Don Peppe Diana, la sorella Marisa: orgogliosa di mio fratello, spero nella sua Beatificazione

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AVELLINO- “Nonostante tutte le vicissitudini, sono orgogliosa di essere Marisa Diana, sorella di Don Peppe e lo dico con un nodo alla gola e con il cuore tremante, perché Don Peppe ha dato la vita per il suo popolo ed è stato un esempio straordinario di giustizia, verita’ e coraggio”. Sono le parole di Marisa Diana, la sorella di Don Giuseppe Diana, per tutti Don Peppe, ucciso dalla camorra nella sua Chiesa nel giorno del suo compleanno, il 19 marzo del 1994 nella parrocchia di San Nicola di Bari, a Casal di Principe. Marisa, insegnante, ha partecipato ieri pomeriggio alla presentazione al Circolo Della Stampa del libro di Sergio Tanzarella “Don Peppe Diana, prete affamato di vita”, organizzato dall’Anacomi di Antonio Della Porta con la presenza di testimoni diretti dell’impegno di Don Peppe Diana contro la camorra e soprattutto, quando parla delle “vicissitudini” del fango sul sacerdote, che come ha raccontato Marisa Diana ha dato grandi sofferenze ai familiari, alla mamma in particolare. L’ unica cosa che aspetto con gioia e mia mamma purtroppo non l’ha visto, e’ la concretezza del suo sacrificio. Con l’ Associazione “Familiari e amici di Don Peppe”, insieme ai soci dell’Associazione di cui fa parte anche Alessandro, noi cerchiamo di impegnarci e tra le finalità dell’associazione c’è proprio questo: il processo di beatificazione. Se mamma non l’ha visto, spero che lo vedrò io, se il Signore vorrà”.
La sorella di Don Peppe Diana ha spiegato cosi’, rispondendo alle domande del giornalista Gianluca Amatucci, il perche’ del suo impegno: “Quando ho visto che altre persone hanno fatto appropriazione indebita di Don Peppe, sono andati nelle scuole, hanno parlato, Anche io no che sono la sorella, mi sono data forza, perché poi giustamente con il tempo diciamo si impara a convivere con il dolore”. Ha anche ricordsto: “sono anche una docente, faccio legalita’ a scuola quotidianamente”. Il moderatore gli chiede del dolore vissuto dalla sua famiglia, in particolare della mamma. “Io sono sorella, è un dolore grave ma quello della mamma, al dolore della mamma non c’è il paragone. La mamma è come la Madonna quando ha visto suo figlio ai piedi della Croce. Tutti quanti avevamo ricevuto questa grande disgrazia questo grande dolore. Ma quello della mamma per la sorellla di Don Peppe Diana non è lo stesso: “Io sono mamma e oggi capisco la sofferenza della mia mamma”. Tra gli interventi quello del presidente dell’Ordine degli Avvocati Fabio Benigni, del professore ordinario dell’Università degli Studi di Napoli Parthenope, l’avvocato Leone Melillo, l’avvocato Alessandro Marrese, legale della famiglia Diana. Per l’autore, l’ex parlamentare dei Progressisti e docente universitario Sergio Tanzarella, la figura di Don Peppe, a distanza di trentadue anni dell’omicidio, al netto di fango e tentativi di depistaggi che sono stati smentiti dal processo di secondo grado, resti ancora “scomoda”. “Lui è ancora scomodo- ha spiehaho perché vuole edulcorare la sua figura e dunque non si vuole riprendere ciò che è stato oggetto della sua denuncia. Il principio di certo collateralismo e l’ invasività delle associazioni, non solo criminali, ma anche delle associazioni di interessi e le massonerie. Il problema della persecuzione dei migranti. Peppino accoglieva i migranti, stava costruendo anche una piccola realtà, dove tenere quelli che lavoravano in una situazione più protetta”.