Conf. Donne – Pandolfelli: “Stanchi a spartizione poltrone nel Pd”

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Da Franca Maria Pandolfelli, Dirigente PD Solofra riceviamo e pubblichiamo “Ieri al Coordinamento Provinciale del PD, si è svolto un dibattito sulla creazione ad Avellino della Conferenza Provinciale delle donne. Il dibattito è stato indetto frettolosamente, perché al 21 gennaio è stata stabilita la data di scadenza per la sua costituzione. Esso all’inizio è stato interessante, la Segretaria Lengua ha spiegato le funzioni dell’organo, sottolineando l’importanza e la rilevanza identitaria che deve assumere come mezzo per la costituzione di una classe dirigente. Successivamente questo dibattito alla fine si è rivelato, a mio avviso, alquanto sterile perché come sempre era solo la legittimazione di un organo nuovo con metodi vecchi. Difatti dovevano essere elette otto delegate regionali. La logica democratica induce a pensare che la scelta dovesse avvenire con una votazione fra i presenti, senza liste già predisposte con nominativi addirittura assenti alla riunione. La ripartizione dei posti è avvenuta invece in base a mozioni congressuali 2009, senza tener presente i cambiamenti nel contesto politico attuale. Tutte le persone che avrebbero voluto essere delegate, ma attualmente non si identificano né nei Franceschiniani, né nei Bersaniani, e né nei Mariniani, vengono automaticamente escluse pure essendo militanti e vogliose di fare. Non basta semplicemente essere iscritte al PD. Siamo stanche di assistere a spartizioni di potere e di poltrone. Siamo nel 2011, chiediamo rinnovamento e cambiamento. Io personalmente pensavo, ma forse è l’ingenuità della mia età, che con la creazione di un organo nuovo non ci fossero divisioni interne. La domanda che mi pongo è: siamo o non siamo del PD? Quando decidiamo di viaggiare uniti e compatti verso la stessa direzione? Ieri ho avuto l’ennesima delusione, che mi allontana sempre di più da questi giochi di partito, destinati, a mio avviso, ad indebolire e a chiudere sempre di più il partito in una cerchia ristretta di persone già conosciute (questa sarà la “nuova” classe dirigente) e ad allontanare i giovani dalla vita politica”.

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