Il 28 agosto, come da tradizione, alle ore 18.30, appuntamento al Palazzo Comunale per l’avvio del corteo dell’ antica “discesa della bandiera”; in prima fila il “Tamburiere” che esegue ininterrottamente per tutto il tratto il consueto rullo di tamburo, seguito dal sindaco in fascia tricolore, dalle guardie municipali, dai consiglieri e da tanti cittadini. Tutti insieme percorrono la strada principale che dal paese porta, dopo circa 2 chilometri, alla frazione di Sant’Egidio, dove, nei pressi del Convento dei Frati Cappuccini, nel piazzale antistante la nuova struttura polivalente, viene issato il secolare gonfalone della Fiera.
Questo rito rappresenta da secoli, l’apertura ufficiale della Fiera, che nei secoli scorsi la rendeva famosa soprattutto per il mercato del bestiame e per i prodotti legati alla terra.
Ancora oggi, comunque, non mancano animali da cortile e da stalla in aggiunta a prodotti dell’artigianato tipico locale, per l’agricoltura e per l’enologia.
In mostra, anche alcuni prodotti originali in legno, scale, tinelli e tanti altri arnesi per vinificare ed accessori per la cantina, eseguiti completamente a mano da rari maestri “bottai”.
Negli ultimi tempi, l’essenza della fiera è comunque rappresentata da due risorse fondamentali del territorio : il “tombolo” ed il “greco di tufo docg”.
L’arte del merletto lavorato a tombolo costituisce una tradizione Montefuscana tipicamente femminile tramandata da anni ed anni di generazioni, che si fa risalire al 1400, allorché iniziò a diffondersi presso i ceti popolari per poi passare (sec. XVII) alle comunità religiose ed alle famiglie aristocratiche.
In particolare fu ad opera delle suore benedettine, che la pratica del merletto acquistò il carattere di massa.
A Montefusco e nel paese limitrofo di Santa Paolina, ancor oggi, fortunatamente, sono diverse le donne che si dedicano a questa rara arte.
Il greco di tufo, è un vino bianco di colore giallo paglierino più o meno intenso, dall’odore gradevole, intenso , fine e caratteristico, dal sapore fresco, secco ed armonico.
Il vitigno Greco è il più antico della provincia di Avellino.
Importato dalla Tessaglia in epoca romana, questo vitigno di grande personalità contrasta con la natura selvaggia dell’Irpinia, quasi a ricompensare la naturale gentilezza degli abitanti, che con amore e semplicità hanno trasformato la regione in uno dei centri più ricercati della viticoltura italiana.
Durante i tre giorni di Fiera, è possibile visitare la cella di “San Pio da Pietrelcina”, presso l’attiguo Convento dei Frati Cappuccini.
Il giovane Frà Pio, non ancora dodicenne, dimorò a Montefusco per qualche mese a partire dalla fine del novembre del 1908 e fino ai primi mesi dell’anno successivo. La malferma salute del giovane Francesco Forgione aveva spinto i superiori a farlo soggiornare nel centro irpino, rinomato per la salubrità dell’aria.
L’inizio della fiera, segna anche l’inizio dell’abituale sagra ad essa abbinata curata dalla Parrocchia San Giovanni del Vaglio il cui ricavato va devoluto in opere di beneficenza.
Nei giorni 28, 29 e 30, alle ore 20.30, numerosi stands gastronomici proporranno la degustazione di tanti piatti tipici locali e la degustazione dei famosi “fusilli alla francescana” secondo un antichissima ricetta dei padri cappuccini del convento di S.Egidio.
LA FIERA DI SANT’EGIDIO
Oggi, mutati i tempi, la fiera di S. Egidio non ha più l’importanza, il richiamo e l’affluenza di una volta, ma essa costituisce sempre un avvenimento per i Montefuscani, i quali si fanno quasi un obbligo di ‘scendere alla fiera’ in quei giorni anche se ci vanno solo per fare una passeggiata, per curiosare e per fare una scorpacciata di polli e di angurie.
Ma la cosa che più incuriosisce i Montefuscani del centro è l’antico rito della Bandiera che la sera del 28 agosto ‘scende’, come nel passato, a S. Egidio ad aprire la fiera.
Dopo la siesta pomeridiana si cominciano a sentire nel paese dei rulli di tamburo: il bravo tamburiere, seguito da tanti bambini, fa prima vari giri per le vie deserte del paese, come per dare la sveglia. Quando poi il rullio si fa più insistente è segno che la Bandiera sta per uscire dal Palazzo Comunale. Tutti allora si fanno sulla soglia delle case o escono sulle strade in attesa.
Finalmente appare il quattrocentesco gonfalone scortato dalle guardie civiche e dal Sindaco in fascia tricolore. Ai lati delle strade il popolo fa ala al passaggio: qualcuno accenna a una specie di timido saluto, tutti si scoprono, qualche donna sorride, molti non sanno che cosa fare e guardano soltanto. Poi il rullo del tamburo si fa più fievole lungo i tornanti della strada e quindi cessa del tutto quando la Bandiera viene issata su un pennone a S. Egidio. Solo allora ognuno rientra nella realtà, dopo essersi distratto dietro una visione del passato.
