Avellino – La crisi e la frattura che si sono determinate all’interno del Prc irpino e, più in generale, su scala nazionale, sembrano essere approdate ad un livello addirittura drammatico ed insanabile, prossimo ad un’inevitabile e dolorosa scissione interna.
Ma nulla avviene casualmente e per questo il prof. Lucio Garofalo sollecita una riflessione onesta, serena e rigorosa per provare ad indagare e comprendere le ragioni di una deriva storico-politica.
“Il fatto che si sia ridotti a rimpiangere la vecchia gestione maraiana della segreteria provinciale del Prc, è un motivo di amara delusione, un segnale a dir poco allarmante. E’ un dato oggettivamente inquietante che denota lo sfacelo prodottosi nel partito, il livello di arretratezza in cui è precipitato il Prc in provincia di Avellino, a causa soprattutto (ma non solo) dei metodi cinici e spregiudicati adottati nella gestione interna.
A leggere alcuni commenti sembra di capire che le fratture e le lacerazioni interne, le contraddizioni e le lotte intestine al Prc siano da attribuire alla semplice e mera ‘cattiveria’ umana.
In tal guisa sono state trascurate, oppure omesse e ignorate del tutto, le correlazioni con altri fattori causali, da ricondurre a processi di natura più vasta e complessa, insiti nei rapporti tra le forze sociali e materiali che si collocano nell’attuale sistema politico, economico e strutturale che fa capo al capitalismo non solo nazionale ma globale. Tali equilibri di forza hanno fatto del Prc, un partito non più di classe, non più rivoluzionario ma un organismo, nella migliore delle ipotesi, di tipo democratico-progressista, illuminista-borghese e radical-chic.
Può anche darsi che sia avvenuto qualcosa di simile a quanto è accaduto in passato a formazioni politiche ben più importanti e di massa: si pensi alla socialdemocrazia tedesca e ad altri partiti socialisti della II Internazionale. Oppure si pensi al Partito Comunista Italiano, snaturatosi sin dai tempi di Togliatti in virtù di un processo degenerativo in senso burocratico-verticistico, e trasformatosi alla fine in una forza interclassista, subalterna al potere democristiano, addirittura conservatrice che ha contribuito ad arginare le lotte più avanzate ed emancipatrici sorte dal 1968 in poi, soffocando le spinte propulsive esercitate all’interno del movimento operaio, sindacale e politico italiano.
Naturalmente, il mio contributo non vuol essere per nulla esaustivo delle cause che hanno condotto all’attuale disastro locale e nazionale, che ha segnato l’eclissi totale della cosiddetta ‘sinistra radicale’ all’interno dello scenario politico parlamentare, quale risultato finale di un processo storico di deriva e di crescente marginalizzazione e subalternità politico-culturale del Prc ai poteri egemoni e dominanti all’interno della società italiana”.
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