Crisi Fma – Zaolino (Cisl): “Io, testimone di un dramma”

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Avellino – Fma: “La più solida azienda del comparto irpino”. Sono le parole che venivano spese, nemmeno un anno fa, dal segretario della Fim Cisl Giuseppe Zaolino, per definire lo stato di salute dello stabilimento Fiat di Pratola Serra. Anzi, la speranza del mondo industriale locale era da molti addetti ai lavori riposta proprio nella capacità della fabbrica di fungere da traino e da modello per l’intero settore metalmeccanico e per l’industria irpina in generale.
Adesso la situazione è radicalmente cambiata. Venerdì scorso (14 novembre) è stato l’ultimo giorno lavorativo all’opificio prima della sospensione delle attività produttive, la cui ripresa è prevista per il prossimo 12 gennaio. 59 giorni di stasi, compresa la parentesi natalizia, che non hanno bisogno di ulteriore commento: Fma da fiore all’occhiello dell’economia provinciale a gigante malato in soli 11 mesi. Quali le ragioni di questo tracollo? Quale l’effettiva entità della crisi? E quali, soprattutto, le prospettive per uscire dalla spirale negativa? A queste domande prova a dare una risposta Giuseppe Zaolino.

Segretario, innanzitutto, com’è la situazione oggi alla Fma?

Il 2008 si chiude con più di 80 giorni di cassa integrazione per oltre 2000 dipendenti: cifre da capogiro per la più grande fabbrica irpina. Ma il dato negativo non si ferma qui. Nel corso degli ultimi mesi sono andati ‘persi’ 32 contratti precari per altrettanti lavoratori incompatibili con la misura tampone: ragazzi che dopo tre anni di speranza occupazionale sono costretti a tornare a casa. Poi la produzione: ferma a quota 450mila motori. Non si era mai scesi sotto i 500mila pezzi negli ultimi cinque anni. E all’orizzonte il cielo resta plumbeo. Fino al prossimo giugno 2009 sono già state annunciate altre settimane di cassa integrazione. Nello specifico circa due al mese, per un totale di ulteriori 80 giorni entro metà anno”.

Che aria si respira in fabbrica?

Quella tipica di chi da un giorno all’altro vede crollarsi il mondo addosso e non per colpa sua. L’ho toccato con mano questo dramma, quando lo scorso luglio sono stato invitato in qualità di testimone alle nozze di un dipendente della Fma, e non auguro a nessuno di viverlo. Lo sposo ha saputo di essere stato licenziato dieci giorni prima del matrimonio. Mi chiedo: la politica a queste persone quali risposte pensa di riuscire a dare?”.

Il settore automobilistico, e non solo quello, è in tutta la regione nel ciclone della recessione, basti pensare – sempre in orbita Fiat – allo stabilimento di Pomigliano d’Arco, oppure, tornando all’Irpinia, alla Cablauto. Perché?

E’ cambiato il vento. La crisi è la diretta conseguenza dei problemi della casa madre sul piano globale e degli affanni dell’economia mondiale che inevitabilmente si ripercuotono direttamente (calo delle commesse in primis) o indirettamente (drastica riduzione dei consumi) sui volumi produttivi dell’industria. La Fma, nel dettaglio, soffre per la riduzione della domanda di motori diesel di medio-alta cilindrata. In definitiva, le auto non si vendono e lo stabilimento resta chiuso. E il guaio è che non si vede ancora uno spiraglio per uscire dal tunnel”.

In che modo può ripartire l’opificio di Pratola Serra?

C’è grande apprensione per il futuro, ma le soluzioni al problema non sono una chimera. Certo, molto dipenderà anche dall’andamento dei mercati, ma per la Fma vedo due possibili linee d’azione già nell’immediato: una relativa all’aspetto occupazionale, l’altra alla strategia aziendale. All’emergenza bisogna dare innanzitutto una risposta salariale che passi per un concreto rialzo dei massimali della cassa integrazione. La tutela del lavoro con la conseguente predisposizione degli ammortizzatori sociali non è solo un dovere verso la classe operaia, ma anche l’imprescindibile punto di partenza in vista della ripresa che spero davvero si materializzi, come auspicato da molti, a partire da luglio 2009.
Sotto il profilo industriale, credo sia necessario invece immaginare una redistribuzione del lavoro in casa Fiat. Bisogna ampliare la gamma produttiva in Irpinia per incrementare le commesse, ad esempio trasferendo qui la realizzazione dei motori di medio-bassa cilindrata, attualmente assemblati negli stabilimenti polacchi
”.

E proprio in riferimento alle iniziative da porre in essere, anche Zaolino ha partecipato in mattinata al summit regionale di Napoli, che ha visto la presenza delle tre sigle Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm Uil. Al centro del dibattito la gravità della crisi del metalmeccanico in Campania, dove sono circa 10mila i lavoratori in totale, tra dipendenti Fiat e dell’indotto, per cui è stata richiesta la cassa integrazione. ”Un incontro che ha mostrato la giusta compattezza dei sindacati nel fronteggiare il problema – ha commentato il segretario provinciale Fim – Quella coesione – ha concluso – che mi auguro arrivi presto anche sul piano nazionale”. (di Eddy Tarantino)

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