Clan Cava, l’Antimafia chiede trentanove anni di carcere per cinque imputati

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Trentanove anni di carcere per cinque imputati a vario titolo di associazione a delinquere, usura, estorsione, esercizio abusivo del credito aggravato dal metodo mafioso e per aver favorito il clan Cava. Queste le richieste avanzate al termine di due ore di requisitoria davanti ai giudici del Tribunale di Avellino dal pm antimafia Ilaria Sasso. Le richieste riguardano Galeotalanza Florio, accusato di associazione a delinquere in qualità di reggente del clan Cava dopo gli arresti di Biagio e Salvatore Cava, 11 anni di reclusione la richiesta di condanna nei suoi confronti . Assoluzione da una estorsione al capo 6 per non aver commesso il fatto. Sette anni la richiesta di condanna finale per Cava Salvatore jr, anche per lui chiesta assoluzione per il capo 6 relativi ad un estorsione. Stessa richiesta, sette anni per Miranda Antonio, che risponde di un’estorsione con metodo mafioso. Otto anni per Maione Francesco per cui su due capi di imputazione su tre e’ stato lo stesso pm ad escludere l’ aggravante. Infine sei anni per Rozza Paolo. L’udienza per la discussione dei difensori e’ stata fissata per il 27 settembre 2024.

CAVA IN AULA: MAI AVUTO RAPPORTI CON ACUNZO, ESTRANEO ALLE ACCUSE

Cava Salvatore ha scelto di rendere esame davanti al Collegio presieduto dal giudice Sonia Matarazzo, rispondendo alle domande del pm antimafia Ilaria Sasso e dei suoi difensori. Ha rappresentato al magistrato che nel periodo in questione “avevo un negozio di mobili, nel 2005/2006 dopo non ho più avuto attività” e che era stato condannato “per 416 bis l’ associazione clan Cava, condannato a dieci anni e detenuto dal 2010 al 2019 ininterrottamente”. Il pm gli ha anche chiesto se avesse mai conosciuto Acunzo Aniello, il collaboratore di giustizia dalle cui propagazioni è nata l’indagine: “Abitava da mia zia a Pago, era un suo inquilino. Non abbiamo avuto mai nessun rapporto, lo incontravo spesso perché abitava li”. Diverso invece il discorso per Galeolatalanza Florio, imputato insieme a Cava e accusato anche di associazione “E’ mio cugino. Non ho mai commesso reati e non potevo saperlo se avesse rapporti con Acunzo, perché ero in carcere”. Ha ammesso di aver acquistato prodotti dal negozio che e’ accusato di aver taglieggiato: “Ho acquistato dei prodotti da lui, televisori, frigo, a Torrette di Mercogliano tra il 2003 e il 2005. Non so precisamente perché sono passati molti anni da quel momento ma può darsi”. Il pm ha chiesto per chi fossero (una domanda per ricondurre anche la finalità degli acquisti) Erano per lei? Chiede il magistrato: “Erano per me o per regali ai miei familiari”. Nega di aver mai fatto acquisti di merce insieme ad Acunzo: “Con Acunzo Aniello non sono mai andato ad acquistare nulla. Può darsi che quel giorno che l ho conosciuto fossi con mio cugino. Non ricordo se mio cugino c’era. Non posso escludere che mio cugino fosse presente”. In riferimento all’acquisto per lavatrici e televisioni ha precisato che si poteva essere di qualche migliaio di euro, chiarendo che però ” Sono passati venti anni”. Sulla modalità di pagamento il pm ha molto incalzato Cava: “Ho pagato sempre in contanti. Ho potuto spendere anche 5000 o 6000 euro ma nel tempo”. Dove li prendeva? . “In quel periodo avevo un negozio. Avevo dei soldi perché avevo lavorato da più giovane”. Ritorno alla mia domanda , gli ottomila euro dove li ha presi? “A volta aggiustavo qualche macchina perché mio zio aveva una carrozzeria ma lo facevo sempre in nero”. Cava non si spiega le accuse da parte dei due fratelli titolari all’epoca dei fatti di un negozio a Torrette di Mercogliano: “Le accuse sono fatte più fal fratello, ma io con lui non ci ho mai avuto a che fare. Anche le prime volte si e presenatto sempre il fratello. Non posso sapere queste cose..Non so perché Acunzo ha fatto queste dichiarazioni”. Poi si e’ passati alla circostanza di un prestito: Ha mai fatto un prestito ai fratelli…chiede il pm Sasso a Cava che ha ammesso e sulla provenienza : “Ho lavorato ad alcune macchine incidentate e mi guadagnavo soldi”..Soldi restituiti? “No. Ma perché facevamo una sorta di dare e avere”. Il penalista Raffaele Bizzarro invece ha chiesti con chi avesse raggiunto il negozio la prima volta? “La prima volta che sono andati al negozio sono stato presentato da un amico di mio zio e la persona che ci ha presentato”. Hanno mai scaricato della roba a casa sua? Ha chiesto il penalista a Cava. “Può darsi che hanno portato la televisione. Ma solo uno dei due fratelli. Quando ha chiesto il prestito lei è andato a comprare altra roba? “Si” risponde Cava. Quando le ha chiesto il prestito era debitore? “Prima lo avevo già pagati. Poi quando andavo per altre cose dicevo di poter fare un conto”. Lei è rimasto creditore? Si. Il penalista Mariano Sena ha invece chiesto : e’ vero che avete un latifondo di castagne? Si. A Cava anche una domanda da parte dell’avvocato Iossa, difensore di un altro imputato, Maione Francecso diBrusciano. La domanda è stata se conoscesse il suo assistito: “Non lo conosco” ha risposto Cava..Anzi ha aggiunto: In questo procedimento non conosco nessuno. Conosco solo mio cugino. Mai sentito parlare di Maione, neanche nel procedimento precedente”. Anche la presidente Sonia Matarazzo ha chiesto: come mai c’è questa denuncia nei suoi confronti? “Presidente non lo posso sapere, non lo so. Con uno dei fratelli ho avuto a che fare”.

