Avellino – “E’ un buon risultato ma non ci si può cullare sugli allori, bisogna proseguire lungo questa strada e non mollare la presa”. Così il Questore De Iesu che questa mattina ha illustrato i risultati conseguiti nell’ultima operazione di contrasto alla criminalità organizzata (costola dell’operazione ‘Tempesta’) ed in particolare nei confronti del clan Cava. Nel mirino della Squadra Mobile di Avellino sono finiti sette affiliati dell’organizzazione operante nel Vallo di Lauro, tutti già detenuti, per i quali il G.I.P. Di Girolamo del Tribunale di Napoli ha emesso altrettante ordinanze di custodia cautelare in carcere. I reati oggetto dell’operazione risalgono all’inizio del 2008 e riguardano Maurizio Festa, nato ad Avellino il 16/8/68, Antonio D’Angelo, nato ad Avellino il 16/5/80, Attilio Di Grezia, nato ad Avellino l’11/8/84, Giuseppe Menna, nato a Domicella il 2/11/60, Sabato Guerriero, nato ad Avella il 6/12/61, ed alla direzione del gruppo criminale, Bernardo Cava, nato a Nola il 14/4/71 con Santolo Fabi, nato a Quindici il 25/9/64, avente il ruolo organizzativo nel gruppo.
Estorsione edile: questa l’attività posta in essere dai sette nei confronti essenzialmente di imprenditori del settore privato su un territorio che comprende oltre al Vallo di Lauro ed Avellino, anche diversi comuni della provincia irpina e di Napoli (Quindici, San Paolo Bel Sito, Palma Campania, Casamarciano, Monteforte Irpino, Taurano, Moschiano, Manocalzati, Atripalda, Mugnano del Cardinale, Serino, Solofra, Montoro). “Non sono facilmente impressionabile – ha detto De Iesu – ma sono restato particolarmente sorpreso dalla sistematicità con la quale veniva posta in essere l’attività illecita”. Il Questore ha spiegato infatti come fosse perfettamente rodato il meccanismo attraverso il quale venivano estorte le somme agli imprenditori. Nel pieno rispetto della liturgia camorristica l’organizzazione era suddivisa gerarchicamente. Alcuni membri ‘battevano il territorio’ di mattina per monitorare la presenza di cantieri e raccogliere informazioni sulla natura delle attività, sulle ditte e sui titolari. Poi avveniva l’approccio, in genere con il capo cantiere, punto di contatto per arrivare agli imprenditori. Infine veniva fissato l’appuntamento col titolare nel quale arrivava la ‘proposta d’estorsione’, in genere pari a circa il 3% sull’importo complessivo dei lavori. Gli incontri avvenivano quasi sempre all’interno di bar. “Una prassi talmente scientifica – ha sottolineato De Iesu – che non lasciava dubbi agli imprenditori sulla forza della minaccia estorsiva”. Ed infatti durante la conferenza il Questore ha fatto notare come l’intera operazione sia stata frutto di attività investigativa di tipo tradizionale, non basata sul supporto di pentiti, e nella quale un ruolo fondamentale alle indagini è stato fornito più dalle osservazioni capillari sul territorio e dalle intercettazioni telefoniche che dalla collaborazione degli imprenditori. “L’indisponibilità dei titolari delle ditte a collaborare in una prima fase è stata evidentemente dettata dalla paura per i Cava – ha spiegato il Questore – poi quando il nostro lavoro ha iniziato a portare risultati, anche loro hanno iniziato a darci una mano”. Sulla questione collaborazione tra mondo dell’imprenditoria e Forze dell’Ordine De Iesu ha insistito molto, ricordando che le Istituzioni devono senz’altro fare il primo passo per conquistare la loro fiducia, ma poi “quando viene constatata la presenza dello Stato la sinergia deve alimentarsi reciprocamente. Quella di oggi è una ulteriore testimonianza – ha aggiunto – del nostro impegno e dell’ottimo livello della struttura investigativa”. E in tema di sinergie il numero uno della Questura di Avellino ha menzionato con soddisfazione anche il lavoro svolto dall’Arma dei Carabinieri guidata del Comandante Sottili in tal senso. Il Plauso di De Iesu è andato inoltre al dottor Cutolo e a tutta la Squadra Mobile del capoluogo e alla Direzione Antimafia di questa Procura, con il lavoro della dottoressa Troncone prima e del dottor Soviero poi.
Considerevole il giro d’affari ricavato dalle estorsioni così come il numero di imprenditori taglieggiati, cifre che confermano come la Camorra svolga il duplice ruolo criminale ed imprenditoriale, reinvestendo i proventi illeciti in nuove attività ed alimentando così la propria liquidità. Su questo aspetto ha evidenziato De Iesu: “Sottraendo i patrimoni togliamo linfa vitale alle organizzazione malavitose, tra le poche ad avere oggi una certa disponibilità economica con la crisi finanziaria in atto”. Scarso invece il ricorso ad attentati e ad atti intimidatori più estremi: “Evitare gesti eclatanti – ha informato il Questore – è l’indice che permette di attestare la potenza e la capacità di essere ‘convincente’ da parte del clan”. I sette sono indagati, oltre che per estorsione, per associazione a delinquere di tipo camorristico con lo svolgimento di attività usuraia ai danni di commercianti e imprenditori e detenzione e porto illegale di armi e materiale esplodente. (di Eddy Tarantino)
