Crisi comparto industriale – La Fiom dice no al modello “Pomigliano”

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Avellino – Si è svolto in mattinata, presso il centro sociale “Samantha Della Porta” il direttivo della Fiom Cgil avente ad oggetto la situazione generale del comparto industriale alla luce della crisi ed il netto rifiuto all’estensione delle deroghe sul modello “Pomigliano” al contratto collettivo nazionale dei metalmeccanici firmato nel 2008 da tutte le sigle sindacali. Al dibattito, che è servito anche da preludio alla manifestazione nazionale della Fiom prevista per il 16 ottobre prossimo a Roma, hanno partecipato, tra gli altri, esponenti politici del centrosinistra irpino, quali Gennaro Imbriano di SeL e Generoso Bruno del Pd, oltre ad importanti esponenti sindacali quali, il segretario generale della Cgil irpina, Vincenzo Petruzziello, ed i coordinatori, provinciale e regionale della Fiom, Sergio Scarpa e Maurizio Mascoli.

E’ stato proprio il numero uno della Fiom irpina, in apertura, a spiegare premesse e finalità del dibattito. A partire dai dati Ocse, che rivelano come la disoccupazine a fine 2010 salirà oltre il 10% in Italia, con punte del 30% nel contesto campano, fino al grande aumento delle ore di cassa integrazione ordinaria, ed alla crisi generale in cui versano decine di aziende irpine, di cui l’ultima è la Saira, Scarpa ha osservato come “la crisi è ancora molto dura e certamente negli anni a venire ci sarà bisogno di un massiccio ricorso agli ammortizzatori sociali. Nella relazione introduttiva del segretario provinciale della Fiom, attenzione particolare è stata riservata alla vertenza Fma. In particolare, Scarpa si è soffermato sulle ultime vicende dello stabilimento di Pratola Serra, ovvero la concessione della Cassa integrazione ordinaria ai lavoratori e le nuove “assunzioni” dei dipendenti Ceva, da una parte, ed il rischio di esuberi e le deroghe al contratto nazionale del 2008 dall’altra. “ La Cig ordinaria è prevista dalla legge – ha osservato -, non si tratta certo di una conquista del sindacato. Per quanto riguarda i licenziamenti – ha proseguito – voglio ricordare che per escluderne il rischio è necessario produrre 500 mila motori annui, a fronte dei 150/200mila che si producono attualmente”. Quindi sulla vicenda “Ceva”. “Qualcuno vuole farle passare come assunzioni – ha affermato, ma si tratta di lavoratori che già facevano parte del gruppo Fiat e sulla cui esternalizzazione, già ci eravamo opposti 10 anni fa”. Pessimista sulle prospettive future dello stabilimento, Scarpa ha poi evidenziato: “Al momento non vedo certezze e nemmeno la produzione dei motori Chryselr potrà portare la produzione alla soglia dei 500 mila motori annui. Il piano Marchionne, poi, non esiste affatto; si vive alla giornata”.

E per finire sulla possibilità che le deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici sul modello “Pomigliano” possano essere estese anche alle altre aziende del settore irpine e non. “L’attacco – ha dichiarato – mira a smantellare l’intero contratto collettivo, e i lavoratori che vorranno opporsi alle deroghe saranno sottoposti a misure disciplinari”. Parole, queste, a cui hanno fatto eco le dichiarazioni del segretario regionale della Fiom Maurizio Mascoli: “ Non a caso, la strategia è partita dal Mezzogiorno, dove il ricatto del lavoro è molto più incisivo. Per questo – ha concluso – l’appello che lanceremo nella manifestazione del 16 ottobre è rivolto a tutte le forze democratiche del Paese, affinchè possano unirsi a noi nella mobilitazione”.

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