Cave e non discariche: al Senato passa la proposta di De Luca

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Il Senato approva all’unanimità l’ordine del giorno presentato su proposta del senatore del Pd Enzo De Luca per utilizzare le cave dismesse o abbandonate presenti in Campania per conferirvi il materiale di risulta dei rifiuti trattati come siti provvisori ed eventualmente definitivi e anche, in misura più complessiva, per risanare e ripristinare lo stato dei luoghi dal punto di vista ambientale. La votazione si è svolta nel pomeriggio di oggi a Palazzo Madama.
La proposta, elaborata sulla base di quanto prevede il Prae (Piano regionale delle Attività Estrattive) della Campania e il Piano di Recupero Ambientale del Territorio della Provincia di Caserta di competenza del Commissario di Governo per l’emergenza rifiuti, bonifiche e tutela delle acque nella regione Campania, aveva già fatto registrare l’unanimità dei consensi la settimana scorsa durante la discussione in Commissione Territorio, Ambiente e Beni Ambientali del Senato, della quale De Luca è segretario. Soddisfatto il senatore, che in mattinata, nel corso della discussione sul decreto legge 23 maggio 2008 n. 90 sull’emergenza e lo smaltimento dei rifiuti in Campania, è intervenuto a nome del gruppo del Partito democratico. Ribadendo la volontà del Pd di approvare il decreto legge, “con la condizione precisa che i tempi indicati al 31 dicembre 2009 vengano tassativamente rispettati”, De Luca ha sottolineato la necessità che il Governo indichi tempi e costi certi per la risoluzione e che l’emergenza rifiuti, questione nazionale, venga finalmente affrontata con “la determinazione tornare all’ordinarietà” per inquadrare la gestione del ciclo integrato dei rifiuti in una cornice di regole certe e modalità di attuazione precise. “Alla base, un imperativo: spezzare la catena che, come rivelano le tante indagini avviate dalla magistratura, lega, a più livelli, la criminalità organizzata alla gestione dei rifiuti – ha puntualizzato – Combattere le infiltrazioni della camorra vuol dire sottrarre la questione rifiuti all’emergenza che, per sua natura, sul piano dell’affidamento dei servizi si è spesso tradotta nella procedura di somma urgenza e nell’abbassamento dei livelli di controllo”. Dunque la necessità di “fissare criteri precisi di garanzia nella scelta delle ditte cui affidare i vari segmenti della gestione, predisporre interventi mirati e progetti specifici che rendano tangibile alla parte sana della società, alle amministrazioni locali, alle imprese che operano nel settore, la presenza e la vicinanza dello Stato, che rappresentino un’alternativa seria ai richiami e alle imposizioni dei clan camorristici, spesso l’unico modo per continuare a vivere e ad esercitare la propria attività”. Lotta alla criminalità, dunque, ma anche – “in discussione c’è il futuro di un intero territorio e, più generalmente, del Paese, ma anche la credibilità dello Stato” – bonifica dei siti e riqualificazione ambientale delle aree, verifica delle garanzie di stabilità, perdita di percolato con conseguente impatto sulle risorse idriche sotterranee. “Una delle ultime indagini avviate dalla magistratura napoletana – ha aggiunto il senatore del Pd – si concentra proprio sul destino del percolato in Campania, la frazione più inquinante e pericolosa dei rifiuti”. De Luca ha evidenziato anche la necessità di potenziare l’azione di formazione e informazione sui temi del rispetto dell’ambiente e della raccolta differenziata, anche nelle pubbliche amministrazioni. Quindi la proposta per l’utilizzo delle cave dismesse o abbandonate presenti in Campania. “Dopo aver redatto ed approvato il Piano regionale delle attività estrattive, che mancava da 21 anni – ha spiegato – ho commissionato al mio staff uno studio sulle cave da cui è emerso che in Campania su 1.501 cave 264 sono attive, mentre 1.237 sono abbandonate, abusive o dismesse. Cifre da considerare quando si va alla ricerca di siti e si arriva al contrasto con le popolazioni e con gli enti locali. Di tali cave 691 risultano certamente abbandonate, prive di vincoli amministrativi o obblighi per gli ex gestori e, dunque, utilizzabili in tempi brevi. In particolare – mi rivolgo al Governo – in provincia di Caserta sono tuttora inattive 409 cave, delle quali 280 sono abbandonate ed inserite in un piano di recupero ambientale ancora commissariato dal Governo nazionale. Da uno studio effettuato sulle cave abbandonate nel 1999 a seguito delle frane di Sarno e Quindici era emersa la disponibilità di 26 milioni di metri cubi, su 104 siti, ad accogliere materiali inerti, in forma provvisoria o in via definitiva. Un nuovo screening dimostra la possibilità di utilizzare ulteriori otto milioni di metri cubi, per un totale di 34 milioni di metri cubi. Nel piano rifiuti vigente si fa riferimento alla possibilità di utilizzare le cave, almeno per gestire la fase di emergenza ma, a mio avviso, anche per organizzare il ciclo dei rifiuti in via definitiva, al fine di sanare la ferita dell’abusivismo sul territorio, logica che non appartiene solo alla Regione Campania, ma fa parte della responsabilità della politica, dello Stato, dei Governi nazionali. Per inaugurare una stagione delle regole e dei doveri in un ambito in cui, per anni, l’unica regola sembra essere stata l’assenza di regole – ha concluso De Luca – occorre lavorare insieme, con l’obiettivo di realizzare una condizione di partecipazione e di responsabilità diffusa tra tutti i livelli istituzionali e le forze sociali che intendano concorrere a definire in Campania una prospettiva di sviluppo certa, stabile e pienamente inquadrata nella cornice della legalità, coinvolta in una capacità di conversione culturale della responsabilità”.

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