Dal Sannio Quotidiano – Pantera sì, pantera no: parola a un esperto

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Pantera sì, pantera no. Quale che sia, dove è finito quell’animale scuro e con la coda lunga avvistato per l’ultima volta domenica su un albero alle porte della città? E ancora: come è possibile che non si trovino tracce di ciò che ha mangiato? Sono i dubbi e gli interrogativi che accompagnano la vicenda che da giorni sta tenendo banco sotto gli occhi di un’opinione pubblica che ne segue le fasi con un comprensibile scetticismo misto ad una legittima preoccupazione.
“Un leopardo, una pantera o comunque qualsiasi felide di questa taglia, trova comunque il modo di mangiare, almeno una volta ogni dieci, massimo quindi giorni”.
A spiegarlo è Fabio Rausa, 49 anni, da 15 direttore zoologico del conosciutissimo Zoo Safari di Fasano. Quella che segue è un’intervista telefonica chiesta nel tentativo di offrire, attraverso il contributo di un esperto, qualche risposta in più alle domande ancora inevase.
Quanti giorni la pantera può resistere senza mangiare?
“La pantera è un abile cacciatore e, anche se allevato in cattività, quando ha fame caccia tutto quello che il suo istinto gli detta. Il suo digiuno può protrarsi al massimo fino a dieci, quindici giorni”.
Cosa mangia la pantera e com’è possibile che in tutte le zone degli avvistamenti non siano state trovate carcasse di animali sbranati?
“Si nutre di carne: un uccello, una gallina, non necessariamente animali di grossa taglia, anche se in questi casi prede facili potrebbero essere i cani randagi”.
E le carcasse?
“Non dobbiamo dimenticare che le prede solitamente vengono trascinate e messe al sicuro sugli alberi, dove le divora. Aggiungo, inoltre, che i resti potrebbero essere anche ‘raccolti’ da altri animali che li fanno scomparire”.
Di cosa ha bisogno un animale con le dimensioni di quello notato nelle province di Benevento ed Avellino?
“Dipende dalla grandezza e, ovviamente, dal tipo di animale. Nel nostro zoo, ad esempio, un leopardo mangia ogni giorno anche un chilogrammo di carne, e resta digiuno solo ventiquattro ore in una settimana. Se è in libertà, il discorso cambia. Può darsi che in un giorno riesca a nutrirsi, per altri cinque no”.
Perché un animale si avvicina ad un centro abitato?
“Per rispondere bisognerebbe capire dove l’animale abbia vissuto fino a qualche settimana fa. Se ha familiarità con l’uomo, tenta a volte di avvicinarsi anche ai centri abitati”.
L’animale avvistato sembrerebbe una pantera, ma con cosa potrebbe essere confuso?
“Se le dimensioni che mi indica (circa un metro di lunghezza per più o meno 60 kg di peso) sono reali, o è un leopardo o anche un cucciolo di giaguaro melanico che, però, da adulto è di taglia più grande”.
Quanti chilometri può percorrere durante l’arco delle 24 ore?
“Se è spinta a camminare e a muoversi in continuazione, anche perché non ha una tana dove rifugiarsi, può arrivare a percorrere anche 10, 15 chilometri al giorno e non necessariamente lungo lo stesso percorso”.
Quanto una pantera può essere pericolosa per l’uomo?
“La reale pericolosità all’area aperta è praticamente vicina allo zero se si parla di un animale lasciato tranquillo; se invece l’esemplare è alle strette, il discorso cambia. Con questo tipo di felide va sempre capita e rispettata quella che è definita la ‘distanza di fuga’: è elevata per una pantera che vive libera in natura, mentre per una che è in cattività dipende direttamente dallo spazio in cui è stata allevata”.
Come si fa a catturare un animale del genere?
“Noi dello Zoo Safari di Fasano, dove sono presenti una decina di questi animali, veniamo interpellati spesso per questo tipo di cattura. Occorre conoscere e non sottovalutare mai l’animale, e cercare di arrivare prima dei cacciatori con una squadra esperta munita di anestetico da somministrare nei modi più consoni”.
(articolo di Alessandro Fallarino)

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