Dalla “Dante Alighieri” al cambio di segretario comunale: il clan voleva mettere le mani su Palazzo di Città

Dalla “Dante Alighieri” al cambio di segretario comunale: il clan voleva mettere le mani su Palazzo di Città

11 Novembre 2020

Non solo il business delle aste giudiziarie (“E che non lo sapete come funziona ad Avellino? Le aste le gestiscono i Tre Tre” – consociati dei Galdieri per il tramite di Damiano Genovese), il nuovo clan Partenio puntava anche e soprattutto a Palazzo di Città.

Le indagini sono partite nel 2018, quando tra le liste del Centrodestra che appoggiava la corsa a sindaco di Avellino di Sabino Morano sono stati inseriti i nomi di Damiano e Luigi Genovese, rispettivamente figlio e nipote del vecchio boss Amedeo, che ha gestito l’omonimo clan egemone nel capoluogo fino al suo arresto.

Era in particolare il nuovo boss Pasquale Galdieri, detto O’ Milord, a interessarsi delle consultazioni elettorali del capoluogo del giugno 2018, nonostante questi avesse la residenza a Mercogliano. Secondo i magistrati della Dda di Napoli, da parte di Galdieri, che agiva col fare proprio del capoclan, c’era la ferma volontà di inquinare la scena politico-amministrativa avellinese, dirottando e indirizzando voti verso il candidato sindaco Sabino Morano e lo stesso Genovese. “Si è sempre messo a disposizione” diceva Galdieri dell’aspirante primo cittadino del centrodestra, poi eletto nel gruppo consiliare della Lega insieme allo stesso Damiano Genovese.

Un dirottamento di voti che per gli inquirenti ha assunto i connotati di un vero e proprio condizionamento politico-mafioso. Diversi, infatti, gli interessi in ballo: su tutti la palestra della “Dante Alighieri”, gestita fino al 2005 dalla famiglia Galdieri e poi chiusa per gravi carenze di natura strutturale e igienico sanitaria. “Mi raccomando della scuola media” recita un Sms inviato dal fratello di Pasquale Galdieri a Morano. Ma O’ Milord, in cambio dell’aiuto fornito in campagna elettorale, era pronto a bussare per altri, eventuali, favori al neo sindaco.

E’ un capitolo ampio quello dedicato al voto di scambio politico-mafioso dai magistrati inquirenti nelle oltre 900 pagine dell’ordinanza firmata dal Gip Fabrizio Finamore. Dopo le consultazioni elettorali, che portarono alla vittoria del Movimento 5 Stelle e di Vincenzo Ciampi, Genovese già guardava oltre e, in un colloquio in carcere, raccontava al padre: “Se fra un anno riusciamo a cambiare il segretario sopra al Comune, il comandante dei Vigili e qua… loro non hanno più potere pure se si rivota”.

Nell’ordinanza si fa riferimento anche alle auto bruciate nel giro di pochi giorni a Sabino Morano, da poco eletto in Consiglio Comunale. Per il figlio dell’ex boss Amedeo i motivi sarebbero di natura politica.