Dossetti e la Costituzione: il dibattito di TNG con Giovanni Bianchi

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Avellino – Una Costituzione in senso forte che non sia solo un insieme di leggi e norme, ma che contenga in se valori etici e morali in grado di farla apparire come il contratto, come il patto di una civile e fruttuosa convivenza con un forte afflato rivolto al futuro. Era questa l’idea che Giuseppe Dossetti aveva della nostra Carta. Partecipò alla Resistenza con lo pseudonimo di Benigno, divenne presidente del Comitato di Liberazione Nazionale di Reggio Emilia e fu poi eletto alla Costituente nel 1946. E proprio con la figura del padre del cosiddetto cattolicesimo democratico, oggi si sono confrontati al Circolo della Stampa, i consiglieri provinciali Stefano Farina ed Amalio Santoro, la dirigente regionale del Partito democratico Rosanna Repole e il fondatore dei ‘Circoli Dossetti – cultura e formazione politica’ Giovanni Bianchi. A fare gli onori di casa Giuseppina Di Crescenzo presidente dell’associazione democratica Territori e Nuove generazioni, promotrice del dibattito Dossetti e la Costituzione italiana.
Sulla necessità di riprendere la lezione dossettiana insiste Rosanna Repole: “Dossetti sottolineava come i democristiani dovessero essere critici oppositori delle tendenze reazionarie e la necessità di costruire un mondo nuovo che non fosse figlio della politica del men peggio. In questo messaggio è racchiuso tutto il patrimonio che Dossetti ci ha lasciato e che tanti di noi dovrebbero adottare alla luce della fase politica che stiamo vivendo”. A stimolare invece i due consiglieri di Palazzo Caracciolo, Farina (Pd) e Santoro (CSA), sul ruolo dei cattolici in politica oggi, è il direttore di Buongiorno Campania Franco Genzale, moderatore del convegno. Per Stefano Farina moralità ed etica son i valori imprescindibili del suo impegno: “per i cattolici la politica deve essere colta come possibilità di partecipazione. Bisogna puntare ad ottenere risultati senza dimenticare gli insegnamenti ricevuti. Le istituzioni devono svolgere un ruolo di esempio, oggi più che mai visto che viviamo in una società dove il successo a tutti i costi viene messo prima di tutto”. Per Amalio Santoro, anche lui di origini politiche democristiane, i cattolici devono restituire dignità alla politica: “per noi cattolici impegnati in politica la resistenza è un fattore esistenziale. La Democrazia Cristiana non è stata all’altezza del suo patrimonio ideale, ma con essa non è morta la peculiarità del cattolicesimo democratico, ossia la fede intesa come arricchimento di valori come la libertà”. E un passaggio sull’oggi: “E’ da quei punti fermi di Dossetti che dobbiamo mettere in campo un’alternativa radicale alla reazionarietà della Lega Nord piuttosto che ai deficit di diritti come quello sancito dall’articolo 1, il lavoro, o il diritto alla salute messo in discussione in questi giorni proprio in Irpinia”.
Il presidente dei ‘Circoli Dossetti’, che ha personalmente conosciuto e fatto sua la lezione del padre costituente, non ha dubbi: Dossetti è attuale proprio per la sua inattualità. “Oggi dobbiamo capire quali sono le possibilità della nostra democrazia. La politica attuale è quella degli uomini del fare, quelli impegnati a gestire l’emergenziale in tempi brevi. Questa è la politica non pensata, lontana da quelli che Berlinguer chiamava i ‘pensieri dai tempi lunghi’ e dal monito di Aldo Moro che diceva che il pensare in politica equivale al 90% del fare politica. Manca una politica che abbia il senso del limite. Il pragmatismo e la modernità di Dossetti non appartengono a chi è convinto di poter brillare di luce propria”. E sulle tentazioni dei politici e il loro rimanere ancorati a rendite di posizione, Bianchi non ha dubbi: l’antidoto è ancora una volta nell’esempio dossettiano: “Per lui la politica era un’occasione da cogliere, come per Paolo, folgorato sulla via per Damasco, la vocazione. Bisogna restare in politica solo finché (parole di Dossetti) si ha qualcosa da dire”. Lui, Dossetti, in politica c’è rimasto solo sette anni.

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