Al Circolo della Stampa la mostra “Vincenzo Volpe. Maestro dell’Ottocento Italiano”

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Sarà inaugurata domenica 28 dicembre 2025, alle ore 11.30, presso il Circolo della Stampa di Avellino, la mostra d’arte Vincenzo Volpe. Maestro dell’Ottocento italiano”, dedicata a uno dei protagonisti più significativi della pittura italiana dell’Ottocento. L’iniziativa è promossa dall’Archivio dei pittori irpini del Diciannovesimo secolo, in collaborazione scientifica con il Centro di ricerca “Basilio Orga”, e nasce da un lungo lavoro di studio, ricerca e catalogazione.

Il progetto si inserisce in un più ampio percorso di valorizzazione del patrimonio artistico irpino e dei suoi protagonisti storici, restituendo centralità a una figura di rilievo nel panorama artistico nazionale.

La mostra è ideata e curata da Stefano Orga, critico d’arte e studioso di Storia dell’Arte, con la direzione artistica di Michela Femina.

Il percorso espositivo, articolato in tre sezioni tematiche, offre un viaggio ampio e approfondito nella produzione di Vincenzo Volpe, seguendone l’evoluzione stilistica e poetica. Dipinti, disegni, acquerelli, documenti d’archivio e materiali d’epoca — molti dei quali inediti e raramente esposti — dialogano tra loro per restituire un ritratto completo dell’artista e del contesto culturale in cui operò. Ne emerge la figura di un maestro capace di interpretare il proprio tempo con originalità e finezza, lasciando un segno duraturo nella storia dell’arte italiana.

Le tre sezioni della mostra

La memoria e il racconto dell’immagine
La prima sezione ricostruisce la biografia, il contesto storico e la fortuna critica di Vincenzo Volpe attraverso documenti, xilografie, fotografie e cartoline d’epoca. Tra i materiali più significativi figurano l’atto di nascita dell’artista, la xilografia La canzone di Natale (1890) e la cartolina ufficiale della XI Esposizione Internazionale Biennale d’Arte di Venezia del 1914, preziosa testimonianza della sua presenza nei principali circuiti espositivi nazionali.

L’intimità del vero
La seconda sezione mette in luce la sensibilità narrativa e l’intensità emotiva del linguaggio pittorico di Vincenzo Volpe. I dipinti esposti — tra cui Profilo di donna (1875), Nello studio del pittore (1879), Lezione di catechismo (1889) e Albero solitario (1897) — raccontano la capacità dell’artista di cogliere l’essenza dei soggetti, restituendo scene quotidiane, atmosfere intime e momenti sospesi, attraversati da un profondo sentimento del reale.

Il segno e l’anima dell’artista
La terza sezione è dedicata al disegno, cuore pulsante della ricerca di Vincenzo Volpe. Acquerelli, schizzi e tecniche miste rivelano l’importanza dello studio dal vero e dell’osservazione diretta. Opere come Giovane signora (1880), Sossio seduto (1886), Giovane suora (1887), Ricordo del quadro “Tu es refugium” (1890) e Dall’antiquario (1928) restituiscono la freschezza del tratto e l’immediatezza dell’intuizione creativa. Tra i lavori più significativi figura anche la litografia del 1884 Vecchietto seduto, realizzata per sostenere le popolazioni colpite dal terremoto di Casamicciola del 1883.

Il programma dell’inaugurazione prevede, in apertura, la benedizione dei presenti impartita da Don Gerardo Capaldo, seguita dall’esecuzione del Pater Noster in latino, intonato da Giuseppe D’Amore. Il taglio del nastro sarà affidato a Michela Femina, direttrice artistica della mostra.

Biografia del maestro grottese

Vincenzo Volpe fu uno dei protagonisti della pittura italiana tra Ottocento e Novecento. Nato a Grottaminarda (AV) il 14 dicembre 1855, in una famiglia modesta ma artisticamente vivace grazie al padre pittore, mostrò presto talento per il disegno. Trasferitosi a Napoli nel 1863, si formò dal 1871 Real Istituto di Belle Arti sotto Domenico Morelli, del quale divenne uno degli allievi prediletti. Esordì giovanissimo nelle esposizioni nazionali e ottenne nel 1877 il suo primo grande successo con Interruzione piacevole, acquistato dal Re d’Italia Vittorio Emanuele II. Tra gli anni Settanta e Ottanta dell’Ottocento lavorò in diversi atelier napoletani, distinguendosi sia nella pittura da cavalletto che nella decorazione d’interni. Partecipò alla vita artistica della città e del Paese come membro di commissioni, giurie ed esposizioni, ottenendo importanti riconoscimenti, tra cui la nomina a socio onorario della Società di Belle Arti di Milano. Dal 1887 si dedicò con particolare impegno all’Arte Sacra e Liturgica, realizzando opere di rilievo soprattutto per santuari e chiese campane. Tra gli interventi più significativi si distinsero quelli per la Cappella della Madonna di Montevergine, situata nella chiesa abbaziale dell’omonima Abbazia, dove realizzò dipinti e interventi decorativi caratterizzati da rigore iconografico ed eleganza formale. Figura centrale dell’ambiente culturale napoletano, fu tra i fondatori della Società Napoletana degli Artisti (poi Circolo Artistico Politecnico), di cui rimase vicepresidente dal 1889 fino alla morte. Negli anni Novanta consolidò ulteriormente il suo prestigio grazie a commissioni ufficiali per la Real Casa e a incarichi decorativi di rilievo, come quelli per la Birreria Gambrinus di Napoli. Nel 1902 vinse il concorso per la cattedra di pittura al Real Istituto di Belle Arti di Napoli e divenne direttore delle Scuole di pittura e disegno. Nel 1915 fu nominato presidente dell’Istituto, guidandone la trasformazione in Accademia di Belle Arti con la Riforma Gentile (1923). I crescenti incarichi istituzionali limitarono progressivamente la sua produzione, che si concentrò soprattutto su opere sacre e ritratti. Trascorse gli ultimi anni tra Napoli e l’Abbazia di Montevergine, dove trovava ispirazione spirituale e lavorava per i Padri Benedettini. Morì a Napoli il 9 febbraio 1929.