Conflitto di interessi, D’Agostino e Iannace: la nota di SeL Avellino

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Giancarlo Giordano
Giancarlo Giordano

Di seguito il testo del Documento politico del Coordinamento provinciale della Federazione SEL/SI di Avellino.

Un filo corposo e tenace lega le vicende politiche degli ultimi anni nel nostro paese e questo filo si chiama conflitto di interessi. Prima ha contrassegnato con sfrontata evidenza la lunga stagione berlusconiana delle leggi “ad personam” ed ora torna prepotentemente in campo ispirando e pervadendo i comportamenti e gli atti del governo Renzi. Un groviglio di interessi molto materiali è quello che si palesato nella vicenda delle banche toscane e del petrolio lucano. In entrambi i casi si ritrovano coinvolti familiari dei membri dell’esecutivo, imprenditori, faccendieri e rappresentanti di gruppi di pressione. Relazioni pericolose che evidenziano con nettezza la vera natura di questo governo, di un esecutivo, cioè, che pur di esaudire le richieste dei poteri che contano non esita a schierarsi contro i piccoli risparmiatori e i lavoratori e a colpire i territori, le coste, l’ambiente.
Curioso. Renzi si vanta di aver realizzato la modifica della Costituzione, stravolgendo oltre quaranta articoli, ma si è guardato bene dal regolamentare il conflitto di interessi, a testimonianza che la fonte da cui trae origine il programma di governo è il patto del Nazareno stipulato con Berlusconi.

Di conflitto di interessi, di commistione tra pubblico e privato, parlano anche le vicende che hanno riguardato nei giorni scorsi personalità politiche irpine: l’on D’Agostino e il consigliere regionale Iannace.

Per il primo c’è stato un rinvio a giudizio per questioni inerenti la sua attività di imprenditore edile che si sovrappone a quella di deputato. Per i fatti contestati la Magistratura farà il suo corso e l’auspicio è quello che D’Agostino risulti scagionato da ogni addebito. Resta l’intreccio di ruoli e di funzioni, restano gli interessi imprenditoriali che certamente non favoriscono l’autonomo esercizio della rappresentanza politica.

Per Iannace siamo in presenza, invece, di una sentenza di condanna in primo grado a sei anni di reclusione e cinque anni di interdizione dai pubblici uffici. Una sentenza di primo grado non è definitiva, ci sono altri e successivi gradi di giudizio e bisogna aspettare che il percorso giudiziario sia interamente ultimato. Tuttavia, anche se di primo grado, una sentenza è pur sempre tale e delle sentenze emesse da un Tribunale occorre avere rispetto. In essa viene riconosciuto che una struttura sanitaria pubblica è stata utilizzata in modo privatistico e che da questa situazione sono scaturiti vantaggi per i condannati. Ancora un conflitto di interessi. Iannace, però, oggi è un consigliere regionale della maggioranza che sostiene De Luca ed è il primo componente del nuovo Consiglio regionale ad essere raggiunto da un provvedimento giudiziario di condanna.

Questa sua condanna, seppur in primo grado, è la prova della “estrema disinvoltura” con la quale furono composte le liste a sostegno di De Luca quando, senza remore, si decise di imbarcare inquisiti ed “impresentabili” pur di vincere le elezioni. Oggi è la migliore conferma che la nostra scelta di correre in autonomia, rifiutando l’apparentamento con De Luca, per quanto sfortunata fu assolutamente giusta.
Iannace già all’atto della composizione delle liste risultava rinviato a giudizio e ciò nonostante fu candidato con lo scopo di ottenere il notevole consenso di cui era portatore e che poi, come si è visto, ha decisamente contribuito a decretare la vittoria dell’attuale maggioranza e a conquistare un seggio in Consiglio regionale per la sua lista.

Il Partito democratico ora non se ne può uscire scaricando Iannace dopo averne utilizzato il consenso in sede elettorale. Il Pd ha dinanzi a se il tema di come si ricostruisce nella pratica politica la relazione tra Politica e Legalità, tema che nel caso del consigliere regionale Iannace si declina con le sue dimissioni, al di là di quello che prevede la legge Severino. Anche per Iannace sarebbe una scelta utile, per potersi dedicare in piena libertà all’impegno per vedere riconosciute le proprie ragioni nei diversi gradi di giudizio.

Per quanto ci riguarda continuiamo ad avere piena fiducia nell’operato della Magistratura e a batterci per la difesa e il rilancio della sanità pubblica.

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