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E’ stato proprio il numero uno della Fiom irpina, in apertura, a spiegare premesse e finalità del dibattito. A partire dai dati Ocse, che rivelano come la disoccupazine a fine 2010 salirà oltre il 10% in Italia, con punte del 30% nel contesto campano, fino al grande aumento delle ore di cassa integrazione ordinaria, ed alla crisi generale in cui versano decine di aziende irpine, di cui l’ultima è la Saira, Scarpa ha osservato come “la crisi è ancora molto dura e certamente negli anni a venire ci sarà bisogno di un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali. Nella relazione introduttiva del segretario provinciale della Fiom, attenzione particolare è stata riservata alla vertenza Fma. In particolare, Scarpa si è soffermato sulle ultime vicende dello stabilimento di Pratola Serra, ovvero la concessione della Cassa integrazione ordinaria ai lavoratori e le nuove “assunzioni” dei dipendenti Ceva, da una parte, ed il rischio di esuberi e le deroghe al contratto nazionale del 2008 dall’altra. “ La Cig ordinaria è prevista dalla legge – ha osservato -, non si tratta certo di una conquista del sindacato. Per quanto riguarda i licenziamenti – ha proseguito – voglio ricordare che per escluderne il rischio è necessario produrre 500 mila motori annui, a fronte dei 150/200mila che si producono attualmente”. Quindi sulla vicenda “Ceva”. “Qualcuno vuole farle passare come assunzioni – ha affermato, ma si tratta di lavoratori che già facevano parte del gruppo Fiat e sulla cui esternalizzazione, già ci eravamo opposti 10 anni fa”. Pessimista sulle prospettive future dello stabilimento, Scarpa ha poi evidenziato: “Al momento non vedo certezze e nemmeno la produzione dei motori Chryselr potrà portare la produzione alla soglia dei 500 mila motori annui. Il piano Marchionne, poi, non esiste affatto; si vive alla giornata”.
E per finire sulla possibilità che le deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici sul modello “Pomigliano” possano essere estese anche alle altre aziende del settore irpine e non. “L’attacco – ha dichiarato – mira a smantellare l’intero contratto collettivo, e i lavoratori che vorranno opporsi alle deroghe saranno sottoposti a misure disciplinari”. Parole, queste, a cui hanno fatto eco le dichiarazioni del segretario regionale della Fiom Maurizio Mascoli: “ Non a caso, la strategia è partita dal Mezzogiorno, dove il ricatto del lavoro è molto più incisivo. Per questo – ha concluso – l’appello che lanceremo nella manifestazione del 16 ottobre è rivolto a tutte le forze democratiche del Paese, affinchè possano unirsi a noi nella mobilitazione”.