Destra – Eugenio Laurenzano punta sulle “scelte coerenti”

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In una fase della politica nazionale e provinciale caratterizzata “da grande confusione ideologica ed identitaria” Eugenio Laurenzano candidato al senato per La Destra, ha deciso di soffermare il proprio intervento, come è naturale che sia, sulla Destra. E soprattutto sulla decisione di correre in maniera indipendente dal resto delle forze presenti nel Pdl. “Presi dalla mania del bipolarismo – gli strateghi della politica italiana si sono immessi nel tunnel del bipartitismo, mescolando tra loro i due elementi, il secondo non necessariamente essenziale per la realizzazione del primo. Più partiti, infatti, se sorretti da comuni istanze possono autonomamente coesistere in un unico polo nel quale le differenti componenti operano sinergicamente in vista dello stesso obiettivo da raggiungere. Da qui al partito omnicomprensivo, però, ce ne passa! Sensibilità diverse, storie diverse, esperienze diverse non possono fondersi in un’unica entità partitica nell’illusione di dar vita ad un composto indissolubile, al massimo possono generare un miscuglio destinato, per la sua stessa natura, a sgretolarsi alla prima folata di vento. Ed è facile immaginare cosa potrà avvenire nel centrodestra dove la fusione tra varie e contrapposte anime è avvenuta a freddo, senza la necessaria decantazione e, soprattutto, senza l’avallo della base ma unicamente in virtù delle interessate decisioni prese dai vertici delle parti in causa . Il che, se è digeribile per il popolo di Forza Italia in virtù della sua giovanissima età e per il tipo di approccio di stile anglo-americano che il movimento del Cavaliere ha con la società, sicuramente ha creato guasti irreparabili nella variegata area della destra.
La storia oggi – con l’invenzione del cosiddetto Popolo della Libertà – si ripete e si ripete ancora una volta sulla pelle degli onesti militanti di quello che fu il glorioso partito di Michelini ed Almirante: questa volta, però, a campi invertiti. Dalla rotta storica della destra, infatti, non si distacca un manipolo di scissionisti bensì si allontana il partito inteso come entità politica. E si allontana dalla sponda di destra con rotta verso il Ppe (la Democrazia Cristiana europea, tanto per intenderci!) un’Alleanza Nazionale che non ha avvertito la necessità di consultare preventivamente la base, di convocare gli iscritti in assemblea congressuale per dar conto della “democristianizzazione” del partito . A porre riparo ancora una volta ci sarà la base, ci saranno le migliaia di simpatizzanti e di militanti che, per nulla attratti e cloroformizzati dalle sirene ammaliatrici, sapranno tutelare con il voto i valori della destra facendo riferimento al movimento di Francesco Storace e lasciando a Gianfranco Fini il ruolo di esibirsi come spalla del primo attore nelle “comiche finali”.
Dopo aver rinnegato tutto e tutti per mera convenienza politica, Fini ha alterato totalmente le connotazioni di Alleanza Nazionale: nessuna proposta realmente innovativa sui temi dell’ordine e della sicurezza, della riforma della pubblica amministrazione, della identità nazionale. Per non parlare delle esternazioni sull’eugenetica e del voto agli immigrati. A questo capolavoro di coerenza che dal “siamo il fascismo del 2000 ” passa a definire il fascismo come il “male assoluto” va detto: basta e buona fortuna”.

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