Centro Studi Sintesi – Rischio povertà: Avellino ‘isola felice’

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Il costo elevato della vita nel Settentrione ‘erode il reddito delle persone fisiche in proporzione maggiore di quanto non avvenga al Sud’.
Un contribuente italiano su sette è a rischio povertà e le maggiori criticità si registrano nei piccoli capoluoghi sardi e al Centro-Nord:
sono i dati che emergono dal rapporto conclusivo di Centro Studi Sintesi che ha preso in esame il totale dei 114 comuni capoluogo di provincia evidenziando come poco più di 1,4milioni di contribuenti dichiarano un reddito inferiore alla soglia media di povertà locale; la soglia di “rischio povertà” è stata calcolata in 10.388 euro per contribuente all’anno, a fronte della quale il reddito medio complessivo è di 24.593 euro.
Le città del Mezzogiorno presentano tendenzialmente basse percentuali di contribuenti a rischio rispetto al Nord: tra le 20 città con il maggiore livello di rischio ben 15 si trovano in regioni del Centro-Nord e appena 5 al Sud; analogamente, tra i 20 comuni che presentano gli indici più bassi solo 7 si collocano al Centro-Nord mentre ben 13 appartengono alle aree del Mezzogiorno.
Tale fenomeno è imputabile al maggiore costo della vita riscontrabile nei comuni settentrionali, che erode progressivamente il reddito delle persone fisiche in proporzione maggiore di quanto non avvenga al Sud. I contribuenti del Nord non sono più poveri in assoluto rispetto a quelli del Sud: l’analisi è stata fatta puramente in termini relativi. Il costo della vita, misurato in qualche modo dalla soglia di povertà locale, presenta un’ampia oscillazione, passando dai 12.406 euro di Milano ai 7.660 euro di Matera.
Nonostante al Nord il rischio “povertà” sia tendenzialmente più elevato che nel Mezzogiorno, la città più esposta è Villacidro, uno dei capoluoghi della nuova provincia sarda del Medio Campidano, nella quale circa il 32,2% dei contribuenti presenta un livello di reddito inferiore alla soglia di povertà locale. Villacidro ha infatti un reddito medio per contribuente inferiore di 10.000 euro rispetto alla media nazionale, mentre la soglia di povertà risulta superiore di circa 1.200 euro a quella complessiva del campione considerato.
Al secondo posto si colloca Rimini, con il 26,3% dei propri contribuenti al di sotto della soglia di povertà stimata a livello locale; la città romagnola, infatti, ha un reddito medio inferiore di circa 4.300 euro alla media nazionale, con una forte presenza di redditi inferiori ai 10.000 euro (circa il 18,1% dei contribuenti, media complessiva del 12,8%) ed un elevato livello di spesa per consumi che fa innalzare la soglia di povertà ben oltre il riferimento medio generale. Tuttavia, sulla situazione di Rimini, ha un peso rilevante l’economia turistica e la relativa presenza di numerosi soggetti impiegati in lavori stagionali, quindi con redditi tendenzialmente più bassi.
Dopo Rimini, la graduatoria è composta da altre due province sarde, per la precisione Sanluri (l’altro capoluogo del Medio Campidano) con il 24,8% e Tortolì (Ogliastra) con il 23,0%; al quinto posto si colloca Brescia (21,7%), seguita da Cesena (20,7%), Verbania (20,3%), Frosinone (19,9%), Massa (19,4%) e Como (19,3%).

I tassi di rischio più bassi si riscontrano, invece, ad Avellino (6,6%) – ultima in graduatoriaPotenza (6,8%), L’Aquila (7,1%) e Matera (7,2%); in queste località il tenore di vita, misurato dalla spesa media familiare mensile, appare tendenzialmente inferiore alla media nazionale, mentre il reddito medio per contribuente si conferma in linea con quello degli altri capoluoghi.

Restringendo l’osservazione alle grandi città, Torino (19,1%; 11ma posizione) risulta in una situazione più rischiosa di Napoli (16,4%; 36ma posizione); inoltre, Roma (11,5%; 80ma posizione) sembra stia meglio di Milano (19,1%; 12ma posizione), mentre Genova (13,9%; 57mo posto) appare più “tranquilla” rispetto a Venezia (17,4%; 26mo posto).
Proseguendo, Firenze (11,5%, 81ma posizione) si trova in condizioni migliori di Bologna (14,6%, 53ma posizione), mentre Palermo (12,5%, 72mo posto) presenta un rischio leggermente superiore a quello di Bari (11,1%, 88mo posto).

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