Copiosa perdita ad una condotta, scarica barile mentre l’acqua si spreca

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Perdita_d'acqua

Il Comune di Ariano dice che è competenza dell’Alto Calore, l’Alto Calore dice che è competenza dei privati. Intanto quella perdita è lì da quasi un anno e l’acqua, bene pubblico ed essenziale, si spreca.

La segnalazione arriva da località Torreamando ad Ariano Irpino. La condotta guasta si trova al di sotto di una strada vicinale dove vivono 5 famiglie e la perdita è talmente copiosa da aver inondato il terreno che vi confina.

«Ho chiamato più volte l’Alto Calore, sia gli uffici di Ariano che quelli di Avellino – spiega Mario La Canfora ex operaio e rappresentante sindacale presso la Comunità Montana dell’Ufita, oggi in pensione – e mi è stato risposto che non è di loro competenza in quanto devono risolvere i privati che però non lo fanno. Mi hanno detto di chiamare il Comune, e l’Ufficio tecnico mi ha spiegato che deve provvedere l’Alto Calore. Uno scarico di responsabilità assurdo, con una perdita di acqua pubblica costante, mentre tutti i santi giorni ci viene tolto il servizio pubblico di rifornimento perchè le risorse idriche scarseggiano».

Un vero controsenso che indigna ed il consueto scaricabarile che indigna ancor di più. Ma la legge in questi casi cosa dice? Non potrebbe, per esempio, intervenire il Comune “in danno” e poi rivalersi sui privati mettendo subito fine a questo spreco? Oppure essendo l’acqua “un bene pubblico” la cui rete è affidata a quello che la Legge definisce “ente gestore del servizio” non dovrebbe in ogni caso esserne responsabile?

Lo abbiamo chiesto ad un esperto in materia e ci ha spiegato: «I rapporti tra il gestore del servizio ed i proprietari dei beni sui quali è stata realizzata la tubazione dovrebbero essere regolamentati in base allo schema della servitù di acquedotto e quindi le parti dovrebbero stipulare un vero e proprio contratto che stabilisca rispettivi diritti e doveri, ma questo avviene molto raramente. Trattandosi però di impianti che esistono quasi sempre da decine di anni, deve ritenersi costituita nella stragrande maggioranza dei casi una servitù di acquedotto a titolo originario. Ciò comporta la conseguenza che, secondo lo schema codicistico in materia di servitù, il titolare del fondo servente non è tenuto a compiere alcuna opera necessaria all’esercizio della stessa la cui esecuzione resta quindi a carico dell’ente gestore. In base alla Legge Galli del 1996 le acque, anche quelle presenti nel sottosuolo, hanno natura pubblica e tale principio è stato rafforzato dal decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152 (cd. Legge Ronchi). In pratica l’acqua è soggetta a potestà pubblica dalla captazione fino alla consegna all’utente finale».

E dunque la palla torna all’Alto Calore con un accorato appello affinchè metta fine a tanto spreco di risorsa idrica.