Avellino – In teoria ci si aspettava una vera e propria invasione del centro sociale ed invece è stata contenuta la presenza dei dipendenti della Fma all’incontro con Rotondi. La disillusione (o l’ineluttabilità del fato) circa una vicenda che si porta avanti da tanto tempo ha fatto poi il resto. Si è fatto attendere il Ministro stamane e nell’attesa cresceva anche l’irrequietudine dei presenti: “Le speranze sono ridotte al lumicino – dicono gli operai della Fma –. Ora ci vogliono far mangiare la storia della formazione professionale per lavoratori in cassa integrazione. Ma che fine hanno fatto i dipendenti di Pomigliano che solo un anno fa hanno partecipato a questi corsi?”. Paolo (nome di fantasia) lavora a Pratola da 10 anni. Prima di passare all’Fma aveva lavorato per due anni presso gli stabilimenti di Melfi. “Per due anni ho fatto sacrifici enormi sobbarcandomi levatacce alle 3 di mattina e 100 chilometri di autobus o auto per raggiungere la sede di Melfi e mettermi al lavoro alla catena di montaggio. Allora mi sembrava un incubo ma oggi mi ritrovo a rimpiangere quei momenti”. L’orizzonte sul futuro dell’Fma rimane nuvoloso e le prospettive incerte visto anche il mancato rinnovo della commessa General Motors. “Lo scorso anno abbiamo prodotto più di 100mila propulsori per la GM ed è stato già previsto il taglio di questa quota per questa nuova stagione. Da sabato scorso siamo ritornati a spasso: forse rientreremo in attività il 9 febbraio senza peraltro avere certezze sul futuro”. La vicenda di Paolo è la stessa di moltissimi che si ritrovano a portare avanti la famiglia con 800 euro al mese: “Non ci si arriva alla fine del mese con questi soldi e allora tocca tagliare tutte le spese e nel novero del superfluo spesso rientra anche il necessario. Noi dipendenti dell’Fma siamo ormai schedati come soggetti da evitare dalle finanziarie”. Ed altri: “La colpa è dei politici: vogliono strumentalizzare anche questa tragedia. Cosa aspettano a reagire? Vogliono che tutto sfoci in una protesta globale come è accaduto in Argentina”. Ma la crisi del comparto auto attraversa trasversalmente tutta la Regione. La grande fabbrica del Lingotto alle porte di Napoli, rinnovata completamente nei mesi scorsi dopo un lungo periodo di chiusura, continua a essere l’anello debole. La nuova Alfa 149, l’erede della 147, sul mercato ormai da otto anni, è stata dirottata a Cassino, la MiTo viene prodotta a Mirafiori, mentre per la gamma 159, prodotta dal 2006 a Pomigliano, non ci sono per ora novità se non un leggero restyling nei prossimi mesi: “L’Fma è in ginocchio, la Cablauto rischia la chiusura. E a Pomigliano? La prossima volta che un rappresentante del Governo scenderà ad Avellino per ascoltarci si troverà di fronte anche tutti i colleghi di Napoli e allora sarà troppo tardi”. E allora meglio parlare (e sognare) dei fantastimilioni di Kakà in Inghilterra o dei nuovi rinforzi dell’Avellino. Questo è l’anno buono, non per l’Fma. (di Antonio Pirolo)
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