Domenico, la macchina e i tre uomini. Il caso-Manzo a “Chi l’ha visto”, svolta vicina

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“Questo è un caso assurdo, perché tante persone parlano, dicono delle cose anche dettagliate e poi dicono di aver inventato tutto”. Federica Sciarelli, conduttrice dello storico programma “Chi l’ha visto” in onda su Rai 3, ieri sera ha così introdotto il caso di Domenico Manzo, scomparso da Prata Principato Ultra la sera dell’8 gennaio 2021.

La popolare trasmissione si è occupata nuovamente del mistero che aleggia su Mimì e le parole della Sciarelli ben chiariscono l’aria che si respira intorno a questo episodio che continua a tenere con il fiato sospeso la provincia di Avellino.

Ieri hanno ricostruito tutto nei minimi dettagli le giornaliste Filomena Rorro ed Annamaria Starita. Rorro, giornalista di razza, non è la prima volta che si occupa della vicenda. Ormai conosce molto bene le dinamiche dell’episodio. Ha ascoltato le sorelle di Mimì (Lucia era anche in studio insieme all’avvocato Nicodemo Gentile dell’associazione “Penelope”). “Fatemelo trovare”, dice l’altra sorella, “così lo faccio riposare in pace insieme a mio figlio”.

“Non voglio sapere nemmeno chi è stato, ci dessero solo il corpo”, ripete Mena.

“Noi non ci vogliamo arrendere”, sottolinea Lucia. “Mio fratello era tutto per i loro figli”. I due figli, Francesco 18 anni e Romina 21. Filomena Rorro è andata nella loro abitazione, dove vivevano con Mimì, e li ha intervistati.

“La notte non riesco a dormire”, ammette Francesco.

“Non crede che nessuno sappia cosa sia successo al loro papà”, dice la Rorro nel servizio. “Qualcuno sa e non parla”, spiega la giornalista che, come detto, ricostruisce anche con i figli la sera dell’8 gennaio.

Era in corso il compleanno di Romina. “Stavamo mangiando e ci stavamo divertendo”, racconta la 21enne. “Poi ci fu una discussione ma ancora non ho capito bene il perché. Lui si arrabbiò e se la prese con me. E se ne uscì a fumare una sigaretta. E non è più tornato”.

La lite, a quanto emerge dalla trasmissione, “per un pezzo di lasagna caduto a terra”. Ma “a Prata ormai si parla solo di omicidio”. “Quella sera – prosegue la Rorro – Mimì esce di casa alle 22 per andare a farsi una passeggiata presso la basilica dell’Annunziata. Le telecamere di un ristorante, però, lo riprendono mentre si dirige verso la stazione ferroviaria, chiusa da oltre un anno. Manzo poi scompare e nessun’altra telecamera lo riprende”.

“Cosa ha fatto, è salito su una macchina?”, si chiede la giornalista. “E’ una cosa alla quale abbiamo sempre pensato”, afferma la legale della famiglia Manzo, l’avvocato Federica Renna. “Non essendo mai uscito dalla strada vicina alla stazione, probabilmente è salito su un’auto”.

“Tante le stranezze ed i depistaggi emersi fin dai primi giorni”, sottolinea Filomena Rorro.

“Qualche giorno dopo la scomparsa di mio padre, mi telefonò una persona”, afferma Romina. “Io subito registrai. Mi disse che mio padre era scomparso con la sua compagna”. “Chi l’ha visto” fa sentire uno stralcio di quella telefonata: “So solo che mia moglie si sentiva con tuo padre”, dice la persona dall’altro capo del telefono.

Ma, sempre da quello che emerge dalla trasmissione, i carabinieri di Avellino hanno accertato che la donna ha lasciato volontariamente il marito ed è tornata nel suo Paese.

L’avvocato Renna sottolinea che, nonostante le indagini siano state serrate fin dal primo momento, ad oggi non ci sono indagati. Ma il legale fa espresso riferimento a “fatti precisi” emersi di recente.

Domenico, la macchina e i tre uomini. Così titola il capitoletto su questi “fatti precisi” la trasmissione di Rai tre. “A Prata di Principato Ultra ci sarebbe una donna che quella sera avrebbe visto Domenico Manzo salire su una macchina con tre uomini proprio nei pressi della stazione ferroviaria”.

La trasmissione manda in onda la ricotruzione della testimonianza. Ebbene, la donna dice di aver visto Mimì camminare a piedi quella sera. “Conosco bene Mimì, aveva sotto il braccio un giubbino di colore chiaro. Notavo che saliva spontaneamente sull’autovettura, sedendosi sul sedile anteriore destro. Due giovani erano seduti sui sedili posteriori. Tutti si allontavano in direzione della stazione ferroviaria e dell’incrocio con la via Annunziata”.

Dunque, tre uomini che anche Manzo conosce. Ed uno dei tre è lo stesso della telefonata a Romina. Gli uomini che salgono sulla macchina la donna che avrebbe visto la scena sul balcone, li conosce bene. “Proprio quella sera i tre sono stati a casa sua”. Avrebbero bevuto e sniffato cocaina, per questo motivo la donna li invitò ad uscire.

Ma quella che sembra essere la svolta, finisce in un nulla di fatto. La donna, dopo qualche giorno, davanti al Pubblico Ministero, ritratta tutto.

“Perché la testimone fa marcia indietro? E’ stata minacciata da qualcuno?”, si chiede Filomena Rorro. “La mattina del 9 gennaio – è la ricostruzione della testimonianza della donna – due dei tre uomini tornarono a casa mia per dire di non riferire nulla su quanto era accaduto la sera prima”.

Al telefono con Filomena Rorro, la donna sostiene di aver mentito, di essersi inventata tutto su quella sera per fare un dispetto ad uno dei tre uomini.

Ma la donna, oltre che ai carabinieri, avrebbe fatto lo stesso racconto anche a Romina. “Riteniamo, ad ogni modo, che questi tre uomini vadano comunque attenzionati ancor di più, perché la verità potrebbe uscire da quelle dichiarazioni”, sostiene l’avvocato Renna.

Uno dei tre uomini, al telefono con la giornalista Rorro, nega però tutto. “Manzo non l’ho proprio visto quella sera, a Prata non ci sono mai andato”.

L’avvocato Gentile, in studio, esclude che Mimì quella sera fosse ubriaco. Ed esclude che sarebbe potuto cadere nel fiume Sabato – un incidente – perché non ci sarebbe potuto arrivare.

C’è, ancora, il mistero dell’urlo, sentito la sera dell’8 gennaio da una ragazza. Ma ha preferito di non essere ripresa in viso da “Chi l’ha visto”.

La giovane ha riferito agli inquirenti che l’8 gennaio si era appartata con un ragazzo e che poi avrebbe investito un cane. E che era stata lei ad urlare. Ma del cane non si è mai saputo nulla.