LA REQUISITORIA

“Devo partire dall’origine del processo, nato dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Acunzo Aniello, appartenente al clan Cava, che ha intrapreso un rapporto di collaborazione con la giustizia. Sono stati acquisiti nel corso dell istruttoria i verbali di interrogatorio resi dal collaboratore, deceduto nel 2021”. Questa la premessa del pm antimafia Ilaria Sasso nella sua requisitoria davanti al Collegio. Trattandosi di dichiarazioni di un colllaboratore di giustizia, il primo aspetto della discussione dell’accusa non poteva che essere concentrato sull’attendibilita’ : “La credibilità del collaboratore Acunzo Aniello, nei processi in cui è stato riconosciuto l’articolo 8 e in particolare alle sentenze del tribunale di Avellino e Nola. Acunzo non ha riferito nessuna vicenda appresa de relato, ma fatti vissuti in prima persona, fatti per cui ha premesso la sua responsabilità, non di circostanze apprese da altri soggetti ma da parte di chi vi ha preso parte. Ma vi è di più. Sebbene questo processo abbia avuto origine dalle dichiarazioni di Acunzo, non rappresentano la sola fonte di prova. Hanno rappresentato uno spunto investigativo. Sulla base delle sue dichiarazioni sono state individuate le persone offese. Le loro dichiarazioni restituiscono un’autonoma fonte di prova e non meri riscontri. Abbiamo una duplice fonte di prova. Devo anche osservare che rilevante il modo in cui si è giunti all’ identificazione e un indice dell’assoluta attendibilità delle vittime. Le altre vittime e gli altri soggetti riferivano i fatti illeciti dopo essere stati identificati. Nessun intento calunniatorio nelle loro dichiarazioni, che sono puntualmente riscontrati da altri elementi acquisiti nel corso delle indagini. Circa le modalità. Ho letto tutti i verbali e le persone offese, che hanno confermato quasi integralmente le accuse, sono stati esami complicati, anche per ottenere una conferma anche con evidente difficoltà. Questa difficoltà a parere di questo pm solo determinate dal tempo. Credo che queste difficoltà e’ da attribuire anche ad una condizione di intimidazione, apparsa certamente evidente. Fatta questa premessa devo andare ad affrontare i singoli reati fine e alla fine il reato associativo. Per i primi due capi di imputazione, quelli contestati a Maione Francesco, Galeotalanza Florio e Miranda Antonio, il pm Sasso ha ripercorso sia la vicenda di usura che di estorsione contestata. “Acunzo Aniello e’ stato partecipe alla vicenda estorsiva. Acunzo e’ stato contattato dalla vittima tramite Miranda Antonio per il recupero di cambiali che erano interessate alla vicenda usuraria di Maione nei suoi confronti. Acunzo aveva accettato e le cose erano cambiate dall intervento di Galeotalanza Florio che Maione era un loro amico e andava tutelato. Così Acunzo cambia il suo atteggiamento per recuperare le somme dal Maione. Acunzo racconta di un episodio avvenuto nell ufficio della vittima che è stata colpita con il calcio della pistola. Poi apprenderà che era stata consegnata una somma di 50mila euro. Si svolge che la vittima aveva già sporto una denuncia alla Guardia di Finanza. La vittima è stata sentita e ha confermato. Il tasso ei interesse e certamente di carattere usurario. Come riferito dalla stessa vittima e dal maresciallo della Gdf. Il racconto della vittima collima con quello di Acunzo. Per tutti i riferimenti. Le dichiarazjkknj feovanp riscontro anche dalle perquisizioni a carico del Maione dei rapporti di credito nei confronti della stessa vittima. Miranda Antonio era presente nell ufficio, la stessa vittima gli avrebbe detto “di fare il bravo”. Usura non provata l aggravante della finalità mafiosa e del clan Cava, nessun elemento di rapporto tra Maione e il clan e nessun elemento . Diversa la condotta estorsiva al capo 3. C’è sicuramente il metodo mafioso, minaccia di armi ed evocazione dell’appartenenza al clan di riferimento. Anche perché si riferiva al fatto “che erano quelli che comandava a Brusciano”. Un altro episodio di usura. Nel corso della perquisizione diverse fotocopie di cambiali tutte a firme della vittima a favore del Maione. La vittima ha ricostruito i rapporto con lo stesso Maione. Sulla base delle dichiarazioni risulta certamente provato il delitto di usura. Pienamente riscontrate dai titoli sequestrati. Esclusa l aggravante contestata, non ci sono motivi per ritenere che ci possa essere un collegamento con il clan Cava”. Le estorsioni contestate invece a Cava Salvatore e Galeotalanza Florio. Si tratta dell’estorsione ad un negozio di elettrodomestici di Mercogliano all’epoca dei fatti. Il pm antimafia ha ripercorso anche in questo caso tutta la fase dalle dichiarazioni di Acunzo in poi: “Sempre Acunzo nell’interrogatorio del 9 novembre 2013 riferiva che la famiglia Cava aveva acquistato elettrodomestici senza pagarli. Anche un prestito che secondo Acunzo venne seguito dopo l’arresto di Cava Salvatore da Galeotalanza. La vittima riferiva che Cava Acunzo e Galeotalanza si presentarono presso il negozi e si fecero consegnare merce senza pagare. Il Cava nel pretendere la consegna della merce affermava che non avrebbero dovuto pagare. La vittima riferiva di non aver preteso il pagamento per paura. La vittima aveva confermato le dichiarazioni di Acunzo. Gli imputati pue non avendo necessità di esplicite minacce avevano preteso di non pagare per l’appartenenza al clan Cava. Esiste il metodo mafioso, nel fatto che si pretenda la consegna della merce. Esclusa la finalità di favorire il clan”. In riferimento a quanto avevo raccontato poco prima Cava Salvatore, il pm Sasso ha concluso: Dichiarazioni inverosimili quelle rese da Cava Salvatore, che non avendo entrate lecite, ammettendo di aver avuto consegne ma senza chiarire in che modo è senza dare nessuna spiegazione sul perché i due titolari del negozio e Acunzo avrebbero dovuto denunciarlo”. Assoluzione invece quella invocata per il capo 6 nei confronti sempre di Cava Salvatore e Galeotalanza
“Estorsione ai danni di un soggetto titolare di un impresa di movimento terra. Acunzo riferiva che essi aveva pagato tangenti per anni al clan Cava e che lui stesso tra il 2009 e il 201o aveva raccolto le somme”. Il pm ha chiarito: “In questo caso la persona offesa non ha confermato le accuse del collaboratore. Nonostante le contestazioni del pm la persona offesa non confermava quanto dichiarato. Pertanto in relazione a questa situazione non posso che chiedere assoluzione per non aver commesso il fatto”.

