Clan Sangermano, chiusa inchiesta bis per 21 indagati: c’e’ anche il racket delle mozzarelle

0
1399

VALLO LAURO- L’Antimafia chiude anche l’inchiesta stralcio sul clan Sangermano, quella riferita agli indagati per cui non si era proceduto con il rito immediato (prevalentemente scarcerati dal Tribunale del Riesame o indagati a piede libero) e si procedeva separatamente.

Ventuno avvisi di conclusione delle indagini preliminare firmati dal sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli Antonio D’Alessio (attualmente Procuratore Aggiunto di Cosenza, l’istruttoria è infatti seguita dal pm antimafia Sergio Raimondi) nei confronti di altrettanti presunti partecipi all’associazione guidata dai fratelli Agostino e Nicola Sangermano sgominata da un blitz dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna e dalla Direzione Investigativa Antimafia nel novembre del 2022.

Trentaquattro capi di imputazione contestati a vario titolo agli indagati. Sette nuovi indagati rispetto al blitz che aveva disarticolato il clan operativo tra nolano e provincia di Avellino. Per undici di loro anche quella più grave di associazione a delinquere di stampo mafioso. Tra questi c’è il gruppo che avrebbe imposto secondo la Dda di Napoli anche la fornitura di mozzarelle per ristoranti e supermercati nella zona a cavallo tra nolano e Irpinia, in particolare due noti ristoranti di Monteforte Irpino. Contestati anche il concorso esterno in associazione mafiosa ( per cui non era stata però riconosciuta dal Gip la gravità indiziaria), ad altri indagati contestato il trasferimento fraudolento di valori per la partecipazione alle quote societarie di un caseificio di fatto secondo gli inquirenti nelle mani dei Sangermano, più imputazioni di estorsione aggravata, detenzione di armi, favoreggiamento tutti aggravati dal metodo mafioso, per aver favorito proprio il clan Sangermano.

LA MOZZARELLA DELLA CAMORRA
Estorsione e tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso quella contestata nei confronti di Albi Vincenzo, Della Ratta Salvatore, Grasso Angelo, Santulli Roberto, per la fornitura della mozzarella imposta ad alcune attività commerciali. Per quanto riguarda la provincia di Avellino in particolare, si tratta di due vicende per cui il Riesame aveva disposto la scarcerazione degli imputati. Quella contestata a Grasso Angelo in concorso con Sepe Salvatore (cognato del boss Agostino Sangermano) che avrebbe fatto da intermediario con il genero di uno dei soci all’epoca dei fatti (giugno 2017) del ristorante “O Pagliarone” affinché facesse lavorare Sepe Salvatore, acquistando anche due o tre chili di mozzarella. In effetti non c’era stata poi nessuna fornitura perché per la scarsa qualità della mozzarella la “vittima” aveva detto no alla stessa.

Stessa contestazione anche per Roberto Santulli, che avrebbe presentato questo “amico suo” che doveva lavorare al ristorante Quagliarella, che aveva acquistato una fornitura di 30 chili di mozzarella poi cestinata per la scarsa qualità del prodotto. Anche in questo caso si trattava di mozzarella di Sepe Salvatore e quindi un ingiusto profitto condizionato dalla circostanza che fosse noto il suo legame al clan Sangermano. Stesse contestazioni anche per una richiesta ad un supermercato della zona nolana e ad un commerciante salernitano.

Contestata con l’aggravante mafioso anche la vicenda di una vera e propria rapina avvenuta nell’ottobre del 2016 a Marzano di Nola. Anche in questo caso il Riesame aveva proceduto con un annullamento della misura. Contestato anche il favoreggiamento con l’aggravante mafiosa.

QUINDICI COLLABORATORI ACCUSANO IL CLAN
Agli atti dell’inchiesta, oltre a diciotto testimonianze e denunce raccolte dagli investigatori di Castello di Cisterna, che dal 2014 hanno lavorato alle indagini sull’organizzazione guidata dai fratelli Sangermano, ci sono anche le dichiarazioni di quattordici collaboratori di giustizia. Si tratta dell’ex capo della Nuova Famiglia Carmine Alfieri, di Pasquale Galasso, Fiore e Luigi D’Avino, Francesco D’avanzamento, Felice Graziano, Massimo Pelliccia, Luigi Ambrosio, Pasquale Fiorillo, Salvatore De Martino, Antonio Scibelli, Ciro e Marcello Di Domenico e Aniello Acunzo. Il primo a parlare del gruppo Sangermano era stato proprio Carmine Alfieri, o n’tufato, capo della camorra anticutoliana già in un verbale del 10 febbraio 1994.

IL COLLEGIO DIFENSIVO
Gli indagati avranno venti giorni per depositare memorie o chiedere di essere ascoltati dalla Procura. Poi la Dda dovrà decidere sulla eventuale richiesta di rinvio a giudizio nei loro confronti. Il collegio difensivo dei ventuno indagati e’ composto dagli avvocati Raffaele Bizzarro, Isidoro Bizzarro, Sergio Cola, Umberto Nappi, Francesca Ferrara, Marianna Febbraio, Saverio Campana, Gaetano Aufiero, Calogero Montalto, Marandolo Paolo, Corcione Vittorio, Manzi Andrea, Giovanna Russo, Capone Marino, Angelo Guerriero.