Castelfranci – Nasce il Laboratorio Democratico per il Pd irpino

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A Castelfranci è nato il Laboratorio Democratico per il Pd irpino a cui hanno aderito Franco Arminio, Luca Battista, Dario Bavaro, Michele Ciasullo, Enzo Luongo, Michele Minieri, Salvatore Ruggiero, Paolo Saggese, Angelo Verderosa, Antonio Vespucci, Franco Arcidiacono, Antonio Vella, Arcangelo Lodise, Antonietta Guerre, Fiorenzo Iannino, Toni Ricciardi, Giuseppe Iuorio, Antonello Matarazzo, Nino Uva, Alfonso Nannariello, Carmine Prudente, Giovanni Marino, Pietro Brundu, Eugenio Pernotti, Federico Verderosa, Nicola Zarra e Felice Storti.
Primo atto del nuovo laboratorio è stata la redazione di un manifesto:
Scosse di assestamento di varia entità si registrano a ritmi frenetici.
Finalmente la terra non balla, qui in Irpinia, soltanto per terremoti distruttivi.
Questo “terremoto” può essere utile, può servire a fare chiarezza, è stato anzi salutare.
Molti lo attendevano da tempo.
Forse solo oggi, qui, in Irpinia, ha inizio la Seconda Repubblica.
È ora di un cambiamento generazionale.
Si è chiarito, grazie anche alle scelte di Veltroni, che il Partito Democratico debba essere un partito nuovo (non un nuovo partito) senza vecchi politici, nel senso che un partito nuovo, che voglia veramente essere la novità, che tutti o molti aspettano, debba camminare necessariamente su gambe nuove, debba rispondere ad esigenze e richieste di un mondo diverso da quello di dieci anni fa, o persino di un anno fa.
Il doloroso travaglio, che sta vivendo oggi il Pd in Irpinia, poteva essere certo evitato, ma era forse necessario.
Adesso, occorre voltare pagina, pensare davvero al presente.
Adesso, si può veramente cambiare l’Irpinia.
Oggi, è caduto il muro di Berlino dell’Irpinia.
Perciò, se si vuole cambiare, se questo partito nuovo vuole essere l’artefice del cambiamento, deve ripudiare qualsiasi forma di politica intesa come cinico accaparramento e controllo del potere, deve ripudiare qualsiasi forma di clientelismo. Deve porre al centro non il potere, ma il territorio, le comunità, gli uomini e le donne di questa terra. Deve essere il partito delle idee, del pensiero, delle persone, delle comunità, della cultura, ovvero di tutto ciò, di cui la politica e i politici di oggi spesso non vogliono sentir parlare
”.
“Dobbiamo realizzare un partito delle idee, e perciò abbiamo dato vita a Castelfranci al ‘Laboratorio Democratico per il Pd Irpino’ – hanno chiarito i componenti – un’associazione, cui tutti i cittadini possono aderire, liberamente, non solo gli iscritti al partito democratico, ma anche simpatizzanti, curiosi, persone disposte a confrontarsi, a discutere, intellettuali, poeti, scrittori, architetti, artisti, giovani, artigiani, imprenditori, persone, che si definiscono “comuni”, di qualsiasi estrazione. I vertici del Pd devono tener conto delle istanze di cambiamento del territorio, devono guardare alla cultura e agli intellettuali come risorse da valorizzare e rendere protagonisti, accogliendo all’interno delle liste anche uomini e donne noti per il loro impegno nel sociale, sul territorio, in ambito artistico e culturale.
In tal caso, la scelta di candidare Franco Arminio è non solo condivisibile, ma è anche un segnale importante per tutta la società irpina, ed è anche “utile” allo stesso Pd, perché un candidato proveniente dalla società civile può attrarre quell’elettorato indeciso e “antipolitico” più di altri candidati d’apparato”.

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