IL PM: GALEOTALANZA APPARTENEVA AL CLAN

Alla fine invece e’ stata trattata l’accusa di associazione contestata al capo A. Il pm ha voluto chiarire che ” Il Gip ha rigettato la richiesta di misura per la condotta associativa, che e’ stata esclusa, rigettando l’ordinanza cautelare . Non solo voglio dissentire dalla valutazione del Gip ma nel corso delll istruttoria sono emersi elementi ulteriori. A quell’ epoca il clan Cava era esistente ed operativo nel territorio.. La storia criminale di Galeotalanza Florio va ricostruita sulla base delle sentenze e delle dichiarazioni di Acunzo. Egli e’ stato condannato per una condotta di favoreggiamento per aver favorito la condotta la latitanza di Biagio e Salvatore Cava e poi condannato e assolto dalla partecipazione alla devastazione della villa bunker. La vicenda contribuisce a delineare la contiguità del Galeota alla famiglia Cava. Una vicenda senza dubbio significativa. Non limitata come riferito dal Gip al grado di parentela, che può spiegare rapporti di frequentazione, ma non le condotte plurime accertate. Alla fittizia intestazione non si condivide la valutazione del Gip per cui proprio perché era incensurato sarebbe stato indicato come.intestatario. Una serie di continuità al clan Cava e di condotte per agevolare il sodalizio. Quelle di Acunzo non sono dichiarazioni generiche o una generica chiamata in correita’ ma indica i reati compiuti insieme al Galeota e quali siano state le sue condotte”. E ha aggiunto che “Acunzo ha riferito che aveva ricevuto per 3 o 4 mesi dallo stesso Galeotalanza. Certamente ha partecipato alle condotte estorsive. Le dichiarazioni di Acunzo trovano puntuale riscontro nelle dichiarazioni della vittima”.
Aerre