Clan Pagnozzi, il processo a cinque affiliati si sposta a Benevento

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Il processo a cinque esponenti di primo piano del clan Pagnozzi per una serie di vicende collegate all’associazione a delinquere di stampo mafioso non sarà celebrato ad Avellino, come indicato nel decreto di giudizio immediato, ma davanti ai magistrati del Tribunale di Benevento. Lo hanno deciso i giudici del Tribunale di Avellino (presidente Gian Piero Scarlato) che hanno accolto l’eccezione di competenza territoriale presentata dai difensori dei cinque imputati. Si tratta di uno dei tronconi dell’inchiesta della Dda di Napoli che aveva portato al blitz dei Carabinieri nei confronti di vari esponenti del gruppo legato al clan Pagnozzi. I cinque imputati, nello specifico Luigi Bisesto difeso dagli avvocati Ettore Marcarelli e Vittorio Fucci, Fiore Clemente difeso dall’ avvocato Valeria Verrusio, Rinaldo Clemente difeso dall’ avvocato Mario Cecere , Domenico Nuzzo, difeso dall’ avvocato Danilo Di Cecco e Umberto Vitagliano, difeso dall’avvocato Valeria Verrusio, erano stati raggiunti dal decreto di giudizio immediato, chiesto dai pm antimafia Vincenzo Ranieri e Luigi Landolfi e dal Procuratore Aggiunto Michele Del Prete, ma a differenza degli altri nove imputati (che hanno scelto il rito abbreviato) hanno optato per il giudizio ordinario. Le accuse a vario titolo: associazione per delinquere di stampo camorristico, associazione finalizzata allo spaccio di stupefacenti, danneggiamento, detenzione di materiale esplodente e di armi, con l’aggravante del metodo mafioso.In aula a rappresentare per prima l’eccezione di competenza territoriale e’ stata l’avvocato Valeria Verrusio, difensore di Clemente Fiore e Vitagliano Umberto, che richiamando la memoria depositata agli atti, ha rilevato come: Secondo pacifica giurisprudenza di legittimità, “in tema di reati associativi, la competenza per territorio si determina in relazione al luogo in cui ha sede la base ove si svolgono programmazione, ideazione e direzione delle attività criminose facenti capo al sodalizio, assumendo rilievo non tanto il luogo in cui si è radicato il “pactum sceleris..quanto quello in cui si è effettivamente manifestata e realizzata l’operatività della struttura” come ribadito da una delle sentenze della Cassazione richiamate. Alla luce dei principi di diritto e della costante giurisprudenza di legittimità sopra richiamata, appare evidente che l’individuazione del giudice competente per territorio andava effettuata tenendo conto dei luoghi in cui, secondo l’ipotesi accusatoria, si sarebbe realizzata l’operatività della consorteria criminale e manifestata all’esterno (resa percettibile) anche attraverso il compimento di singolo delitti fine.Appare evidente che dette attività siano pacificamente riconducibili ai comuni di Moiano, Montesarchio, Dugenta, Bonea, S. Agata De’Goti, ecc., tutti ricadenti nella provincia di Benevento e non certo al territorio di San Martino Valle Caudina

Per l’avvocato Verrusio, infatti: “Non a caso, la stessa richiesta di giudizio immediato, nell’indicare i luoghi di presunta operatività del sodalizio criminale di cui al capo 1), cita espressamente “In Moiano (Bn), Montesarchio, San Martino valle Caudina, S.Agata de’Goti, S. Felice a Cancello, e paesi limitrofi”. Richieste che sono state ribadite anche dagli altri avvocati presenti, a partire dall’avvocato Vittorio Fucci, Ettore Marcarelli e Danilo Di Cecco. Lo stesso pm presente in aula, il sostituto procuratore Luigi Landolfi, ha condiviso le istanze dei difensori. Per questo ora gli atti passano a Benevento.