Dall’Aquila ad Ariano: Emanuela e Maria Cristina raccontano

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Si legge il terrore nei loro occhi, mentre ancora tremano e raccontano la tragedia di cui sono state testimoni. Ora sono a casa Emanuela e Maria Cristina Li Pizzi, studentesse di Ariano Irpino, e si definiscono delle “miracolate”. Studiano Ingegneria a L’Aquila e lì si trovavano quando l’Apocalisse si è abbattuta sull’Abruzzo lasciando davvero poche vie di scampo. La casa dove vivevano, a pochi passi da quella dello studente completamente rasa al suolo, è stata gravemente danneggiata, un intero piano e la scala interna crollati.
“La prima scossa l’abbiamo sentita intorno alle 23 – hanno spiegato – Ci siamo spaventate un pò ma non avevamo dato grande importanza alla cosa. Intorno a mezzanotte ci siamo messe a letto e dopo appena tre ore è successo di tutto. È stato terribile… Abbiamo sentito forti esplosioni. La scossa ci è sembrata un’eternità. Volevamo mettere i piedi a terra, ma il solaio non ci sembrava molto stabile. Poi abbiamo preso coraggio e siamo scese. Noi abitiamo al quarto piano. Al secondo, il muro era interamente crollato: lo abbiamo dovuto scavalcare con la sola luce dei telefonini, completamente scalze. Il terremoto che nel 1980 colpì l’Irpinia per noi era solo un racconto, non eravamo neanche nate. E invece adesso, lontane da casa, il terremoto l’abbiamo vissuto sulla nostra pelle. Di molti colleghi di università non riusciamo ad avere notizie. I cellulari non hanno linea…”.
La maggiore preoccupazione va all’amico Carmine Grasso di Ariano Irpino che ha riportato la slogatura della caviglia e qualche contusione, traumi che si è provocato nel tentativo di scappare dalla sua abitazione, ubicata nel centro storico della cittadina abruzzese. Carmine, per motivi precauzionali, è rimasto a L’Aquila.
Il padre delle studentesse, Raffaele Li Pizzi, ingegnere e assessore del comune di Ariano Irpino ha raccontato di aver ricevuto la telefonata delle figlie alle 3.40 e alle 4, è partito con la moglie per l’Aquila, dove è arrivato alle 6.
“Una scena allucinante, davanti ai nostri occhi una città bombardata. Palazzi che crollavano, gente che gridava aiuto. Disperazione e paura”. Poi accusa: “I segnali c’erano. La protezione civile avrebbe potuto allestire dei campi e avvisare la popolazione dell’eventualità di un terremoto. Le scosse non si possono prevedere, ma prevenire si può”.
Un dramma personale che appare nulla rispetto al triste spettacolo di cui Li Pizzi è stato testimone una volta arrivato in città: “La paura per le mia figlie e la telefonata ricevuta nulla sono state di fronte a quello che ho visto appena entrato L’Aquila. Sono ripartito per Ariano Irpino ma porto negli occhi lo sguardo degli altri studenti senza scarpe e calzini, feriti che, sotto qualche coperta di fortuna, cercavano conforto nel totale smarrimento”.

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