Chiamparino e Caldoro a Nusco: “Regioni, manca programmazione”

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Sergio Chiamparino e Stefano Caldoro, sotto la regia di Ciriaco De Mita, padrone di casa nella sua qualità di direttore scientifico del corso di perfezionamento della Scuola di alti studi politici di Nusco, si ritrovano sostanzialmente concordi sulla necessità di riportare dentro l’ampio pentolone delle riforme, istituzionali e costituzionali in corso d’opera il destino di enti che a 45 anni dalla loro istituzione, hanno finito per diventare altro, lasciando per strada le premesse che le videro nascere nel 1970.

I due presidenti, che governano Piemonte e Campania e che sono al vertice del Conferenza Stato – Regione, si ritrovano in perfetta sintonia sul punto cruciale della mancata programmazione che ha lasciato campo libero alla gestione tout court con conseguenze sul piano politico e della credibilità istituzionale che le cronache non smettono di ricordare. Chiamparino ritiene intanto che sia giunto il momento per una verifica complessiva dello stato di salute della autonomie locali, in particolare delle Regioni che, nate come forte elemento di innovazione, sono diventate elemento di ossificazione del sistema, “… urge la loro revisione – aggiunge Chiamparino – altrimenti saranno un freno sempre più tirato del contesto istituzionale ma soprattutto continuando a produrre sui territori i difetti dello stato centrale”.

Il governatore del Piemonte, che è stato anche sindaco di Torino per dieci anni, in particolare propone di recuperare l’attività di programmazione soprattutto sulle politiche di crescita e di sviluppo, mentre sull’idea della macroregioni, lanciata da Caldoro, la sua lettura è più dubbiosa, soprattutto sull’eventuale ridisegno dei confini: “Ci sono rischi di superfetazioni amministrative e burocratiche – sottolinea Chiamparino – mentre sarebbe più utile partire mettendo in comune funzione e interventi per le politiche territoriali, a cominciare da sanitàe ambiente”.

Un percorso di sperimentazione, quindi, è quello che indica Chiamparino, sul quale aggiunge un elemento di forte valore politico, quello di far diventare un valore e, dunque, ricchezza anche economica le differenze territoriali. Caldoro dal canto suo ha messo in evidenza, intanto “la confusione folle dei livelli amministrativi esistenti” ed ha insistito sulla necessità di riformare in costituzione i confini amministrativi che in questo si è detto d’accordo con Chiamparino – ossificano l’attività programmatori della regione”.

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