Elena Guarino, che ha anche coordinato l’attivita’ investigativa sul clan Fezza- De Vivo. Alla luce di una circostanza, ovvero il legame tra D’Angelo ed esponenti di primo piano del clan Fezza- De Vivo, colpito a settembre del 2025 da un maxiblitz coordinato proprio dalla Dda di Salerno. Lo stesso D’Angelo, ritenuto a capo del gruppo che trasferiva ingenti quantita’ di droga dalla Spagna, prevalentemente cocaina, aveva esternato i legami con esponenti apicali del clan Fezza e non a caso si era rifugiato proprio nella zona nocerina dopo che a Santa Lucia di Serino c’era stato un maxisequestro di droga e l’arresto da parte dei militari delle Fiamme Gialle di Silvestro D’Agostino. La notizia della collaborazione di Petranovich con la Dda di Salerno è emersa nel corso di un’udienza preliminare al Tribunale di Torre Annunziata relativa a un tentato omicidio avvenuto in via Napoli, a Castellammare di Stabia, procedimento nel quale il trentunenne è imputato insieme ad altre due persone. Petranovic, come raccontato dal Mattino, era collegato dal sito riservato destinato ai collaboratori di giustizia. Era stato catturato a Milano, dopo una breve latitanza seguita al blitz del settembre scorso. Il ras del clan Fezza De Vivo avrebbe iniziato a collaborare con la Dda da alcuni mesi La Direzione distrettuale antimafia di Salerno, attraverso una lunga e complessa attività investigativa culminata con il maxi blitz dello scorso settembre, che portò a ben 88 arresti, è riuscita a ricostruire la struttura dell’organizzazione, dimostrandone la natura mafiosa e individuandone ruoli, gerarchie e interessi economici. Il contributo di Petranovic potrebbe ora consentire agli inquirenti di approfondire ulteriormente i rapporti interni al clan, gli assetti successivi agli arresti e le dinamiche criminali rimaste finora nell’ombra. Proprio il suo ruolo chiave nella rete dei traffici di droga che comprendeva anche le piazze di spaccio, quelle rifornite secondo le indagini di Antimafia e Fiamme Gialle dal gruppo di D’Angelo, potrebbero far parte delle dichiarazioni che nella parte dei 180 giorni necessari a completare le dichiarazioni davanti ai magistrati della Dda di Salerno, il trentunenne potrà mettere a disposizione degli investigatori. Aerre
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