Confapi – Giudizio critico sulla Campania lontana…da Lisbona

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Per la Confapi la Campania è lontana dagli obiettivi di Lisbona. Se la distanza media per l’Italia è di 50,6 per cento, la Campania registra un poco incoraggiante 84,5 per cento. Fanno peggio solo Puglia (93,8), Sicilia (96,4) e Sardegna (100). Quattro i fattori da considerare: occupazione, innovazione, coesione sociale e sostenibilità ambientale. La performance campana più preoccupante riguarda proprio l’occupazione. Dati negativi anche per la coesione sociale (53,4 è il dato medio italiano, 75,4 la “distanza” per la Campania che si attesta come quart’ultima) e per la sostenibilità ambientale (39,8 è il dato medio italiano, 81,3 per la Campania). Va un po’ meglio per l’innovazione (31,8 la media; 52,7 per la Campania, undicesima tra le regioni italiane). Sono questi alcuni dei dati che emergono da una ricerca condotta da il Sole24Ore Centro Sud Sintesi di Venezia. “La distanza dagli obiettivi di Lisbona è una cartina tornasole importante dello stato di difficoltà del nostro sistema Paese – ha dichiarato Dario Scalella – presidente Confapi Campania – Le differenze tra Nord e Sud Italia ripropongono con forza la necessità di puntare sul Mezzogiorno come unica scelta possibile per uno sviluppo duraturo dell’intera penisola. Ed è necessario individuare misure specifiche che incidano su produttività e emersione. Se nel decennio 1995-2005 il lavoro irregolare è aumentato nel Mezzogiorno (per circa 232 mila unità) ed è diminuito al Nord, è ancora più palese la necessità di individuare strumenti ad hoc, da sperimentare nelle regioni meridionali. L’altro enorme problema (oltre alla sicurezza) è legato alla produttività. Per favorire la produttività occorrono maggiori investimenti in ricerca e sviluppo e una formazione più adeguata al mondo produttivo. Un monito che vale anche per la Campania. Nella nostra regione, infatti, se l’urgenza che emerge è quella di creare occupazione, anche il dato a prima vista ‘incoraggiante’ relativo all’innovazione, tuttavia, segnala una velocità di avvicinamento agli obiettivi europei di per sé preoccupante”. Un’altra questione di fondo è legata ai tempi della politica, una voce che incide molto su quel 4% del Pil annuo, “bruciato nel nostro Paese come costi delle imprese (il dato peggiore in Europa, con Grecia e Portogallo). Se vi sarà un’accelerazione nell’invio della Carta degli Aiuti a Bruxelles (l’Italia, insieme all’Olanda è l’unico Paese a non averlo ancora fatto) il sistema produttivo lo prenderà come un buon segnale. Verso una nuova fase che veda sempre più i tempi della politica allineati a quelli delle imprese”.

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