Crisi del nocciolo, la Provincia in prima linea

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Riduzione della produzione, ma buoni prezzi al quintale. Sono questi gli indirizzi in controtendenza del comparto nocciole in Irpinia. Per una provincia che da sola vanta il 30 per cento di piazzamento nazionale sul mercato, coprendo buona parte del fabbisogno regionale, è davvero un colpo allo stomaco. Fonte dell’improvviso go down produttivo, la negativa contingenza dovuta a una serie di eventi meteorologici avversi che si sono succeduti da gennaio a maggio. Sarà circa la metà di quella dello scorso anno la produzione di nocciole per il 2005. Si calcola infatti che a fronte dei 400 mila quintali dell’eccezionale campagna 2004, quest’anno si arriverà a stento ai 200 mila. Una perdita secca del 50 per cento, parzialmente compensata dal prezzo al produttore che sta subendo un’impennata senza precedenti. Complice, l’andamento della stagione in Turchia, ancora pesantemente condizionata dalle gelate che hanno flagellato le piantagioni nel 2004. In merito alla situazione irpina, interviene l’assessore provinciale all’Agricoltura, nonché membro dell’esecutivo della Comunità montana Vallo Lauro Baianese, il comprensorio più vocato alla produzione di nocciole, Vincenzo Alaia.

Assessore Alaia, quale la diagnosi del settore in Irpinia?
“Attualmente la situazione è critica. L’anno scorso è stata una grande annata, sia in termini di quantità e qualità di produzione, che di prezzo. Oggi, invece, soffriamo il peso di ripercussioni gravi: una drastica riduzione della produzione ancora di più acuita da una strategia di pricing orientata alla riduzione”
La produzione di nocciole è una delle leve portanti della nostra economia agricola. Cosa sta facendo il suo assessorato per rimediare al danno?
“Come amministrazione provinciale stiamo cercando di spingere al massimo questo prodotto attraverso interventi di marketing territoriale e operazioni finalizzate al conseguimento dell’Igt. Stiamo inoltre collaborando con l’Ente Regione per la valorizzazione del nocciolo attraverso un articolato programma regionale, ‘Terre dell’antico nocciolo’ ”.
Pensa che sia importante a tal fine diffondere una maggiore cultura consortile tra i frammentati produttori locali?
“Certo, il nostro scopo è proprio quello di fare aderire al marchio unico i nostri produttori. La frammentazione del territorio, in tal senso, è infatti un grosso gap, a fronte dell’obiettivo di una sempre maggiore penetrazione e resistenza delle nocciole irpine sul mercato. Ma un unico marchio territoriale è in grado di conferire al prodotto un’immagine più forte e un piazzamento più efficace”. (di Antonietta Miceli)

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