Crisi Italdata, Imbriano: “Un campanello d’allarme per l’Irpinia”

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Avellino – Crisi Italdata: il segretario provinciale del Prc Gennaro M. Imbriano interviene sulla questione: “Appena qualche giorno fa – dichiara – ho preso parte alla riunione straordinaria del Consiglio Comunale di Avellino dedicata alla crisi Italdata. Un momento di solidarietà e di confronto molto significativo. Ma non basta! Di fronte alla portata della crisi che investe l’economia irpina occorre un sovrappiù di analisi e di interventi da parte della politica”. Secondo il numero uno di Rifondazione è necessario partire da alcuni dati: 5.000 posti di lavoro persi nell’ultimo anno, disoccupazione oltre il 13%, che arriva al 18% per le donne e che supera abbondantemente il 20% per i giovani. “In particolare – continua – si riduce il numero degli occupanti nell’industria, prevalentemente nei comparti conciario e tessile. A testimoniare la difficoltà del momento per le famiglie irpine, si consideri che l’incidenza dei consumi alimentari è divenuta maggiore alla media dell’intero Mezzogiorno”. Ma basta leggere le statistiche per scoprire che in Irpinia è altissima la remunerazione del capitale, che aumenta il valore aggiunto procapite ben oltre la media nazionale, che nell’ultimo anno la ricchezza prodotta è cresciuta del 5,3%, che le esportazioni sono aumentate del 24% nel corso del 2005. “Licenziamenti, fallimenti, precarietà e pessime condizioni di lavoro, famiglie che non arrivano alla terza settimana, eppure l’economia cresce. Ma cosa sta succedendo? Ci troviamo di fronte, a mio avviso, ad un feroce processo di ristrutturazione economica e ad un consistente fenomeno di delocalizzazione all’estero di segmenti sempre maggiori di produzione. Da alcuni anni continuano a crescere i flussi di investimenti dall’Irpinia diretti all’estero, ad un tasso di gran lunga superiore a quello campano e nazionale. Negli anni 2003-2004, i flussi di capitali irpini diretti all’estero per investimenti sono più che raddoppiati, passando da meno di 20 milioni di euro a circa 44. Oggi la rincorsa su scala globale del lavoro al suo più basso costo e il conseguente processo di deindustrializzazione dell’Irpinia hanno raggiunto un livello tale che rischia di mettere in crisi pure le realtà del terziario avanzato come Italdata, azienda leader nell’ICT. Quello della crisi Italdata, gruppo Siemens, è un autentico campanello d’allarme. La politica non può non riflettere su tutto questo. Soprattutto non può non interrogarsi sulla necessità di una politica economica e industriale, di nuovi strumenti di intervento pubblico e di programmazione per il Mezzogiorno. Comincia finalmente a farsi strada l’idea della necessità di un intervento straordinario per l’Italia meridionale. Ma, diversamente da quanto sostenuto con alcuni autorevoli interventi, queste politiche non possono riguardare soltanto importanti aree metropolitane, penalizzando ancora una volta le aree interne del meridione. In Campania, una parte importante di questa partita si giocherà anche nella spesa dei fondi europei 2007-2013, nella capacità di individuare un nuovo ruolo geopolitico ed economico del Mezzogiorno nel Mediterraneo e dell’Irpinia nel Mezzogiorno. E dentro questo quadro occorre costruire le condizioni per evitare che i nostri territori siano semplicemente attraversati dai flussi economici e commerciali che percorreranno l’ormai noto Corridoio VIII. Nei prossimi mesi, nelle prossime settimane, da subito con la Finanziaria, saremo chiamati a scelte importanti. La politica, anche in Irpinia, torni a discutere di questo. Lo facciano le istituzioni i partiti dell’Unione e le forze sindacali”.

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