Dirty Pack:sequestrate 6 aziende per traffico organizzato di rifiuti

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Nell’ambito di una vasta operazione eseguita dai NOE di Caserta, Napoli e Udine e dalla Polizia Provinciale di Napoli, la Procura della Repubblica ha eseguito il sequestro preventivo di un impianto della società Commet di Frattaminore, di un’azienda della società La Siderurgica di San Giorgio di Nogaro (UD); di una discarica della società Faeco di Bedizzole (BS); di un impianto della società Ferriera Valsabbia di Odolo (BS); di una azienda della società Italia Trasporti con sede a San Marcellino (CE). Si tratta di siti enormi sia sotto il profilo dimensionale che economico. Congiuntamente al sequestro sono stati notificati ai 15 indagati anche l’avviso di conclusione delle indagini preliminari per reati che vanno dal traffico organizzato di rifiuti pericolosi, ai falsi in atti pubblici, agli abusi di ufficio, alla truffa aggravata ai danni dello Stato. Il sequestro rappresenta il momento culminate e conclusivo di una vasta, delicata, complessa e lunga indagine realizzata dal Comando CC Tutela Ambiente in coordinamento anche con la Polizia Provinciale di Napoli. Le indagini prendono spunto dagli esiti di alcuni accertamenti effettuati in un consistente lasso di tempo sui siti e su strada, tutti riferibili all’attività posta in essere dalla società Commet. Successivamente il panorama indiziario si è arricchito di ulteriori contributi circa l’attività illecita posta in essere dalle società che ricevevano illecitamente i rifiuti della Commet. Le investigazioni hanno tratto spunto da una serie di controlli, posti in essere su strada dalla Polizia Stradale di Verona, che avevano evidenziato che la società sistematicamente gestiva rifiuti pericolosi assegnando ai rifiuti lavorati un codice di identificazione falso. Per conseguire questo risultato gli indagati avevano realizzato una complessa organizzazione che si avvaleva sia dell’apporto delle società di trasporto che di quello delle società che gestiscono gli impianti ove vengono sistematicamente inviati rifiuti abusivamente “declassificati”. Gli indagati, infatti, aggirando i limiti ed i divieti normativi, hanno trasportato e gestito notevoli quantità di rifiuti che solo documentalmente erano classificati come rientranti in quelle categorie che potevano essere lavorati in impianti che funzionavano in procedura semplificata, mentre in realtà si trattava di rifiuti di tutt’altra natura. Naturalmente matrice della strategia è stata la convenienza economica: smaltire correttamente i rifiuti presso impianti e discariche autorizzate richiede infatti un costo molto più elevato di quello sopportato per la gestione illecita.
Nel caso specifico gli indagati hanno classificato come rifiuti provenienti dalla Commet rifiuti che in realtà contenevano oli minerali di lubrificazione, ovvero rifiuti pericolosi.
La consapevolezza da parte degli indagati della falsità della classificazione appare in modo inequivoco dalla verifica degli esiti degli accertamenti agli atti.
Dunque secondo quanto chiarito dagli inquirenti tutti gli imprenditori coinvolti in tali “carichi” illeciti partecipano attivamente e costantemente alla gestione illecita dei rifiuti. Da ciò si desume in maniera incontrovertibile anche la perfetta consapevolezza dell’illiceità della condotta posta in essere. Le successive investigazioni, poste in essere anche mediante attività tecnica, hanno pienamente confermato l’assunto accusatorio ed hanno consentito di disvelare un’ulteriore tranche del traffico illecito organizzato di rifiuti pericolosi, ovvero quello relativo ai rapporti COMMET- SIDERURGICA. L’attività illecita posta in essere risulta essere particolarmente pericolosa sotto il profilo ambientale in quanto comporta lo smaltimento illecito di migliaia di tonnellate di rifiuti ecotossici, tra cui il PCB. Tali tipologie di rifiuti sono quelli che non sono biodegradabili e vengono accumulati nei tessuti adiposi animali e umani producendo sicure alterazioni. Data la loro pericolosità ne è stato vietato l’uso, ma essi sono ancora presenti in numerosi componenti.

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