Congresso Pd, la nota di Bove, Rusolo e Alvino

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Di seguito il documento politico redatto da Giovanni Bove (Assemblea Regionale PD Campania), Maria RusoloGaetano Alvino del Pd di Avellino, indirizzata a Matteo Renzi, alla Commissione nazionale del partito e al Segretario regionale del Pd Assunta Tartaglione.

Siamo ad una svolta epocale, non rinviabile nel tempo e nello spazio, siamo al momento in cui dinanzi a due strade, non si può rimanere in attesa, di qualche viandante che ci indichi quella più tranquilla, dobbiamo iniziare il nostro viaggio.

Un viaggio difficile e faticoso, che abbiamo tutti gli strumenti per affrontare, se solo riusciamo a riscoprire i valori che ci hanno tenuto insieme negli anni, e soprattutto recuperiamo il contatto con la comunità.

Quella comunità fatta di milioni di persone, che vivono al di sotto della soglia di povertà, che non hanno un contratto di lavoro stabile, che vivono la complessità del disagio sociale, e dell’assenza di strutture per l’accoglienza, che non sperano e non cercano più nulla, e che hanno smesso di guardare l’alba dalla finestra al mattino.

La sconfitta del 4 dicembre, e la decisione della Consulta sull’Italicum, non lasciano più spazio ad alcun tentennamento, il PD deve riaprire le porte delle proprie stanze, ad iscritti, militanti, e simpatizzanti, deve riuscire a travolgere e coinvolgere i giovani, riportandoli a scoprire quanto bella possa essere l’appartenenza e la condivisione di valori e progetti per il futuro, spingendoli a pensare che il Paese ha le risorse per risorgere, conquistando il posto che merita in Europa e nel mondo, mostrando ad essi che si può partecipare ai processi decisionali ed esserne parte, scegliendo di non essere pedine e sudditi, preda e vittime di paure ataviche ed incontrollate.

Non abbiamo tempo se non vogliamo perdere la partita e lasciare che il vento della destra ottusa e xenofoba, tutto travolga attraverso un populismo asfissiante.

In questo scenario, l’Irpinia si accingerebbe a celebrare il nuovo tesseramento ed un congresso straordinario, attraverso cui mettere fine ad una sorta di Commissariamento politico, condotto da un Direttorio rappresentativo delle “correnti” esistenti in provincia.

Le preoccupazioni per l’ennesimo “assalto alla diligenza” con un nuovo tesserificio ed una gestione non rispondente allo Statuto sono molto forti.

Noi vogliamo contribuire a costruire nel PD, ed anche in Irpinia, una nuova, unica e vera comunità di militanti; per far ciò non basta un tesseramento ed un congresso.

Ma occorre un Partito che rimetta al centro della discussione la QUESTIONE MORALE e con essa la Questione del Sud, sempre più stretto nella morsa del malaffare e del malcostume, sventrato e cementificato, in cui le bellezze artistiche e naturali sono invase ed abbandonate ad un destino tetro ed inesorabile.

Il rimprovero che Berlinguer muoveva nell’intervista rilasciata a Scalfari è di una attualità sconvolgente, siamo oltre il malaffare e la collusione siamo dinanzi all’invasione, all’occupazione, alla colonizzazione da parte della Politica di ogni anfratto della macchina amministrativa, con il profondo scollamento dalla realtà e pezzi di una società che ha perso i punti di riferimento e non ha più eroi. Beato quel Paese che non ha bisogno di eroi, o beato forse quel Paese che nel momento del bisogno è in grado di riconoscere i propri e di aiutarli e sostenerli.

La nostra generazione non può più attendere, siamo votati alla povertà spirituale e a quella economica, se non affrettiamo il passo e mettiamo le nostre competenze e le nostre volontà a disposizione del Paese, attraverso il recupero di uno percorso che sia soprattutto politico e che parta dalla ricostruzione attraverso la sintesi del Nostro Partito.

Non abbandoneremo la nostra casa nelle mani della furia delle appartenenze, e delle correnti, non lasceremo l’Italia avvolta nelle nebbie del Populismo osceno delle destre, che si nutrono della paura e dei timori del futuro. Il futuro deve essere una risorsa non un incubo, una prospettiva non un limite al nostro orizzonte.

La Questione Morale nasce come seria proposta politica proprio dopo il Terremoto in Irpinia, dinanzi alle macerie ed ai ritardi colpevoli della macchina amministrativa, dinanzi al monito del Presidente Pertini, Berlinguer si accorge che non è più possibile rinviare, e che il l fallimento delle politiche di solidarietà nazionale fossero il risultato di un sistema politico e istituzionale corroso e malato. “La questione morale esiste da tempo. Ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale, poiché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni”.

“I partiti non fanno più politica, sono soprattutto macchine di potere e di clientela: scarsa o mistificata conoscenza della vita e dei problemi della società, della gente; idee, ideali, programmi pochi e vaghi; sentimenti e passione civile, zero”.

Siamo fermi a quel momento e poco o nulla è cambiato eppure “ c’è un’altra Italia, diversa da quella “brutta, sporca e cattiva… si c’è un’altra Italia dal cuore generoso, buono e dal sentir alto e nobile; l’Italia solidale ed ospitale, delle belle speranze e dei pensieri gentili; l’Italia testimone rigorosa ed insieme riservata dei grandi valori etici… l’Italia libera e democratica” ed è nel nome di questa Italia che noi rivolgiamo un appello alla parte pulita del Partito affinchè si unisca, stringendo i ranghi nella battaglia per il bene del partito e del Paese. Ora o mai più.