Cervinara – “La politica che non c’è”: Mainolfi si racconta

0
551

Cervinara – Martedì pomeriggio, alle ore 18, presso la sede del giornale “Il Caudino”, a Cervinara, sarà presentato il libro di Luigi Mainolfi, assessore alla Pubblica Istruzione della provincia di Avellino, “Alla ricerca di una politica che non c’è. Lettere semiserie sull’Irpinia”, di Elio Sellino editore. All’incontro parteciperanno, oltre all’autore, il direttore de “Il Caudino”, Alfredo Marro e Paolo Saggese, che ha scritto la presentazione al volume. Nella presentazione, si legge tra l’altro: “Queste lettere, che Luigi Mainolfi ha deciso di raccogliere in volume, sono lettere ‘reali’, nel senso che sono state scritte per essere ‘inviate’ ad un interlocutore ben preciso, e non ad un destinatario ipotetico. Infatti, essendo indirizzate al Direttore del “Corriere dell’Irpinia” Gianni Festa, sono state effettivamente ‘spedite’, e sono giunte sino a destinazione. Ma poiché indirizzate non solo all’interlocutore, bensì anche al pubblico dei lettori, e dunque idealmente a tutti gli Irpini, hanno trovato spazio, in genere a cadenza settimanale, sul quotidiano di Avellino, un quotidiano di provincia, ma non provinciale, un foglio ricco di spunti, di riflessioni, moderno e colto, critico e propositivo, vigile e accorto, pungolo di una società civile e politica talvolta addormentata oppure – come direbbe Mainolfi – ‘cloroformizzata’. Gli spunti ideali, di discussione politica, ma anche letteraria, sono ovviamente molteplici, dal momento che queste lettere affrontano – partendo dalla quotidianità o da ricordi personali – aspetti variegati e problematici, che descrivono la società irpina e meridionale nel suo complesso, la classe politica locale, l’agire dei partiti soprattutto del centrosinistra, nella convinzione profonda che la classe dirigente rinneghi il suo compito e dovere nel momento in cui non sia in grado di dare risposte adeguate alla collettività, nel momento in cui ingaggi una deleteria e meschina lotta per il potere, nel momento in cui la politica delle chiacchiere e dei distinguo nasconda miseri interessi personali, privati, o anche di ‘partito’, se non di fazione. Dunque, Luigi Mainolfi, militante di sinistra da ormai quarant’anni, politico esperto, interprete attento della sua terra, con un sorriso talvolta bonario, talvolta ‘democriteo’, ossia ironico, altre volte con animo deluso e amareggiato, discute senza mettere in discussione la storia di una scelta politica, e testimonia l’incapacità della politica di realizzare al meglio il suo compito. La delusione non comporta, comunque, rinuncia, anzi volontà di continuare ad agire per la realizzazione di piccole utopie. Infatti, Mainolfi non è il politico delle grandi palingenesi e della ‘grande’ politica, perché convinto che l’efficacia della politica si colga dalle piccole azioni quotidiane, dalla capacità di cambiare il mondo attraverso piccoli, impercettibili passi in avanti: perché tanti passi in avanti, tanti progressi se concreti, se effettivi, sebbene piccoli, producono nell’arco di alcuni anni cambiamenti epocali. Al contrario, le grandi trasformazioni, le rivoluzioni utopiche, se sono momentanei fuochi fatui, sbornie collettive superficiali e perciò inefficaci, rischiano di produrre involuzione piuttosto che progresso. Dunque, c’è bisogno della normalità, di fare piccole cose, perché in questa provincia, talvolta, anche piccole banali iniziative di progresso possono rappresentare delle sfide titaniche, e i protagonisti di tali sfide possono risultare tanti Don Chisciotte, dei Don Chisciotte di provincia, o al massimo ‘Cassandre inascoltate’ (per citare Dorso). Questo è il destino, che da Guido Dorso arriva quasi intatto sino ad oggi, e che accomuna intellettuali e politici, che si pongono in una posizione antagonista anche rispetto al proprio partito, anche rispetto al centrosinistra, che rappresenta comunque l’unica forza capace di modificare in modo progressivo la nostra terra. E così, in Irpinia, diventa impresa titanica costruire una strada, promessa dalla politica da anni ormai remoti (cfr. Quella strada incompiuta). Sono passate generazioni, si sono susseguiti politici, e con essi promesse, ma la realtà è rimasta inalterata. In Irpinia, non solo è sconosciuta la via per la rivoluzione, ma persino una strada senza curve può rappresentare una rivoluzione epocale! E dunque c’è la classe politica, una classe politica, che ha il dono dell’ubiquità, in quanto inanella incarichi e cariche, prestigio e onorificenze, e che sbraita soltanto per avere ‘avanzamenti di carriera’. Così la politica diviene promozione personale (Il dono dell’ubiquità). E ovviamente, tiene a precisare l’autore: il numero sempre crescente di incarichi e di cariche non significa assolutamente aumento d’impegno. Significativa è questa riflessione: “Il centrodestra ed il centrosinistra sembrano Sparta ed Atene: una piange e l’altra non ride. Nei due schieramenti ci dovrebbe essere più unità, invece c’è solo confusione. Nel centrosinistra Ds e Margherita sembrano i due galeoni di un romanzo di Calvino: fanno finta di combattersi, ma non diventano amici. L’Udeur si comporta come una nave pirata, pronta a raccogliere qualche deluso, purché abbia un gruzzolo di voti.” (La libertà costa; si veda anche Tarzan). Discorso analogo vale, purtroppo, per il centrosinistra a livello nazionale. Pertanto, Mainolfi propone una ricostituzione su basi programmatiche del centrosinistra. Proposte tutte convincenti, sebbene in Irpinia più che in altre parti d’Italia non sempre facili da realizzare. Certo, vi è anche un problema di classi dirigenti, che resta uno dei ‘nodi’ della ‘Questione meridionale’ secondo i maggiori meridionalisti, da Dorso a Gramsci, da Manlio Rossi-Doria a Gianfranco Viesti, Isaia Sales e Carlo Trigilia. Del resto, è lo stesso Mainolfi che in alcune sue lettere propone come modelli del suo agire e dell’agire politico Guido Dorso e Manlio Rossi-Doria. Alla giungla della politica, dove ognuno tenta di sopraffare l’altro (Mors tua vita mea), Mainolfi contrappone la politica delle cose attraverso una piccola, interessante, anzi illuminante immagine metaforica, quella dell’uomo che piantava alberi ovunque, e che dopo trent’anni ha realizzato un mondo nuovo, un mondo migliore, che altrimenti non si sarebbe mai realizzato. Questo è il primo grande messaggio del libro, che ogni amministratore, locale e non, dovrebbe fare proprio nella politica quotidiana a favore della piccola o meno piccola comunità, in cui opera. Le grandi ‘imprese’ – come detto -, se non sono suffragate da reali forze ed idee, rischiano di produrre delle involuzioni pericolose, e di ottenere effetti contrari. Altri problemi posti all’attenzione della collettività sono quelli annosi della disoccupazione, dello sviluppo economico, della mancanza di infrastrutture, della crisi della politica a seguito dell’entrata in scena di Berlusconi, della crisi morale e della camorra, del problema rifiuti in Campania. In tal modo, evidentemente, Mainolfi tocca alcuni dei punti nevralgici, dei punti ‘dolenti’ con cui necessariamente la classe dirigente campana si confronta e che dovrà altrettanto necessariamente risolvere”.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here