Valentina e Alessandro Capuano, gli irpini presenti sulla nave Concordia raccontano la loro esperienza. Sono nipoti di Maria e Giovanni che nel 1912 partirono da Southampton imbarcandosi sul Titanic alla ricerca di una nuova vita. “Nonna Maria” riuscì a salvarsi, e ha sempre raccontato ai ragazzi quella tremenda esperienza in cui 1.517 persone rimasero uccise nelle gelide acque dell’Atlantico. Giovanni, purtroppo, è tra questi. Aveva 25 anni, lavorava sul Titanic come cameriere pur di raggiungere l’America dove sognava una nuova vita. Ma nel nuovo continente non è mai arrivato. Ad Alessandro e Valentina, per fortuna, è andata meglio. “Abbiamo sentito due boati – ha raccontato Valentina – Eravamo ancora nelle cabine, ci stavamo preparando per la cena. Dopo il primo rumore siamo usciti, ma il personale di bordo ci ha ordinato di rientrare, di chiuderci dentro e di aspettare perché si trattava solo di un guasto tecnico che si sarebbe risolto in poco tempo. Per fortuna abbiamo contravvenuto ai loro ordini e siamo scappati subito sul ponte“. Ma lì la situazione era ancora più drammatica. Valentina ricorda le grida e davanti agli occhi ha ancora le immagini di disperazione dei più deboli: anziani, bambini, una donna su una sedia a rotelle. Per loro, più degli altri, mancava ogni appiglio su quella nave che lentamente si inclinava e immergeva un fianco nel mare. “Nessun aiuto dal personale – racconta – e il comandante non si è mai visto. L’ultimo ricordo che ho di lui è al cocktail di benvenuto a Civitavecchia. Gli altoparlanti, intanto, continuavano a ripetere di stare tranquilli e che tutto si sarebbe risolto in pochi minuti“. E invece non è andata così. La Concordia ha continuato a piegarsi, con i suoi passeggeri accalcati attorno alle scialuppe di salvataggio. Tutto buio attorno. Mancavano anche i salvagente, racconta Valentina. Così, mentre le pareti della nave diventavano il soffitto, per il fratello e per il compagno é cominciata una corsa a ritroso, contro la forza di gravità, per recuperarne quattro in cabina. “Le scialuppe erano bloccate per via della ruggine – racconta la superstite – un marinaio asiatico più terrorizzato di noi ne ha liberata una a colpi di accetta. E mentre scendevamo dal fianco della nave abbiamo sbattuto più volte contro lo scafo. E’ stato davvero infernale“.
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