Castelli di pace – Gian Antonio Stella e la parentesi di “Emeis”

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L’INTERVENTO DI GIAN ANTONIO STELLA

Al termine del convegno sono state tante le iniziative ludiche e ricreative che hanno coinvolto il numeroso pubblico presente. Subito dopo la conferenza alcuni bambini di diverse nazionalità hanno letto frasi sulla pace e sulla tolleranza. Poi ci sono stati i canti del coro ucraino di Salerno e la cena offerta dalle comunità di immigrati presenti all’evento. Alle 21 e 30 Gian Antonio Stella ha affrontato, con Toni Ricciardi e Luigi Mascilli Migliorini, dell’Orientale di Napoli, le tematiche affrontate nel suo libro “L’Orda, quando gli albanesi eravamo noi”. Stella ha offerto una ricostruzione ricca di fatti, personaggi, avventure, aneddoti, storie ignote, ridicole o sconvolgenti, in cui è stata evidenziata l’altra faccia della grande emigrazione italiana. Quella dei nostri nonni, padri, madri e sorelle che furono costretti a partire, a lasciare i loro paesi natali per cercare altrova la fortuna. Quella parte di storia rimossa per ricordare solo la parte più bella e felice dell’emigrazione, fatta degli “zii d’America” arricchiti e vincenti. Quella di Stella é una scelta fatta per raccontare a noi stessi, in questi anni di confronto con le “orde” di immigrati in Italia e di montante xenofobia, che quando eravamo noi gli immigrati degli altri, eravamo “diversi”. Eravamo più amati. Eravamo “migliori”. Anche se non è esattamente così. Stella ha poi dedicato ampia parte del suo discorso all’emigrazione che continua a coinvolgere il Sud: “L’emigrazione meridionale non deve essere solo vista nella sua accezione negativa. Anzi, questa può essere un sintomo di vitalità – ha affermato Stella-. Sarebbe stato molto peggio se i nostri giovani si fossero fossilizzati in attesa di un posto fisso come è accaduto dopo il terremoto dell’Ottanta”. Stella ha poi fatto un paragone tra il sud e il Veneto: Mentre al Veneto, gli emigrati sono tornati indietro investendo con azioni imprenditoriali nei loro territori, al sud questo non è accaduto. Al meridione, al massimo arrivano le piccole donazioni di ex “paesani” che però non fanno che aumentare l’impoverimento del territorio”. Il giornalista del Corriere della Sera ha poi parlato dello spettacolo teatrale tratto dal libro: L’Orda è stato molto importante per smuovere la mentalità del nord. Addirittura, dopo uno spettacolo, ho sentito dire all’onorevole Fini: “gli albanesi eravamo proprio noi”. E questo dimostra che, in fondo, non siamo mai stati diversi dai pololi migranti di oggi”. Al termine del dibattito, si è tenuto lo spettacolo teatrale tratto dal libro con la Compagnia delle Acque di Gualtiero Bertelli, uno dei più noti cantautori italiani e autore di canzoni come “Nina”.

LA PRESENTAZIONE DI EMEIS

Emeis e Castelli di pace: due eventi, di natura diversa, ma legati dalla stessa logica, che pongono l’Irpinia al centro dell’attenzione nazionale ed internazionale. Nel corso della conferenza stampa di ieri pomeriggio, è stato distribuito il numero zero del periodico mensile Emeis, edito da L’Approdo, e che sarà allegato gratuitamente ad Ottopagine. Il “giornale dei popoli”, racconta in dodici lingue la vita degli immigrati agli italiani e viceversa, inaugurando uno straordinario confronto tra usi, tradizioni e culture spesso profondamente diversi. Emeis pone l’uomo al centro dell’interesse e gli costruisce intorno una rete di relazioni e di informazioni che transitano sulle pagine del periodico, raggiungendo settori e comunità finora esclusi dalla informazione di massa. Il periodico è nato in collaborazione con l’Università Orientale di Napoli e il patrocinio del ministero per gli affari sociali. “Essendo il numero zero il giornale presenta ancora delle imperfezioni che sono emblematiche sia delle difficoltà di dialogo, che ancora esistono tra i popoli, sia di quelle informatiche dovute alle complicazioni di pubblicare alfabeti diversi da quelli occidentali – ha spiegato il direttore Luciano Trapanese-. Questo mensile è nato dopo l’esperienza della pagina scritta in ucraino in Ottopagine. Quando ho visto la commozione di persone che mi ringraziavano per quello che scrivevo ho capito che gli immigrati non sono fantasmi ma rappresentano per tutti noi una risorsa importantissima. Le loro storie, i loro drammi, le loro gioie possono contribuire realmente alla crescita della nostra terra”. Oksana Bybliv, responsabile della pagina ucraina per Ottopagine ha fornito un contributo importantissimo per la realizzazione di Emeis. “Adesso che stringo tra le mani il numero zero di Emei mi rendo conto che i sogni si avverano. Ma diventano una grande realtà solo se li condividi con gli altri – ha dichiarato, emozionata, Oksana Bybliv-. Questo mensile è un invito al dialogo attraverso una lingua comune, che è l’italiano, e altre dodici diversi linguaggi e mi auguro che, al più presto, questo nostro messaggio possa oltrepassare i confini provinciali”.

LA PARTECIPAZIONE DEGLI IMMIGRATI

Alla manifestazione nazionale dedicata alla pace e alla sostenibilità, hanno partecipato, per la prima volta i popoli immigrati residenti in Irpinia. Alla festa di Legambiente e Acli, sono intervenute dodici diverse nazionalità, che sono anche le stesse che fanno parte del giornale Emeis, a portare la loro esperienza e a mettere in rete i loro saperi. Tra le iniziative messe in moto dagli immigrati ci sono state le mostre, i concerti e la cena dedicata alla cucina tradizionale delle loro terre. Nella serata di ieri, prima dello spettacolo di Stella, si è esibito il coro ucraino di Salerno “Kalyna”, che ha intonato canti tradizionali indossando, inoltre, gli abiti tipici della loro nazione. Grande successo anche per le mostre dei quadri realizzati con la tecnica del punto a croce di Maria Tokan, delle opere di diversi immigrati irpini, di quelle di Maria Haidai, e le icone delle Madonne realizzate con la tecnica del decoupage di Franco Ascolese. Alle 20 le comunità del Senegal, dell’Ucraina, della Romania e della Polonia, hanno preparerato una cena multietcnica proponendo i piatti tipici delle loto terre tra cui i dolci ucraini, il cus cus senegalese, gli involtini rumeni e la bevanda fetaia.

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