Commercio in città: Avellino ferma al PAC del 2006

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Shopping centro commerciale
Shopping centro commerciale

Il Piano per le Attività commerciali di Avellino è fermo al 2006. Dopo 8 anni, la fotografia del commercio in città è rimasta invariata e di conseguenza ogni strategia per gli esercizi commerciali congelate.

Il Piano di settore riguardante le attività commerciali, conosciuto anche con l’acronimo di P.A.C., è lo strumento cardine per la regolamentazione del commercio in città. Approvato nel 2006 dalla giunta Galasso, non è stato mai più modificato.

Domenico De Rosa, in qualità di responsabile del progetto, è stato l’ultimo funzionario dell’amministrazione comunale ad occuparsi della definizione di un piano capace di offrire una visione strategica per le attività commerciali in città.

«All’epoca – ricorda De Rosa – con l’assessore Nicola Micera mettemmo mano al vecchio piano del 2002 e in breve tempo varammo il nuovo PAC, in linea con le nuove destinazioni urbanistiche incamerate e normate dal nuovo Piano urbanistico comunale. Dal 2006 ad oggi, però, il Piano per le attività commerciali non è stato mai modificato nonostante le prescrizioni imponessero un aggiornamento costante ogni quattro anni. Questo lasso di tempo non è mai stato rispettato e di conseguenza, al settore Attività produttive della Regione Campania non sono mai pervenute nuove comunicazioni relative alle linee strategiche per la media e grande distribuzione in città».

Il PAC del 2006, nel rispetto delle destinazioni d’uso redatte all’interno del Piano urbanistico comunale, prevedeva una zonizzazione specifica della città.

Partendo dalla Zona Bianca, quella in cui cadono le aree periferiche e in cui vigono meno restrizioni fino alla Zona Blu del Centro storico, area nevralgica dove le attività commerciali non possono superare i 150 metri quadrati di superficie a causa della densità abitativa.

Passando per la Zona Rossa del centro città dove possono sorgere gli esercizi di vicinato fino a 250 metri quadri di superficie e la Zona Verde della prima periferia destinata alla media distribuzione.

Nel 2002, anno dell’entrata in vigore della legge Bersani, che liberalizzò la nascita degli esercizi di vicinato, il Piano prevedeva l’ingresso nel panorama del commercio cittadino di mega strutture per la grande distribuzione organizzata come l’Ipercoop di via Pescatori, il Gs di via Tagliamento e il centro commerciale di Picarelli.

Dopo di allora la geografia del commercio in città è rimasta immutata.

«Il PAC del 2006 in sostanza normava la nuova situazione che si era venuta a creare nei quattro anni precedenti – spiega De Rosa – Alla Regione inoltrammo la mappa degli esercizi commerciali in attività che insistevano sull’area urbana di Avellino. Ad esempio fummo costretti a stralciare la posizione dell’ex Mercatone che, di conseguenza, fu perduta come zona commerciale. Una licenza molto importante che poteva essere acquisita e addirittura portata altrove, ma che è andata completamente persa. Stesso discorso riguarda Contrada Sant’Oronzo, dove per un periodo si era ipotizzata la realizzazione di un’area commerciale ampia. Dopo il 2006, in sostanza, il commercio ad Avellino si è cristallizzato attorno al PAC e non si è mai sentita più l’esigenza di modificarlo».

Ora, per rivitalizzare il commercio in quelle zona, se fosse questo l’obiettivo dell’amministrazione comunale, Avellino dovrebbe dotarsi di un nuovo PAC che sia in grado di definire gli orientamenti dell’amministrazione nei confronti delle piccole e medie strutture di vendita o, di converso, limitare alcune zone, definite sature, ed evitare nocumenti alle altre attività commerciali di vicinato.

Il piano per le attività commerciali, in altre parole, si limita solo a dettare condizioni e modalità di ubicazione di nuove strutture ed ampliamento delle preesistenti senza incidere sull’impianto dello strumento urbanistico.

In pratica regolamenta la nascita dei cosiddetti “negozi di vicinato”, (fino a 250 metri quadri) che grazie alla legge Bersani, possono sorgere in qualsiasi sito della città senza nessuna prescrizione di distanza.

Senza un adeguamento costante del Piano, tuttavia, il commercio in città resta ancorato alla situazione preesistente il 2006, senza nuove strategie e nuove opportunità per chi voglia investire in città.

Leggi anche Il corto circuito del Piano urbanistico comunale di Avellino

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